San Giovanni d’Avila visse in una delle epoche più agitate e feconde della storia, il XVI secolo. La sua persona e i suoi scritti sono legati al rinnovamento ecclesiale che ha luogo intorno a Trento, al risorgere della teologia e della mistica, al “rinascimento” e all’apertura della Chiesa a nuovi orizzonti geografici e culturali. La sua figura rispecchia le correnti culturali dell’epoca, anche se interpretate e purificate attraverso la luce del vangelo.

Nacque ad Almodóvar del Campo (Ciudad Real, Campo de Calatrava, Spagna) il 6 gennaio 1499 (o 1500), festa dell’Epifania. I suoi genitori erano Alfonso de Ávila, di origine ebraica, e Catalina Xixón. Era una famiglia benestante, proprietaria di miniere d’argento nella Sierra Morena (ad Almadén), che seppe dare al bambino una formazione cristiana fatta di amore al prossimo e di sacrificio. Giovanni rimase segnato da quella famiglia di cristiani recenti: “ce l’aveva nel sangue”, da parte di padre. Questo gli avrebbe causato non pochi inconvenienti durante tutta la vita.

Dal 1513 al 1517 studiò diritto all’università di Salamanca. Non terminò gli studi, e si ritirò nella città natale, Almodóvar, fino al 1520. Consigliato da un religioso francescano, partì per studiare arte e teologia presso l’università di Alcalá (1520-1526), dove ebbe come maestro Domenico de Soto, e strinse buoni rapporti di amicizia con Don Pietro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada. L’orientamento degli studi era tomista, scotista e nominalista.

Salamanca e Alcalá evocano le correnti culturali del secolo XVI, che si intersecano con la difficoltà di discernimento e che hanno, come sfondo, un umanesimo rinascentista ricco di sfaccettature: biblismo, riformismo, illuminismo, personalismo, quietismo, erasmismo…

Fu ordinato sacerdote nel 1526, quando erano già scomparsi i genitori, la cui memoria volle onorare celebrando la prima messa ad Almodóvar, distribuendo tutti i suoi beni ai poveri invitati alla festa. Nel 1527 si offrì come missionario al nuovo vescovo di Tlaxcala (Messico, Nuova Spagna), fra’ Giuliano Garcés.

A Siviglia nell’attesa di imbarcarsi, si dedicò al ministero della predicazione per le strade e a quello della carità fra i poveri e i carcerati, conducendo una vita evangelica, vivendo con un santo sacerdote, Ferdinando de Contreras, suo compagno di studi ad Alcalá. L’arcivescovo di Siviglia, Don Alonso Manrique, su richiesta di Contreras e dopo aver personalmente verificato le qualità del nuovo sacerdote, lo obbligò a restare nel sud della Spagna.

Il ministero di Giovanni d’Avila si sviluppò soprattutto nella zona dell’Andalusia. A causa del radicalismo della sua predicazione e anche delle numerose conversioni, fu accusato da sacerdoti invidiosi e processato dall’Inquisizione fra il 1532 e il 1533 (il processo istruttorio era iniziato nel 1531). Rimase in carcere almeno per un anno intero. Non volle accusare i testimoni, per non denunciare le loro cattive intenzioni e le loro vite sregolate, ma preferì avere fiducia nella Provvidenza.

Quando, in un momento difficile del processo dell’Inquisizione, gli dissero che era “nelle mani di Dio”, come ad insinuare la possibile condanna da parte del tribunale, Giovanni d’Avila rispose: “Non potrei essere in mani migliori”. Nel frattempo, scrisse in carcere lo schema della sua opera principale: l’Audi, Filia. Alla fine fu assolto, ma con la penitenza di dover chiarire nelle sue prediche alcune frasi per le quali era stato accusato. Doveva predicare, secondo la sentenza del tribunale, per chiarire malintesi, soprattutto ad Écija, Alcalá de Guadaira e Lebrija.

Dopo queste prime esperienze e difficoltà apostoliche, Giovanni d’Avila si trasferì a Cordova (1535), ivi chiamato dal vescovo fra’ Giovanni Álvarez de Toledo. Sarebbe diventata la sua residenza preferita fino al 1555. Lì conobbe fra’ Luigi di Granada, con il quale sarebbe rimasto molto legato spiritualmente, e anche il nuovo vescovo di Cordova, Don Cristoforo de Rojas, al quale in seguito avrebbe indirizzato le “Advertencias al Concilio de Toledo”. Cordova si può definire la diocesi di Giovanni d’Avila, forse già dal 1535. Di fatto ricevette lì la modesta rendita di Santaella, che cedette nel 1540 per opere educative. Lì realizzò per anni una grande opera di predicazione per i paesi, soprattutto a Montilla, e di attenzione per i sacerdoti, con la creazione del Colegio de San Pelagio, che sarebbe diventato poi il Seminario, e il Colegio de la Asunción. Le sue lezioni su San Paolo, indirizzate al clero e ai fedeli, diventarono famose.

Da Cordova organizzò le missioni popolari attraverso il sud della Spagna, soprattutto in Andalusia, Estremadura, parte della Mancia e della Sierra Morena. Nel Castello vecchio di Cordova riuniva circa venticinque discepoli, che si dedicavano alla vita evangelica e alla predicazione nelle province vicine. Così iniziò quella che si potrebbe chiamare “scuola” o raggruppamento di discepoli, che non avevano un vero e proprio statuto, né una particolare organizzazione.

