Omero è conosciuto per essere stato un aedo (vate) della fine dello VIII° secolo a.C. È il primo poeta greco di cui ci sono giunte le opere. Era chiamato semplicemente “il poeta”.
Victor Hugo scrisse a William Shakespeare: “Il mondo sorge, Omero canta.”

William-Adolphe Bouguereau -Omero e la sua guida (1874)

Sebbene sia considerato il primo grande scrittore della civiltà occidentale, Omero è un personaggio controverso, sulla cui identità si sa poco e su cui circolano molte leggende. Che non si sappia nulla di Omero è assolutamente normale, non sappiamo nulla di nessuna persona vissuta nell’8° sec. a.C. ma verso la fine del secolo, abbiamo all’improvviso due poemi perfettamente conservati l’Iliade ed in seguito l’Odissea. I poemi omerici narrano episodi legati alla guerra di Troia, combattuta tra gli achei e i troiani intorno al 12° sec. a.C. per il controllo dell’Ellesponto. L’Iliade racconta fatti avvenuti durante l’ultimo anno di guerra, l’Odissea il viaggio di Ulisse in patria dopo la conquista della città.

Omero, statua di Philippe-Laurent Roland (1746-1816)

Omero, statua di Philippe-Laurent Roland (1746-1816)

A questo punto abbiamo da considerare il fatto che Omero abbia avuto un’esistenza reale o, semplicemente, che rappresenta una personificazione tardiva di un eventuale autore, che oggi sembra impossibile stabilire con certezza. La tradizione vuole che Omero sia stato cieco. Due elementi nei testi omerici sostengono questa tesi. Innanzitutto, Aedo Demodocos, che appare nell’Odissea per cantare degli episodi della guerra di Troia, è cieco. In seguito l’autore dell’inno omerico ad Apollo Delio (all’epoca attribuito ad Omero) dichiara al suo riguardo: “è un cieco, che risiede a Chios. La perdita della vista si suppone che stimoli la memoria e, simbolicamente, il cieco è, nelle civilizzazioni antiche, quello che vede l’invisibile transcendente e non può vedere il visibile immanente. Il cieco è un’incarnazione dell’idea d’ispirazione divina. Tiresia, come vediamo nell’Edipo Re, è come colui che riceve la cecità in maledizione ed il regalo, in compensazione, delle facoltà divinatorie. Omero perde la vista quando si mette a vedere la verità ed accede ad una forma di santità.
Lucien de Samosate ha fatto di Omero un babilonese inviato in ostaggio (in greco homêros) ai greci, e da qui ne fa risalire il suo nome. Interrogato a tal fine, l’oracolo di Delfi risponde che Omero è indigeno di Itaca e che è figlio di Telemaco e Nausicaa. Il filosofo ed erudito Proclos (412-485) conclude la polemica nella sua vita di Omero, dicendo che quest’ultimo fu soprattutto un “cittadino del mondo”. In realtà, non sappiamo quasi nulla sulla vita di Omero. Quello che sappiamo è quanto ci dicono le sue opere o altri personaggi vissuti dopo di lui. Noi cerchiamo di combinare questi indizi per proporre una ricostruzione possibile e probabile. Secondo Joachim Latacz, uno dei maggiori esperti di Omero, il poeta sarebbe vissuto circa 2700 anni fa sulla costa egea dell’Asia Minore – l’attuale Turchia -, probabilmente nella regione di Smyrne – oggi Izmir -, di fronte all’isola di Chios.
Omero è anche un discendente di Orfeo, o un cugino, o un semplice contemporaneo del musicista. Una tesi recente, formulata da autori anglosassoni, sostiene che l’Odissea sarebbe stata scritta da una donna siciliana dello VII° secolo (ed il personaggio di Nausicaa sarebbe un suo autoritratto): il primo a avere lanciato l’idea è l’autore inglese Samuel Butler in The Authoress of the Odyssey, in 1897. Questa concezione è stata ripresa dal poeta Robert Graves nel suo romanzo Homer’s Daughter e recentemente, nel settembre 2006, dall’universitario Andrew Dalby nel suo saggio Rediscovering Homer.

Charles Nicolas Rafael Lafond - Saffo canta per Omero, 1824

Charles Nicolas Rafael Lafond – Saffo canta per Omero, 1824

Generalmente, nell’antichità, il nome di Omero era praticamente equivalente alla poesia epica nell’insieme, come quello di Esiodo designava ogni forma di poesia didattica. In questo modo, si trova spesso il suo nome aggiunto ai titoli delle epopee del ciclo troiano. I testi omerici si trasmisero a lungo per via orale.
Omero storico?
Gli autori dell’antichità pensavano che Omero cantasse degli eventi che sono realmente esistiti, e che la guerra di Troia aveva realmente avuto luogo. È ancora oggetto di studi e controversie la questione sulla veridicità storica degli avvenimenti della guerra di Troia. Alcuni studiosi pensano che vi sia un fondo di verità dietro gli scritti di Omero, altri pensano che l’antico poeta abbia voluto raggruppare diversi avvenimenti accaduti durante guerre e assedi, nel periodo miceneo, in un unico conflitto, quello fra greci e troiani appunto. Quelli che ritengono che la guerra di Troia sia stato un fatto realmente accaduto collocano cronologicamente i fatti verso la fine dell’età del Bronzo, intorno 1300-1200 a.C., in parte accettando la datazione di Eratostene.

Maschera funeraria in oro, conosciuta come “Maschera di Agamennone”, trovata nella Tomba V di Micene da Heinrich Schliemann (1876), XVI secolo a.C. - Museo archeologico nazionale di Atene. (da wikipedia)

Maschera funeraria in oro, conosciuta come “Maschera di Agamennone”, trovata nella Tomba V di Micene da Heinrich Schliemann (1876), XVI secolo a.C. – Museo archeologico nazionale di Atene. (da wikipedia)

Nel XIX secolo, per trovare le località descritte dall’epopea, Heinrich Schliemann inizia i suoi scavi in Asia minore. Quando trova le rovine di una città chiamata Troia, pensa di avere provato la veridicità dei resoconti omerici. Vi riconosce l’esistenza di Agamennone, che pensa di avere trovato una maschera che lo raffigura, il grande scudo di Aiace Telamonio, la coppa di Nestore, etc.

Coppa di Nestore

Coppa di Nestore

Si identifica la società descritta dall’aede alla civilizzazione micenea, ma la società achea somigliava più alle civilizzazioni mesopotamiche, amministrative e burocratiche, che ad un’aristocrazia di guerrieri senza Stato. Jacqueline de Romilly spiega così: “tra i documenti improvvisamente rivelati ed il contenuto delle poesie, c’è un legame molto più stretto che tra la canzone di Rolando e gli atti notarili dell’epoca.”
Moses Finley nel mondo di Ulisse (1969), afferma che la società descritta è realmente esistita: sono i “secoli bui”, quelli del X e del IX secolo a.C. situati tra la civilizzazione micenea e l’inizio dell’età delle città (VIII° secolo a.C.).

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