ULISSE E PENELOPE NEL TALAMO NUZIALE
di Francesco Primaticcio

A cura di
Gaetano Barbella


L’uomo e la donna metafisica

 

Francesco Primaticcio1 è stato anche architetto ed allora sul tema delle fedeltà, su cui s’incentra questa sua opera, “Ulisse e Penelope nel talamo nuziale“, quale prevale, il pittore o l’architetto in lui, oppure sono in pieno accordo? Io dico che sono d’accordo fra loro, altrimenti si noterebbero le disarmonie a causa di ciò.

Le due rappresentazioni – quella reale -, la diafana e quasi sfocata immagine del dipinto a sinistra e l’altra – artefatta -, che le ombre notturne sembrano avvilupparlo, quasi a tentare di oscurarle per celarne il segreto che si vorrebbe penetrare, non impediscono di mostrare un silenzioso parlare tramite le mani. Ulisse non può che articolare le sue parole con la mano sinistra, poiché l’altra, che ha brandito tante volte la spada e teso il suo micidiale arco, è d’uopo che si estranei. Tuttavia questa mano fa parte dello scenario per assistere ad una sorta di giudizio che lo stesso Ulisse s’aspetta e per questo interroga con lo sguardo la sua sposa Penelope. La destra così sfiora delicatamente il mento di lei con le prime due dita e le altre tre partecipano al gesto d’amore e di mista sottomissione. Ma le passate gesta della sua odissea quasi lo allontanano dalla gioia che egli cerca di far rinascere come nel tempo passato, quasi dimenticato.

Penelope accanto a lui, infatti avverte lo stato d’animo di Ulisse impercettibilmente turbato, e seppur ancora non del tutta presente, come se respirasse in un altro piano esistenziale che è accentuato con gioco della penombra marcata, lo rassicura. Ed ecco che si assiste alla recita delle dita delle sue mani, le stesse che hanno dovuto armeggiare con il telaio del fare e disfare di una trama per far vivere la fede in lei: del ritorno dello sposo assente? dell’amore per lui? o che?
In realtà si potrebbe anche assistere ad un gioco di due destini, quello di Ulisse e di Penelope legati insieme da una multiforme fede dalle diverse esplicazioni.
Il fato ha voluto così che si esplicasse la loro funzione quasi storica, se non metafisica.

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L’artista e architetto Primaticcio han voluto mostrare proprio questa visione cosmica per concepire, oltre le linee della grafica pittorica, una sottile trama geometrica per dare forza al tema che qui si esplica in modo superno.
Se non fosse per la forza della fede di cui Ulisse e Penelope furono come posti su questa sacra croce allorché si unirono col vincolo matrimoniale, i fatti storici ad esso conseguenti non sarebbero mai avvenuti.
Ma qual’è il vero messaggio che Francesco Primaticcio ci ha lasciato con questo suo dipinto?
Come ha cercato di concepire il talamo nuziale che qui è raffigurato da quell’architetto in lui?
Bastano quelle accennate mura appena d’intorno la cui enorme arcata di accesso è sorvegliata da due strane ancelle di cui una vi si appoggiata quasi a dar rilievo ad una solidità rassicurante?
Ma è un retroscena posto in ombra che forse è da esaminare per far luce proprio sul messaggio su cui ci si interroga. E per chi è attento al vibrare sottopelle delle linee e colori basta poco per intravedere di colpo una prima vistosa geometria, un magnifico pentagramma. È il colonnato che anticipa l’arcata d’entrata, a fa da limite di un cerchio il cui centro converge nell’attrattivo capezzolo di Penelope. Di qui s’ode sommesso il dialogo delle sue mani che con l’indice della destra indica un numero tramite le cinque dita dell’altra. La direzione dell’indice è giusto verso il punto del cerchio per far delineare il suddetto pentagramma. Il triangolo isoscele in alto così inquadra il bel volto di Penelope dolcemente accarezzata dalla mano di Ulisse ed è assai suggestiva questa inquadratura.

Nel frattempo un’altra mano, quella di una delle ancelle, indica un successivo punto nodale per individuare un successivo cerchio. Sarà il colonnato dell’arcata d’entrata, su cui è appoggiata l’altra ancella a far da linea tangente a questo secondo cerchio, e qui i giochi son fatti per far delineare, questa volta un bel pentagono. Facile, a questo punto, capire cosa rappresenti questa seconda figura geometrica che racchiude il pentagramma, solida ed efficace emblema dell’uomo concepibile nella figura di Ulisse. É Penelope che viene intravista come colei che accoglie in sé il suo uomo, Ulisse; Penelope è il talamo nuziale stesso; infine Penelope è la casa, il reale palazzo non diverso da una cattedrale destinato al culto divino.
Ma la geometria inseguita da Francesco primaticcio non si limita al pentagramma e al pentagono, perché con un terza direttrice, parallela alle due precedenti che son servite per esse, si delineano altre due geometrie, quella del quadrato e dell’esagono, come si vedono disegnate con linee blu.
È superfluo tracciare una quinta figura geometrica, il triangolo equilatero tramite l’esagono e così ottenere simbolicamente i numeri tre, quattro, cinque e sei.

Nel quadro in esame Francesco Primaticcio ha inteso raffigurare un ideale coppia da immaginare sul piano metafisico per ciò che potrà concepirsi idealmente nel tempo, e non tanto per quanto concerne il destino sul piano della realtà terrestre.

 

Brescia, 12 luglio 2015

 


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1  Primatìccio, Francesco. – Pittore, scultore, architetto (Bologna 1504 – Fontainebleau 1570). Allievo forse di Innocenzo da Imola e del Bagnacavallo, fu a Mantova con Giulio Romano per la decorazione del Palazzo del Te (1525-31), esperienza fondamentale per la sua formazione. Nel 1531, forse su indicazione dello stesso Giulio Romano, fu chiamato da Francesco I a Fontainebleau per collaborare alla decorazione del castello, cui soprintendeva il Rosso. Lo stile di P., che risentì del contatto con il Rosso e della pittura emiliana, diede un notevole contributo a quella particolare maniera decorativa che trovò in Fontainebleau il suo centro di sviluppo e di irradiazione. Alla morte del Rosso (1540) P. si trovava in Italia per acquistare statue antiche o trarne dei calchi, poi riprodotti in bronzo nella fonderia di corte, da lui diretta; ai numerosi incarichi il pittore aggiungeva così quello di soprintendente della fabbrica e pittore di corte, assolvendo da allora soprattutto funzioni direttive e progettuali. L’opera di P., quasi completamente distrutta o alterata (Chambre de la Reine, 1534-35; Chambre de la Duchesse d’Etampes, 1541-45; Salle du Bai, per la quale si avvalse dell’aiuto di N. dell’Abate, 1552-56), è documentata da numerosi disegni (Louvre; Vienna, Albertina; Stoccolma, Nationalmuseum) e dai pochi quadri che gli sono attribuiti (Sacra Famiglia, San Pietroburgo, Ermitage; Ulisse e Penelope, Toledo, Ohio, Toledo museum of art).

Fonte:http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-primaticcio/