Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Sicilia, alcune immagini e famose citazioni

 

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Sicilia2

Agrigento - valle dei templi

Agrigento – valle dei templi

Agrigento - valle dei templi

Agrigento – valle dei templi

Capo San Vito

Capo San Vito

Catania - Castello Ursino

Catania – Castello Ursino

Cefalù

Cefalù

Erice

Erice

Messina - Fontana di Orione

Messina – Fontana di Orione

Mongerbino - Arco azzurro

Mongerbino – Arco azzurro

Monreale - Chiostro

Monreale – Chiostro

Monreale

Monreale

Monreale

Monreale

Palermo - Cattedrale

Palermo – Cattedrale

Palermo - Cattedrale

Palermo – Cattedrale

Palermo - Palazzo dei Normanni

Palermo – Palazzo dei Normanni

Palermo - Palazzo dei Normanni

Palermo – Palazzo dei Normanni

Palermo - Teatro Massimo

Palermo – Teatro Massimo

Palermo - Cappella Palatina

Palermo – Cappella Palatina

Palermo - Castello della Zisa

Palermo – Castello della Zisa

Taormina

Taormina

Taormina

Taormina

Siracusa - Teatro Greco

Siracusa – Teatro Greco

Siracusa - Orecchio di Dionisio

Siracusa – Orecchio di Dionisio

Sicilia - Stromboli

Sicilia – Stromboli

Pantelleria - Arco dell elefante

Pantelleria – Arco dell elefante

Sicilia - Strombolicchio

Sicilia – Strombolicchio

Scopello

Scopello

«Sai tu isola bella, a le cui rive
manda Jonio i fragranti ultimi baci,
nel cui sereno mar Galatea vive
e su’ monti Aci?»
(Giosuè Carducci, “Primavere Elleniche”, 1872)

«Venga a’ li lidi tuoi
fè d’opre alte e leggiadre,
o isola del sole, o tu d’eroi
Sicilia antica madre».
(Giosuè Carducci, “Rime e ritmi”- alla figlia di F. Crispi, 1898)
«Ajo visto el mappamondo
et la carta da navichare,
ma Sicilia ben me pare
più bel isola del mondo».
(Carmelo Trasselli, “Sicilia Levante e Tunisia nei secoli XIV e XV”, 1952)

 

«Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell’isola hanno cantato con solennità»
(Dante Alighieri, De vulgari eloquentia)

 

«Ho conosciuto la piena bellezza,
lo splendore nobile e pacifico
della luce, pura e immensa,
a Palermo, a Villa Tasca».
(Anna de Noiailles, “Les vivants et les morts”, 1913)

 

«Pagatemi queste righe a peso d’oro, non per la loro straordinaria bellezza ma perchè io stesso le devo pagare così care. Se stimo ogni stelletta dieci centesimi e un centesimo ogni profondo mormorio del mare, dieci lire il fuocherello rosso sulla cima dell’Etna e mezza lira ogni ora dell’aria balsamica – come vedete, non tengo conto né dei riflessi del mare, né delle palme, né del vecchio castello, e nemmeno del teatro greco che di notte non ha niente con cui attirare l’attenzione – allora, veramente ne vale la pena e sia lodato Dio che mi ha mandato in questa parte del mondo».
(Karel Capek, “Fogli italiani”- da Palermo a Taormina, tra il 1890 e il 1938)

 

«Tutto ciò che la natura ha di grande,
tutto ciò che ha di piacevole,
tutto ciò che ha di terribile,
si può paragonare all’Etna,
e l’Etna non si può paragonare a nulla».
(Dominique Vivand Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788)


«Te prego, o splendida, più bella tra le città dei mortali».
(Pindaro su Agrigento)


«[…] hai visto le generose
montagne siciliane coperte da vigneti.
Hai bevuto a Messina, a Palermo e sull’Etna;
Catania ti ha riempito il calice».
(Jan Andrzej Morsztyn, “Georgiche”, 1643-1644)

