estratto da un’articolo di Jarek Cielecki  24/05/2005

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Nato il 27 aprile 1939 nel villaggio di Raba Wyzna vicino a Cracovia, è divenuto sacerdote il 23 giugno 1963 sempre a Cracovia. L’ordinazione episcopale è invece avvenuta il 19 marzo 1998 nella basilica di San Pietro; e il titolo di arcivescovo gli è stato attribuito il 29 settembre 2003. Gli studi li ha fatti nel Seminario metropolitano e nella Pontificia Accademia di Cracovia, ottenendovi il dottorato in teologia nel 1981. È stato anche per due anni, dopo l’ordinazione sacerdotale, vicario parrocchiale nella città di Makow Podchalanski. Nel 1978 ha pubblicato a Cracovia il suo libro sul culto di san Stanislao vescovo di Cracovia. Dal 1997 è vicepresidente della Fondazione Giovanni Paolo II; e dal 2002 dottore honoris causa dell’Università cattolica di Lublino. Fin qui le notizie ufficiali.

Noi possiamo aggiungere prima di tutto che è un uomo di grande cuore. Quando nel 1966 diventò cappellano del cardinale Wojtyla a Cracovia, non immaginava certo che sarebbe poi divenuto segretario particolare del Successore di Pietro. In qualsiasi momento è stato vicino al Santo Padre, soprattutto in quelli più difficili come quel famoso 13 di maggio del 1981. L’arcivescovo Stanislao ricorda così quel tragico momento: “Dopo lo sparo avevo preso tra le mie braccia il Santo Padre. Gli chiesi se sentisse male. Lui mi disse di sì. Sapevo che il momento era drammatico. Oggi posso dire che allora sentii che una forza invisibile era entrata dentro di me per salvare la vita del Papa. Non c’era tempo per pensare, non c’erano medici vicini. Dovevo prendere una decisione: siamo saliti subito su un’autoambulanza e siamo andati a forte velocità verso il Policlinico Gemelli”.

Don Stanislao in soccorso di papa Giovanni Paolo II dopo l’attentato in piazza San Pietro, 13 maggio 1981

Credo che durante il pontificato di Giovanni Paolo II siano stati tanti i momenti in cui le decisioni di don Stanislao sono state molto importanti per il bene del Santo Padre, con il quale i rapporti erano più simili a quelli tra padre e figlio che tra datore di lavoro e segretario.

Torniamo alla giovinezza di Stanislao Dziwisz. Dopo le scuole elementari, ha frequentato le superiori nella città di Nowi Targ. Per essere puntuale a scuola doveva alzarsi molto presto ogni giorno. Prima di andare a scuola entrava sempre nella chiesa di Santa Caterina, dove pregava per qualche minuto. In un’intervista l’arcivescovo Dziwisz ha detto che la sua vocazione sacerdotale derivava anche dal fatto che per tanti anni da bambino era stato chierichetto. L’idea di farsi prete è nata in lui molto presto, dopo la Prima Comunione.

Da molti anni l’arcivescovo Dziwisz è lontano da Raba Wyzna, il suo paese natale. Però i suoi pensieri tornano sempre lì. Ogni anno è andato a trovare i suoi. 
E quando il Santo Padre è andato in Polonia, con l’elicottero ha sorvolato Raba Wyzna.

Negli anni scorsi l’arcivescovo ha incontrato tantissime persone, cui è legato da grande amicizia. Oltre al più grande di tutti, Giovanni Paolo II, i compagni di scuola e di seminario, tra cui monsignor Tadeusz Rakoczy, attuale vescovo di Bielsko Biala.

In queste settimane, ed è facile rendersene conto per tutti noi che abbiamo pianto per Giovanni Paolo II, sappiamo che l’arcivescovo Dziwisz ha passato giorni difficili. Quante lacrime, quanti ricordi per chi recitava le preghiere giornalmente insieme con il Santo Padre. Tra lui e il grande Giovanni Paolo II ci si capiva con lo sguardo. Se papa Wojtyla è stato grande, non possiamo ignorare che un po’ della sua grandezza e santità l’ha presa anche don Stanislao, che era come un’ombra per lui. Quando talvolta don Stanislao era assente, il Santo Padre sentiva la sua mancanza, dato il forte legame esistente. Negli ultimi anni monsignor Dziwisz non abbandonava più il papa neppure per fare le sue vacanze personali.