I suoi viaggi missionari di predicatore dentro e fuori dalla diocesi si collocano fra il 1536 e il 1554: Granada (1536ss), Cordova (1537 e 1541), Baeza (1539), Jerez (1541), Siviglia, Baeza e Montilla (1545), Zafra (1546), Fregenal de la Sierra (1547), Priego (1552) ed altri luoghi. Fra il 1550 e il 1552 ci sono dati che riportano quattro “invenzioni” del Maestro per estrarre acqua dal sottosuolo.

A Granada il Maestro Avila era già stato chiamato nel 1536, dall’arcivescovo Gaspare di Ávalos, per realizzare un’intensa predicazione; gli fu anche offerto un canonicato che non volle accettare. Ivi fu strumento della grazia per il cambiamento di vita di San Giovanni di Dio (Juan Cidad) che sarebbe diventato suo figlio spirituale e che il Maestro avrebbe aiutato nella sua opera ospedaliera. Ivi conobbe anche quello che sarebbe diventato il suo discepolo prediletto, Diego Pérez de Valdivia, e conquistò, attraverso la predicazione, un altro dei suoi migliori discepoli, Bernardino de Carleval, rettore del Colegio Real.

Sempre a Granada, in occasione della predicazione per le onoranze funebri dell’imperatrice Isabella (1539), inizia il rapporto spirituale con San Francesco Borgia, -futuro successore di Sant’Ignazio- Marchese di Lombay, Duca di Gandía. Giovanni d’Avila era solito chiamare Granada “la mia Granada”. Lì, a quanto pare, poté anche approfondire i suoi studi di teologia all’università -forse da qui gli viene il titolo di Maestro, già dal 1538-, anche se è possibile che lo abbia fatto durante il suo precedente soggiorno a Siviglia. Il Capitolo della cattedrale di Granada affidò al “Maestro Avila” il sermone della bolla della crociata il giorno 3 marzo del 1538, secondo gli atti del 1 marzo. Nel 1542 tenne, sempre a Granada, un famoso sermone del Corpus Cristi, dopo una forte esperienza di preghiera, quando il Signore, comparendogli caduto sotto il peso della croce mentre Giovanni si ritirava alla Certosa, gli disse: “Così mi riducono gli uomini”. Da allora non smise mai di predicare nella festa del Corpus Domini. Sono datate da Granada le prime lettere che conosciamo di lui (dal 1538).

Le sue visite missionarie lasciavano traccia di vita evangelica. Si dedicava anche a lunghe ore di confessionale, visite agli infermi e catechismo ai bambini. Alloggiava in case povere, evitando gli inviti a soggiornare nei palazzi. A Zafra (1546), dove nuovamente incontrò San Giovanni di Dio e San Pietro di Alcántara, non volle alloggiare in casa dei suoi amici, i conti di Feria.

Quest’opera apostolica, svolta in collaborazione con i suoi numerosi discepoli, ebbe la sua realizzazione pratica in istituzioni educative e universitarie di ampia portata, oltre che a convitti per sacerdoti. Furono aperti tre Seminari Maggioriper universitari (Baeza, Jerez, Córdoba), undici Seminari Minori (Baeza, Úbeda, Beas, Huelma, Cazorla, Andújar, Priego, Sevilla, Jerez, Cádiz, Écija), tre convitti per chierici (Granada, Córdoba ed Evora in Portogallo, con l’appoggio del suo discepolo Diego de Santa Cruz e del Cardinale infante Don Enrico).

Fu famosa l’università di Baeza (in provincia di Jaén) dove Giovanni d’Avila si recó nel 1539 per fare riconciliare, per mezzo della sua predicazione, dei gruppi che si scontravano con lotte anche sanguinose. Il Colegio Mayor (universitario) fu fondato nel 1538 e Paolo II ne nominò Giovanni d’Avila copatrono. Fu trasformato in università nel 1542. I chierici formati a Baeza, secondo Luigi Muñoz, biografo di Giovanni d’Avila, dodevano “in tutta la Spagna” fama di avere una buona formazione. Bernardino de Carleval e Diego Pérez de Valdivia, discepoli del Maestro Avila, ne furono i principali direttori, dando esempio di vita evangelica e di dedicazione allo studio e alla predicazione. Le difficoltà e le persecuzioni servirono a imprimere all’opera l’immagine feconda della croce.

Giovanni cominciò ad ammalarsi nel 1551, sicuramente a causa della sua totale dedizione a un ministero duro e logorante. Per questo motivo decise di fermarsi a Montilla per quindici anni, dal 1554 fino alla sua morte (10 maggio 1569). Non accettò l’offerta di vivere nel palazzo della marchesa di Priego, e alloggiò invece in una casa della calle de la Paz, dove trascrorse il resto della vita in un’atmosfera di preghiera, studio e penitenza, senza smettere di predicare, finché le forze glielo permisero. A Montilla predicava ai chierici e ai novizi gesuiti, e si dedicava alla confessione, alla direzione spirituale, all’epistolario e a scritti di rinnovamento ecclesiale: la redazione definitiva dell Audi Filia, dei Sermoni e dei Trattati, i Memoriali per il Concilio di Trento, le Advertencias para el Concilio de Toledo. Durante questo soggiorno a Montilla, già malato, firma le lettere indirizzate a Sant’Ignazio, che lo aveva invitato a entrare nella Compagnia di Gesù.


tratto da uno scritto di  Juan Esquerda Bifet

 

Il 7 ottobre 2012, Papa Benedetto XVI ha proclamato San Giovanni d’Avila “dottore della Chiesa“