Alcuni giorni (gennaio 2011) fa ho inserito su Facebook una immagine di un tramonto ed ho ricevuto dei commenti e tra questi un breve componimento poetico di Maria Intagliata.
Ho pensato di far cosa gradita all’amica inserendo il suo testo della sua poesia sull’immagine in questione, ma avevo fatto i conti scordandomi dello scanner (come mi piace chiamare Gaetano Barbella)…

Infatti Gaetano scrive:

Cara Maria, ora mi appresto a rispondere al tag della tua foto-poesia, ma a modo mio e tu ci sei abituata perché mi conosci bene e ti piace anche.
In fondo, la poesia e la visione di questa immagine, non sfiorano la magia mettendola in agit
azione, ma essa cerca di celarsi come può attraverso i tag che non la conoscono? Tuttavia uno di questi no, è diverso dagli altri, al posto degli occhi, come dice l’amico Gaetano T., ha lo scanner, riferendosi a me, Gaetano B.

Mi soffermo sulle rime lambite e anche toccate dal quadrato del mio tag che sono queste:

Scendono le prime ombre,
lenta mi coglie,
la malinconia.

E mi perdo….
alla ricerca di segrete vie
nel vago sogno
del domani.

Ti do il responso in merito ricordandoti una celebre fiaba di Charles Perrault, Le Petit Poucet (Pollicino) che è la favola delle gioie e dolori del numero 7. 
7 fratellini, 7 figlie dell’orco, 7 stivali dell’orco ed infine 7 corone che passano di mano e sono la salvezza dei 7 fratellini, compreso le petit Poucet (scusa ma mi compenetro meglio nella favola con questo nome mentre con l’altro in italiano no).

Le petit Poucet di Perrault, pur essendo certamente ricollegabile a radici medioevali comuni a quelle di Hansel e Gretel, reinterpreta questo tema con riferimento alle grandi carestie sotto il regno di Luigi XIV, dovute alla “piccola era glaciale” verificatasi fra il 1687 e il 1717 in Europa (nel 1715 la Senna ghiacciò completamente durante l’inverno “siberiano”, e il suolo gelò per 70 cm). Tutto il tema del racconto volge in qualche modo intorno all’alternativa “mangiare o essere mangiato”; Pollicino rinuncia al suo pane per far cadere le briciole, mangiate dagli uccelli; i fratelli nel bosco sentono l’avvicinarsi dei lupi affamati; nella casa dell’Orco ricevono un lauto pranzo ma corrono il rischio di essere a loro volta divorati

Da Annarita ti è piaciuto il “settimo posto” menzionato erroneamente, mentre il quinto era quello buono (il quinto è come essere il primo, la giusta corona numerica per l’Uomo con il pentagramma).

Adesso mi dirai che sei impaziente di sapere il responso, ed io te lo dico: essa ti viene dall’aver aggiunto un puntino di troppo alla rima « E mi perdo…. ». Nella scrittura è regola metterne tre, ma tu ti sei distratta…
Ma è il “sassolino” di Pollicino! Mia cara Maria Intagliata.

Il segreto è in te ed è come quel magico sole che ti desta e in te si scioglie il ghiaccio di un analogo “inverno Siberiano” intorno al 1700 in Europa.

Per altri amici che hanno la pazienza di leggermi (magari qualcuno sbadigliando) dico che a forza di toccare la mitologia, che a Gaetano T. piace tanto, essa alfine si rivela mostrando il suo fascino e attrattività da rivelarsi medicamentosa, ma occorre svincolarsi dalla razionalità e soprattutto dalle banalità.
Dove lo squarcio nel mondo della magia? Per esempio i quel fauno presente nel dipinto del Garofalo, Il sacrificio pagano (che Gaetano ha esposto qui in FB). Al suo polso è attorcigliato un serpente, nell’insieme simbolo del mercurio di Ermete Trismegisto.

Gaetano Barbella