Zeus scaglia dardi contro Tifone. Idria (part.) del VI sec. a.C., da Vulci (Monaco, Staatliche Antikensammlungen)

Un vero e proprio mostro: aveva cento teste di drago…. padre dei venti impetuosi, sposò Echidna ed ebbero Cerbero, Ortro e l’Idra di Lerna.
Combatté con Zeus per il dominio del mondo e, sconfitto, venne gettato nel Tartaro o sepolto vivo sotto l’Etna (scegliete la versione a voi più congeniale).

Nella leggenda maggiormente accreditata, Tifone, o Tifeo, è un mostro figlio di Gaia, la Terra, e del Tartaro; ma si racconta anche una storia bizzarra: Gaia aveva calunniato Zeus e la moglie Era, che le aveva creduto, chiese a Crono una vendetta adeguata contro i misfatti del divino consorte. Crono le dette due uova da lui fecondate che, sotterrate, generarono Tifone, mostro capace di spodestare Zeus.
Una versione ancora diversa lo dice nato da Era senza alcun intervento maschile – così come già ella aveva generato Efesto – che poi lo affidò alle cure del drago Pitone, crudele creatura capace di profetare, e come tutti i mostri, nato da Gaia.
Tifone era tanto smisurato da arrivare a toccare le stelle con la testa; quando allargava le braccia raggiungeva i confini del Mondo, al posto delle dita aveva teste di drago, dalla cintola in giù era un groviglio di serpi velenose, era in grado di volare e sputava fuoco dagli occhi.

Zeus fece precipitare l’Etna su Tifone, che rimase schiacciato ma non cessò di vomitare fuoco e fiamme.

Quando gli Dei lo videro assalire il Cielo fuggirono atterriti in Egitto, dove assunsero le più diverse forme animali per mimetizzarsi; solo Atena e Zeus rimasero a fronteggiarlo, quest’ultimo cercando di sopraffarlo con i fulmini e la sua falce micidiale; ma Tifone ebbe momentaneamente la meglio, strappò la falce al Dio e gli recise i tendini, che poi nascose in una pelle d’orso affidata alla dragonessa Delfine, mentre Zeus fu rinchiuso in una caverna.
In suo aiuto mossero Ermes e Pan, che riuscirono a rubare i tendini e a rimetterli al loro posto nel suo corpo; Zeus riacquistò quindi la sua forza e, risalito il Cielo su un carro trainato da cavalli alati, sottopose Tifone a una granicola di dardi, tanto da indurlo a fuggire. Iniziò pertanto un inseguimento che, dopo varie avventure, si concluse in Sicilia dove Zeus fece precipitare l’Etna su Tifone, che rimase schiacciato ma non cessò di vomitare fuoco e fiamme.

Il Gigante Tifeo incatenato sotto l’isola d’Ischia (da Camillo Eucherio de Quintiis, Inarime seu de balneis Pithecusarum, Napoli 1726)

Esistono diverse varianti dell’aspetto fisico di Tifeo. E’ descritto come un gigante alato con le gambe serpentiformi, con cento teste in grado di vomitare fuoco, a volte a forma di serpente, a volte tutte di animali diversi. Altre volte è descritto con orecchie e corna taurine innestate su un’unica testa umana, o ancora col corpo ricoperto di piume e provvisto di un numero variabile di ali.


Secondo Virgilio, (Eneide, IX, 1121) e secondo l’Ariosto (Orlando Furioso) sarebbe stato relegato sotto l’isola di Ischia.


Secondo la tradizione più comune, invece, Tifeo, colpito dai fulmini di Giove, viene gettato e sepolto sotto l’Etna e una credenza popolare lo ritiene responsabile dell’emissione di fumi e ceneri dal cratere del vulcano.

Dante sfata questa credenza attribuendo tali fenomeni a emanazioni di zolfo che brucia nei sotterranei della montagna (Pd. VIII, 67-75).

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fonte: tanogaboblog.it

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