E’ la Festa del “Magnificat”.

Maria porta in sé l’evento della salvezza, il Dio fatto Uomo e, col suo SI’, dona, all’insaputa del mondo intero, il Kairòs, cioè il Tempo Nuovo che si instaura, momento tanto atteso da Israele. 
E’ Lei, l’Arca della Nuova Alleanza che porta nel suo seno Gesù Cristo, Dio, e viene chiamata da Elisabetta, “Madre del Signore”. Giovanni Battista sussulta nel grembo dell’anziana madre sua al saluto della Fanciulla di Nazareth. 
Due Bimbi nascosti fanno il loro primo incontro. E il nato secondo, il Redentore Gesù, santifica il nato prima di Lui. 
Questa visita suggella l’incontro di due donne che si vogliono bene e di due bimbi ancora nel grembo delle loro mamme. La più giovane in umile servizio della più anziana. La premura affettuosa di Maria, con il suo cammino frettoloso, esprime insieme al gesto di carità anche l’annunzio dei Tempi Nuovi, compiutisi in Cristo Gesù, Dio con noi. Giovanni che sussulta nel grembo materno, inizia già la sua missione di “Colui che prepara la strada” al Signore. 

La Visitazione di Maria a Elisabetta come accade?

Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, Maria attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. E’ facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo di ragazza per il mistero che le è stato annunciato poco prima dall’Angelo Gabriele. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio, della “la sua ancella” che canta l’Inno, “dell’amore gioioso al suo Amato” (S. Bernardino da Siena). 
La presenza di Gesù, Dio nella carne di Maria è, per Elisabetta, la grande Luce sui Misteri Divini che si svelano nella sua cugina; la sua fiducia in Dio e la santificazione del Precursore nel suo seno sono esultanza di gioia. 
Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista e, probabilmente, otto giorni ancora per il rito dell’imposizione del nome. Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, questa Festa, di origine francescana, (i minori la celebravano già nel 1263), avveniva il 2 luglio, data in cui la fanciulla di Nazareth tornava a casa sua.
La festa viene poi estesa a tutta la Chiesa latina da papa Urbano VI, per intercedere presso la Vergine Santissima, la pace e l’unità dei cristiani, divisi dal grande Scisma di Occidente. Il sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, conferma la Festività della Visitazione. 
L’attuale calendario liturgico, non tenendo conto dell’episodio evangelico, fissa la memoria al 31 Maggio, mese consacrato dal popolo alla Vergine Maria. 
“Nell’Incarnazione – commenta S. Francesco di Sales – Maria si umilia, confessando di essere la “serva” del Signore… Maria non indugia ad umiliarsi davanti a Dio perché sa che, carità e umiltà sono perfette solo se passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo”.

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