Grande mappa della Sicilia - Museo Archeologico Antonino Salinas di Palermo

Grande mappa della Sicilia – Museo Archeologico Antonino Salinas di Palermo

di Federico Faraone

PIGGHJARI LA VIA DI LA CITU (o se preferiamo, pigghjàri ‘a via r’â citu). Questa espressione era una sintesi di angoscia e di disperazione per le nostre mamme, quando non riuscivano più a contenerci e a controllarci, perché col nostro modo di vivere avevamo preso una  “cattiva piega”:  una vita da sbandati,  che ci rendeva anche  refrattari alle ramanzine,  alle minacce,  alle punizioni.         

La valutazione che comunemente si usa adottare è quella di paragonarci al vino ed alla via che esso percorre prima di diventare “aceto”, ossia di alterarsi fino a inacidirsi.

C’è però da chiedersi: ma quando poi eravamo diventati assolutamente irrecuperabili, le nostre mamme dicevano forse che “ormai eravamo diventati aceto”?  Forse qualcuno di noi, sia che egli fosse il più “sbandato” o il più vagabondo, è stato mai denominato “aceto” pur se con toni severi o ironici, in relazione al suo comportamento?   O risulta forse che sia mai stato messo a paragone l’aceto col carattere di un ragazzo, tipicamente vacabbùnnu (vagabondo),  poco rispettoso  o  scorretto nel comportamento ?.    

 No!!    E  allora? 

Allora riproviamo a riconsiderare la frase nostrana, confrontandola con un’altra similare, espressa in lingua francese e che la richiama quasi perfettamente, sia nella pronuncia che nel significato.

Paragoniamo insomma la frase “la via di la citu” con quella francese “la vie de la gîte” (che pronunciamo: la vi d la sgiit).  In quest’ultima espressione, la vie indica “la vita” (piuttosto che la via o la strada),  mentre la gîte (sostantivo femminile in francese) costituisce  il  cosiddetto scarroccio, che nel  linguaggio marinaresco corrisponde  allo  sbandamento  di  una nave, rispetto alla rotta che essa dovrebbe seguire e che quindi dovrà essere corretta,  ossia governata.

Sotto questa nuova luce e sovrapponendo le immagini, il significato reale della nostra frase identifica ora una “vita dello sbandamento, del vagabondare, della ingovernabilità”.  Né possiamo ignorare il significato stesso della parola “gitan” (= gitano, zingaro),  che richiama quel senso del  “vivere da  sbandato”,  o  del  “vagabondare”,  a  cui  appunto  sembrava  riferirsi  la  lamentela  esasperata delle nostre mamme. 

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