di Lucius Etruscus

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Tolomeo (100-175 circa)

Nel 150 d.C. l’astronomo greco Klaudios Ptolemaios (Κλαύδιος Πτολεμαῖος, meglio conosciuto come Tolomeo) scrisse un’opera che lo rese immortale: in quest’opera, infatti, affermava che la Terra era al centro dell’universo ed il sole e le stelle le giravano intorno.

Prima, durante e dopo di lui c’erano stati eminenti studiosi che avevano avanzato tesi contrarie. Già Eraclide Pontico (385 a.C.) ipotizzava che la Terra girasse sul proprio asse, ed Aristarco da Samo (310 a.C.) addirittura diceva che la Terra, oltre a ruotare su se stessa, ruota intorno al Sole.

Ma Tolomeo batteva tutti i pensatori, perché la sua tesi era verificabile mediante l’esperienza quotidiana: se io guardo le stelle nel cielo e vedo che si muovono, come posso pensare di essere io in realtà a muovermi?
È ovvio che è tutto il resto a girarmi attorno.

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Adattamento immagine “Ptolemaicsystem-small” di Fastfission – from Edward Grant, “Celestial Orbs in the Latin Middle Ages”, Isis, Vol. 78, No. 2. (Jun., 1987), pp. 152-173.. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ptolemaicsystem-small.png#mediaviewer/File:Ptolemaicsystem-small.png

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Come dargli torto? Nessuno, infatti, gli diede torto: per quasi 1500 anni fu la concezione tolemaica dell’universo a rimanere in cattedra.

Soltanto nel 1536 la tesi di Tolomeo venne smontata, quando l’astronomo polacco Mikołaj Kopernik (meglio conosciuto come Copernico) pubblicò il suo testo De revolutionibus orbium coelestium (Delle rivoluzioni dei mondi celesti, che fu pubblicato l’anno della sua morte).

Copernico (1473-1543)

Sebbene il suo “errore” sia durato 1500 anni, nessuno accusa Tolomeo di essere stato uno scarso astronomo, semmai forse poco accorto. Così come poco accorto è parso al celebre astronomo danese Cristian Heinrich Friedrich Peters che iniziò a scrivere una revisione dell’opera tolomea prima che la morte gliene impedisse la conclusione.
Nel 1915 l’astrofilo Edvard Boll Knobel portò a conclusione il testo: Ptolemy’s Catalogue of Stars: A Revision of the Almages.

Christian Heinrich Friedrich Peters (1813-1890)

 

Tolomeo visse e lavorò ad Alessandria d’Egitto, dove il 146 d.C. scrisse il suo monumentale Sintassi matematica (Almagesto). Nel 7° libro di quest’opera c’è il catalogo del cielo stellato più completo che l’antichità abbia mai avuto. Ma come ha fatto Tolomeo a farlo? Possibile che abbia passato tutte le sue notti con la testa verso il cielo? Potrebbe essere, com’era usanza, però Peters ha ipotizzato una cosa molto più semplice: Tolomeo avrebbe copiato da Ipparco di Nicea!

Ipparco di Nicea (190-120 a.C.)

 

Le prove sono semplici: perché dal catalogo di Tolomeo sono assenti le stelle che si vedono esclusivamente da Alessandria d’Egitto? Come ha fatto a non vederle? Eppure ci sono tutte, ma proprio tutte, le stelle che si vedono da Rodi, dove Ipparco di Nicea, 300 anni prima di Tolomeo, passò decenni ad osservare il cielo.

Non solo: le misure di Tolomeo sono precise, ma non così precise. E le piccolissime discrepanze, guarda caso, svaniscono se si aggiustano i calcoli partendo dalla latitudine di Rodi, di 5 gradi spostata rispetto ad Alessandria. Altri astronomi hanno messo alla prova il lavoro di Tolomeo, ricavandone sempre la stessa conclusione: lo studioso non poteva assolutamente giungere a quelle conclusioni vivendo in quel periodo e in quel posto. I dati da lui pubblicati erano stati ricavati duecento anni prima in un’altra città.

Questo non vuol dire che Tolomeo sia stato un “copione” o un truffatore: fu un grande astronomo che invece di partire da zero per la sua opera si basò sul punto massimo raggiunto nel suo tempo, cioè l’opera di Ipparco. Il fatto che non abbia neanche provato ad “aggiustare” i dati come se li avesse ottenuti lui, prova che era molto onesto… o molto ingenuo!