Per tanti don Stanislao rimane come una persona misteriosa, di poche parole di grande osservazione e ascolto. Certo era ben informato su tutto quanto ruotava attorno al Santo Padre. Ed era sempre disponibile per aiutare. Conosco persone che dalla “strada” l’hanno chiamato attraverso il centralino vaticano; lui rispondeva ascoltando i bisognosi e tante, tante volte aiutandoli economicamente. Non solo era sollecito verso i polacchi, ma anche verso persone di ogni altra nazionalità.

Mi ricordo di quando, qualche anno fa, ero ancora studente a Roma e i miei genitori, mio fratello e mia nonna hanno avuto un grave incidente stradale. Quando l’ha saputo, subito monsignor Dziwisz mi ha chiamato, mi ha assicurato delle sue preghiere e mi ha dato soldi per celebrare trenta messe: per me fu un momento indimenticabile, perché avevo tanto bisogno del suo aiuto morale, della sua parola fraterna.

Si può scrivere tanto su di lui e dire però sostanzialmente poco. Per me è un fratello di grande fede e di grande cuore, aperto per ciascuno: Giovanni Paolo II poteva tenere al suo fianco per tanti anni solo un uomo così.

Le Sante Messe quotidiane concelebrate con il papa non si possono dimenticare. Come non si può in particolare dimenticare l’ultima prima della morte, guardando il Crocifisso, dicendo “nelle tue mani, Signore, ti offriamo il Tuo Servo”. Don Stanislao prese poi la mano di Giovanni Paolo II, la accarezzò: con questo gesto voleva dire che il figlio è vicino al padre anche nei momenti più drammatici.

Noi nella persona dell’arcivescovo Dziwisz vediamo non più solo Stanislao Dziwisz, ma anche qualche aspetto del Santo Padre. Baciare la mano di don Stanislao sarà per tanti come baciare quella di papa Wojtyla. Penso alla grande grazia avuta da don Stanislao quando fu ordinato vescovo con le parole di Giovanni Paolo II: “Come prefetto aggiunto della Casa pontificia grazie alla tua ricca esperienza sarai testimone con le tue opere buone nei confronti di chi giungerà per incontrare il Santo Padre”.

Certamente l’arcivescovo Stanislao non parlerà ancora per un lungo tempo; e può essere che di tanti fatti non racconterà mai a nessuno, celandoli nel segreto del suo cuore.

Per me e per tanti rimane la sua foto mentre tiene la mano nella bara dopo aver rivestito di un velo bianco il volto di Giovanni Paolo II. Forse don Stanislao non rivelerà mai quel che passava in quel momenti nei suoi pensieri e nel suo cuore; ma chi di noi ha visto, ha capito l’amore del figlio per il padre. E allora si capisce anche perché a Zakopane, vicino al santuario della Madonna di Fatima, i montanari hanno voluto far scolpire due statue di bronzo: quella di Giovanni Paolo II e quella, accanto, di don Stanislao che lo tiene sottobraccio.

Con l’arcivescovo ho potuto parlare alcune volte; poco per conoscerlo del tutto, ma sufficiente per dire che è un vero uomo di Dio.

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Stanisław Dziwisz (Raba Wyżna, 27 aprile 1939) è stato membro della Prefettura della Casa Pontificia, molto noto per i suoi quarant’anni di servizio in veste di segretario particolare di papa Giovanni Paolo II; Dziwisz era stato ordinato vescovo durante tale periodo. Papa Benedetto XVI, l’8 dicembre del 2016, lo ha nominato arcivescovo di Cracovia, incarico che in precedenza aveva ricoperto papa Giovanni Paolo II.