 

«Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno […] Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l’architettura, lo squisito lavoro, l’ornamento di tanti peregrini trovati dall’arte».
(Edrisi, 1099 ca. – 1164)

 

«Custodisca Iddio una casa di Noto, e fluiscano su di lei
le rigonfie nuvole!
Con nostalgia filiale anélo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle sue donne.
E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno…
Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le traccie e le rovine!
Io anélo alla mia terra
nella cui polvero si sono consumate
le membra e le ossa dei miei avi».
(Ibn Hamdis, “Diwan” (canzoniere), tra l’XI e il XII secolo)

«La verde isola Trinacria, dove pasce il gregge del sole».
(Omero, “Odissea” XI canto,800-700 a.C. )


«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possede…rà per tutta la vita».
(J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

 

«Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch’è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. E’ una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d’un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino».
(Gabriel Hanotaux, documento diplomatico dell’Accademia di Francia, 1853-1944)

 

«[…] l’influenza della cultura spagnola è l’ultima della serie, la prima è quella greca, la seconda e la terza sono saracena e la normanna; il Rinascimento l’ha sfiorata soltanto.
E’ adesso annaffiate queste diverse componenti culturali con il sole abbagliante, con la terra africana, con un mucchio di polvere e con vegetazione bellissima – e avrete la Sicilia».
(Karel Capek, “Fogli italiani”- da Palermo a Taormina, tra il 1890 e il 1938)

 

«E la bella Trinacria, che caliga
tra Pachino e Peloro, sopra ‘l golfo
che riceve da Euro maggior briga,
non per Tifeo ma per nascente solfo,
attesi avrebbe li suoi regi ancora,
nati per me di Carlo e di Ridolfo,
se mala segnoria, che sempre accora
li popoli suggetti, non avesse
mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”».
(Dante Alighieri, Paradiso, VIII canto, vv 67-69; 1304-1321)

 

«L’ Etna nevoso, colonna del cielo
d’acuto gelo perenne nutrice;
mugghiano dai suoi recessi
fonti purissime d’orrido fuoco,
fiumi nel giorno riservano
corrente fulva di fumo
e nella notte ròtola
rocce portando alla discesa
profonda del mare, con fragore».
(Pindaro, Ode Pitica , 518- 438 a.C)

«È la città greca per le sue origini, per la luminosità del suo cielo e per le mètopi del suo museo, di bellezza non inferiore a quelle di Olimpia. È città romana per il ricordo delle sue lotte contro Cartagine e per i mosaici della villa Bonanno. È città araba per le piccole cupole di alcune sue chiese, eredi delle moschee. È città francese per la dinastia degli Altavilla che l’abbellirono. È città tedesca per le tombe degli Hohenstaufen. È città spagnola per Carlo Quinto, inglese per Nelson e Lady Hamilton».
(Roger Peyrefitte su Palermo, 1907 – 2000)


«Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si addìti e molto si ammiri, opulenta d’invidiati beni e ricca di nobili spiriti».
(Lucrezio, De rerum natura, I secolo a.C.)

 

«Il medio-evo cristiano si è vittoriosamente installato sulla vetta del monte Erice, ma le città della pianura, Trapani e Marsala, geograficamente le più occidentali della Sicilia, sembrano la più durevole impronta dell’Oriente».
(Daniel Simond, 1904 – 1973)

 

«Di fronte m’eri Sicilia, o nuvola di rosa sorta dal mare! E nell’azzurro un monte: l’Etna nevosa. Salve o Sicilia! Ogni aura che qui muove pulsa una cetra od empie una zampogna e canta e passa…Io era giunto dove giunge chi sogna».
(Giovanni Pascoli, “Odi e Inni”- L’isola dei poeti, 1906)

 

