Masaccio è nato a Castel San Giovanni, oggi San Giovanni Valdarno, il 21 dicembre 1401, figlio di Giovanni di Mone Cassai notaio e di Monna Jacopa Martinozzo. Nel 1406, in coincidenza con la nascita del fratello Giovanni, che poi ricevette il soprannome di ‘La Scheggia’ e fu anche lui pittore,  gli morì il padre. Sua madre si risposò al mercante di spezie Tedesco di Mastro Feo. 

Masaccio si trasferì a Firenze nel 1417, forse a causa della morte del suo patrigno. È possibile che il giovane artista abbia iniziato a dipingere a Firenze nella bottega di Lorenzo di Bicci. Le prime notizie certe riguardano la sua iscrizione, il 7 Gennaio del 1422  all’Arte dei Medici e Speziali.  Nel 1424 si iscrisse alla Compagnia di San Luca. 
Forse in questo anno o nel 1425 iniziò a collaborare con gli affreschi di Masolino nella Cappella Brancacci, nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze. Nel febbraio del 1426, ha iniziato la Pala di Pisa, opera che lo avrebbe occupato per la maggior parte dell’anno.

Presunto-autoritratto-di-MasaccioMasaccio non fu affatto, come si crede, allievo di Masolino, ma la sua formazione pittorica va collegata al tardogotico toscano o meglio a quelle esperienze che in altri tempi già avevano fatto Brunelleschi e Donatello. Anche se non allievo, fu certo collaboratore di Masolino, col quale ebbe sempre contatti di lavoro a cominciare dalla sua prima opera certa, la tavola con S. Anna e la Madonna degli Uffizi nella quale sono sicuramente suoi la Vergine e l’angelo in alto a destra; successivamente (ma forse prima aveva anche dipinto l’affresco a Montemarciano) l’artista eseguì un Ritratto di giovane, la Madonna dell’umiltà di Washington e il Ritratto virile di Boston, finché nel 1426 gli fu commissionato il polittico per la chiesa del Carmine di Pisa, smembrato nel secolo XVIII e ora conservato in parte in diverse collezioni. 
Verso lo stesso periodo iniziò le sue opere più significative, tra cui gli affreschi della cappella Brancacci della chiesa fiorentina del Carmine; anche a quest’opera collaborò Masolino, mentre alcuni affreschi furono poi portati a termine da Filippino Lippi
La critica tuttavia è riuscita a definire con certezza quali sono state le parti compiute da questi tre artisti; si distinguono infatti perfettamente le opere di Masolino per la sua superficialità nelle figure, prive di quella potenza espressiva e spirituale che caratterizza i personaggi di Masaccio, come è ben evidente in Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso Terrestre, che rappresentano un nuovo sforzo interpretativo che non sarà più superato. Nella cappella Brancacci, oltre ad alcune parti di altri affreschi, sono sicuramente suoi: S. Pietro che battezza, S. Pietro e S. Giovanni che guariscono gli infermi con l’ombra, S. Pietro che distribuisce ai poveri il denaro di Anania, S. Pietro che battezza i neofiti, Tributo di Cristo, La Resurrezione del figlio di Teofilo, e infine S. Pietro sulla cattedra di Antiochia. 
Dello stesso periodo sono anche altre opere in parte attribuitegli, mentre è sicuramente sua la SS. Trinità di S. Maria Novella.
Nel 1428 si trasferì a Roma su invito del Cardinale Brando da Castiglione per decorare la cappella di San Clemente, nella chiesa omonima. A Roma ha lavorato alla Pala di Santa Maria Maggiore, della quale si conservano i ‘Santi Girolamo e Giovanni Battista’ (ora nella Galleria Nazionale, Londra). Morì a Roma nell’autunno 1428, quando aveva solo vent’anni. Alcune fonti antiche menzionano che correva voce che fosse stato avvelenato.

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fonte: tanogaboblog.it

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