Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Spesso usiamo ed abusiamo del termine “mitologia”

Qualche lettore condivide il mio interesse per la mitologia, altri meno e mi segnalano che posto troppe pagine che parlano di miti e che quindi uso ed abuso del termine “mitologia”. Constatato il dilemma, mi è sembrato utile accedere al termine “mitologia” inserendo uno stralcio tratto, nel lontano 2007, da Wikipedia e che ritrovo nella pagina nel mio blog “Sfruttiamo il web“.
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Mitologia (dal greco mythos e logein; letteralmente: discorrere in maniera razionale del racconto poetico) è il termine con cui si indica lo studio – riferito di frequente alle singole religioni – dei miti.
Disciplina considerata fenomeno culturale assai complesso, la mitologia può essere analizzata sotto diverse prospettive; il suo corpus è comunque dato dall’insieme di narrazioni – quasi sempre orali, spesso letterarie – e da drammatizzazioni e rappresentazioni di tipo figurativo che mettono a fuoco le vicende di personaggi esterni al tempo inteso in senso storico.
L’intersecarsi, il comporsi – ed anche lo scomporsi ed il successivo ricomporsi – delle vicende mitologiche – che è possibile vedere sotto una diversa prospettiva a seconda di una narrazione o rappresentazione rispetto ad un’altra – costituiscono il patrimonio di una determinata cultura.
In genere, le civiltà antiche hanno considerato i loro miti come la memoria di avvenimenti realmente accaduti, spesso legati all’origine stessa del mondo. Soltanto civiltà dotate di una cultura già molto complessa e ricca sono giunte a mettere in dubbio la verità letterale dei miti, e quindi a domandarsi le ragioni e i modi della nascita di questi antichi racconti.

Michel Corneille il Giovane – Iris e Giove

Uno dei primi tentativi di rispondere a questa domanda si deve a Evemero, filosofo greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C.. Nell’interpretazione cosiddetta evemeristica, i miti sono in effetti resoconti di avvenimenti storici, che però, nel loro essere tramandati di generazione in generazione, sono stati via via enfatizzati. Secondo questa tesi (che ha sostenitori anche in tempi moderni), gli dèi del mito sono in realtà antichi re e guerrieri che col tempo sono stati, come si direbbe oggi, mitizzati e divinizzati.

Sempre fra i filosofi greci, altri (per esempio Plotino e Porfirio) sostennero invece l’infondatezza storica del mito, asserendo che la mitologia andava considerata come un corpus di insegnamenti morali espressi in forma metaforica. Anche questa posizione generale ha ancora i propri sostenitori, sebbene in genere gli studiosi moderni concordino sul fatto che non tutti i miti hanno un significato morale.
Nel XVII secolo, il letterato Giambattista Vico suppose che il mito fosse nato invece dall’incapacità di primi uomini di formulare concetti astratti, e che quindi si esprimevano con immagini figurate e poetiche.
Nel XVIII secolo si diffuse una nuova teoria, secondo la quale tutti i miti avessero avuto origine dagli antichissimi culti del Sole (se ne trovano tracce dovunque, in tutto il mondo).
In ogni modo i miti rappresentano un gigantesco sforzo, compiuto della mente umana, di conoscere (interpretare, cioè significare) il mondo (l’agire umano sia come singolarità individuale, sia come comunità: la storia).
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tratto da: tanogaboglog.it
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