«La Sicilia parve sempre
non aspettare che luogo e tempo
per sottrarsi alla dominazione italiana».
(Cesare Cantù, “Cronistoria dell’ Indipendenza italiana, 1877)

 

«L’intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza Immaginazione?»
(Leonardo Sciascia)

 

«In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani».
(Karl Marx-Friedrich Engels, Opere complete, Editori Riuniti, vol. XVII)

 

«La più bella città della Sicilia, sede del re, è Palermo.
Essa è il soggiorno principale dei cittadini mussulmani,
che vi tengono delle moschee, dei mercati loro propri e molti sobborghi».
(Ibn Gubayr, scritti di viaggio, XII secolo)

 

«Montalbano si commosse. Quella era l’amicizia siciliana, la vera, che si basa sul non detto, sull’intuìto: uno a un amico non ha bisogno di domandare, è l’altro che autonomamente capisce e agisce di consequenza».
(Andrea Camilleri, “Il ladro di merendine”, 1996).

 

«Nell’incursione oscura, il timbro di una corda,
i fuochi e le melodie a Catania…
Nei giorni di lutto si amano più teneramente
le canzoni risuonano con più dolcezza.
E maestosamente solitario
il cono dell’Etna contro il cielo stellato
dove si va dileguando la pallida
leggermente rosea corona».
(Ivan A. Bunin, “Poesie e racconti”, 1907)

 

«Di Alfeo ultima dimora,
Ortigia, gloriose radici della potenza di Siracusa,
Culla allora di Artmide,
Da te, o sorella di Delos, si innalzi il canto
Addolcendo a prezzo alto […]».
(Pindaro, Odi, 518- 438 a.C)

 

«Peregrino del mare, se da lungi tra i flutti
vedi brillare il fuoco dell’ Etna, i lini tutti
spalanca al vento, e corri! Quivi è eterno riso: approda a queste spiaggie, è questo il Paradiso!».
(Ettore Romagnoli, “Poesie”, 1871 – 1938)

 

«Catania, li so’ chiazzi, li so’ strati,
l’occhi di li so’ donni non tinciuti…
E la villa billini ‘ntra la stati
ccu lu passiggiu di tutti li ziti,
cu tristi, cu fistanti, e cu ‘ncagnati,
cu ‘ncunnatizzi, e cu tutti puliti […]»
(Nino Martoglio, Sonetti, 1870-1921)

 

«Nel giardino pubblico vicino al porto, trascorsi tutto da solo alcune ore magnifiche. E’ il posto più stupendo del mondo […] (Monte Pellegrino) Il promontorio più bello del mondo»
(J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”- Palermo, 7 aprile 1787; 1817)

 

«Ha insegnato Leonardo Sciascia che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi».
(Paolo Isotta,Corriere della Sera, 4 marzo 2008)

 

«La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura».
(
Guy de Maupassant, “Viaggio in Sicilia”, 1885)

 

«La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in Italia. L’aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l’apice più ricco di sorprese e di novità nell’esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell’isola “del sole”, della “terra del fuoco”, della “terra della primavera perenne”».
(Rina La Mesa,”Viaggiatori stranieri in Sicilia”, 1961)

 

«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono?
Splendon tra le brune foglie arance d’oro
pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro
umil germoglia il mirto, alto l’alloro…».
(J.W.Goethe, “evocazione”)

 

«Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice Sgalambro alla fine del film di Battiato (Perduto amor), la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l’odore di mandorle amare che evoca la Macondo di Garcia Marquez, l’Etna, l’acqua del mare, l’odore di arance».
(Carmen Consoli)

 

«Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…
Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male […]».
(Gesualdo Bufalino, “Cere perse”- l’isola plurale, 1982 e il 1985)

Per finire una frase inerente i siciliani, ricordatami dall’amico Giò (o Giovanni che dir si voglia)

Numquam est tam male Siculis, qui aliquis facete et commode dicant
Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito

Cicerone (In verrem – De Praetura Siciliensi)

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