Il culto per la Madonna di Stignano ha origine antichissima e si perde nella notte dei tempi tra leggenda e storia, che fanno del luogo uno dei primi santuari mariani della provincia di Foggia e una delle più notevoli architetture del ‘500.

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Una vecchia cartolina del convento di Stignano

Questo vetusto monumento è ubicato sulla Via Sacra dei Longobardi in una valle di grande fascino, alle falde del Promontorio del Gargano, lungo la SS. 272 che da San Severo attraversa San Giovanni Rotondo e raggiunge Monte Sant’Angelo.  La “Via Sacra Langobardorum” entra nel vivo con una tappa densa di altissima spiritualità mariana e francescana. Stignano è il luogo da cui il pellegrino incomincia il suo vero cammino penitenziale fatto di sofferenza, ma anche di intensa gioia. Nei dintorni di detta via, si ammirano i ruderi di laure, romitaggi, edicole, chiesuole e conventi. Tali strutture, che stanno tra l’Età romana e l’alto Medioevo, fanno pensare “Santa Maria di Stignano “come un antico faro di religiosità. Il Santuario viene citato per la prima volta in un documento del 1231 dal quale si desume il già esistente culto alla Vergine di Stignano. La tradizionale pietà vuole che un cieco della zona, tale Leonardo di Falco, nel suo continuo mendicare, sia stato sorpreso nel sonno dall’immagine e dalla voce di una donna bellissima, che gli avrebbe donato la vista e indicato la presenza di un suo simulacro nascosto sui rami di un’annosa quercia. Il miracolato avrebbe informato subito i vicini abitanti di Castelpagano. I quali, toccati dal duplice prodigio, accorsero in processione sul luogo, e si adoperarono per la costruzione di una chiesa a ricordo dell’apparizione della Madre celeste. Nei primi anni del ‘500, la bellezza della valle e il diffondersi del culto alla Madonna, suscitarono la devozione di Fra Salvatore Scalzo che qui si ritirò, edificando la prima parte del convento. Inoltre, con l’aiuto del noto feudatario Ettore Pappacoda di Napoli, egli trasformò il vecchio oratorio in quella che costituisce la pianta dell’attuale chiesa. 

Facciata del Santuario di Santa Maria di Stignano
Facciata del Santuario di Santa Maria di Stignano

Nel 1515 Ettore Pappacoda, feudatario della zona, costruì la bella chiesa che oggi si ammira. Nel 1560 Pio IV affidò Santa Maria di Stignano ai Frati Minori Osservanti. In seguito, il Santuario fu dichiarato insigne e dotato di speciali indulgenze. I Frati incrementarono la fabbrica, completando la Chiesa nel 1613 prima con la costruzione della Cupola e del Coro, e, poi, del Campanile nel 1615. I frati si facevano apprezzare per la vita densa di preghiera e di opere. La storia ricorda fra Ludovico da Corneto “formidabile nemico dei demoni, il quale, per la sua estrema semplicità e per la costante sua preghiera, ottenne da Dio enorme potere contro quelli”; così ricorda il Wadding nei suoi Annales Minorum.Tra i secoli XVI e XVII il complesso santuariale e conventuale ebbe la sua attuale conformazione. Nel 1686 una persistente siccità aveva prosciugato ogni riserva d’acqua mettendo la comunità dei Frati, che non era piccola, in grave difficoltà. P. Salvatore ricorse alla Vergine di Stignano, e un giorno, dopo aver pregato con confidenza, trovò la cisterna del secondo chiostro colma di freschissima acqua. La fama di quest’acqua miracolosa si sparse dovunque sì che il Barone di Rignano, proprietario delle case addossate al convento, ne portò qualche bottiglia a Napoli dove si ottennero “molte e mirabili guarigioni”, così ricorda il P. Serafino Montorio nella sua opera Zodiaco di Maria. I Frati di Stignano giravano tutta la Capitanata per la questua ed erano da tutti conosciuti. La loro ospitalità qualche volta procurò qualche imbarazzo come quando, nel 1647, al tempo della rivolta di Masaniello, avendo a Foggia preso il comando della rivolta il “notar” Sabato Pastore, alcuni nobili del capoluogo dauno cercarono a Stignano sicuro asilo.

Veduta aerea del Santuario di Santa Maria di Stignano
Veduta aerea del Santuario di Santa Maria di Stignano

Il tempio fu consacrato nel 1679 da Mons. Vincenzo Maria Orsini, divenuto Papa col nome di Benedetto XIII. Per ben tre secoli, il convento ebbe una importanza notevole, tanto da essere sempre citato con non piccolo rilievo nelle carte topografiche dell’epoca. Nel 1774 un Monstrum horrendum marinum, forse un capodoglio, si spiaggiò dinanzi a Rodi Garganico. I rodiani cominciarono a fantasticare che un feroce drago venuto dal mare avesse tentato di assalire la città e portarono a Stignano due ossi del mostro per ringraziare la Madonna dello scampato pericolo. I due reperti, venerati dai pellegrini come reliquie, sono ancora in bella mostra nella sacrestia del santuario. Si disse poi che che Satana, travestito da feroce creatura, aveva ingaggiato alle pendici del Gargano una furibonda battaglia con l’Arcangelo Michele. Del mostro non erano rimasti che i pochi ma imponenti resti esposti a Stignano a perenne ammonimento dei cristiani. Alla fine del sec. XVIII fu superiore a Stignano P. Michelangelo Manicone da Vico, teologo e scienziato, che con la sua opera maggiore, La fisica Appula, iniziò su basi scientifiche la scoperta di quel mondo così diversificato e affascinante che è il Gargano e la Capitanata.

Il declino del Santuario di Stignano iniziò nel 1862 quando venne chiuso dalle autorità a causa del brigantaggio allora imperversante. La zona di Stignano, piena di anfratti, dirupi e foreste inestricabili divenne rifugio preferito di fuorilegge e grassatori. A motivo delle leggi eversive del 1870 il convento, divenuto proprietà del demanio, fu acquistato dalla famiglia Centola. Seguì un periodo disastroso. Lasciato a se stesso, andò in rovina, con muri sfondati, tetti caduti, ecc. 
Nel 1953 i Frati Ofm, a seguito della donazione fatta dall’ultimo proprietario Francesco Centola, rientrarono in possesso del Santuario. In quegli anni il complesso fu oggetto di radicali e poderose opere di restauro, grazie all’impegno di Padre Gerardo Di Lorenzo, che lo riportò agli antichi splendori.