Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Un pensiero dedicato ad un’opera d’arte

Ho il piacere di comunicarti un evento dell’arte contemporanea che mi ha felicemente coinvolto.
L’11 giugno, appena trascorso, alle ore 20.30, nel teatro Regio di Torino, presente il sindaco Fassino, è stata presentata al mondo, dal design alla moda, all’arte e a personalità di prestigio, l’ultima opera del noto scultore Emanuele Rubini.
La scultura intitolata Cenerentola è stata correlata da una descrizione cui fa seguito un mio pensiero che mi è stato chiesto di scrivere per l’occasione dal suo autore, l’amico Emanuele Rubini.
É suggestivo vedere, attraverso il sottostante video tratto da YouTube, lo scultore Emanuele Rubini nel suo laboratorio di Bitondo in Puglia mentre procede nelle diverse fasi di lavoro per far nascere dalla pietra Cenerentola.
Ancora più suggestivo è veder scorrere la didascalia composta dal mio pensiero che, a detta di Rubini, ha commosso molte persone nell’occasione della presentazione di Torino.

Gaetano Barbella

.

L’opera Cenerentola è stata ideata e realizzata per elogiare il made in Italy e la raffinatezza dei prodotti di lusso italiani che tutti nel mondo ammirano e tendono ad imitare.
Cenerentola è un’opera unica che idealizza la scarpa, da sempre oggetto di desiderio di tutte le donne e simbolo della moda più ricercata.
Cenerentola nella sua eleganza si presenta come un sex-symbol su una base-scrigno che mostra l’oggetto più prezioso. 
In questa scultura creata con dinamismo di equilibri e sottigliezze, la durezza del marmo nero del Belgio è trasformata in un fluido che, scivolando ricopre e materializza l’idea.
L’occhio scorre sul tallone dal quale s’innalza al limite del possibile un nastro che allude all’allacciatura alla caviglia di un’immaginaria principessa.
Con sembianze di serpente dalla coda tagliente, ammalia la donna e l’uomo accendendo in loro un desiderio di possessione. Striscia sinuosamente verso il basso mutando in petali o ali di farfalla che dolcemente accarezzano il piede.
Il tacco vertiginoso dalla stupefacente sottigliezza a lama di coltello dà alla scarpa uno slancio sensuale e nello stesso tempo l’elemento metallico dona un tono aggressivo-trasgressivo spezzando le curve continue con la sua geometrica verticalità.
Cenerentola, un sogno irrealizzabile: impossibile da calzare!

 

 

Cenerentola, chi sei oggi? Ti veggo così come l’Emanuele scultore

ti ha tratto dal mare di pietra, tra spuma nera di marmo, nel suo antro

di altre creature non ancor nate. Chi sei, se non un Italia del momento?

Da stivale a scarpa infradito di donna, opera al nero di virtuoso alchimista,

che dimostra d’esser profeta: di sventura? No, le Cenerentole trionfano.

Le cenerentole sono tutte per l’oro solare. Ella è l’Italia e tutto grava

sullo slanciato tacco che sale al cielo. Come a spiccar un volo

d’umana gente da salvare, di evangelica impresa.

Lampedusa, Lampedusa! S’ode il tuo sommesso canto sorgivo

dall’onde del libico mar arrossato di sangue. É una moda anche questa della guerra,

d’un contagio senza scampo? Verrà, sì, il Principe dei giusti,

questo forse vorrà dire il novello Emanuele della pietra a Torino dell’altro dei Savoia.

pensiero del ricercatore Gaetano Barbella

Brescia 10 giugno 2011

 

 

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