Il quarto approccio con la “città eterna” proposto da Sandro Boccia, con la sua prosa rimata, ci porta a leggere tre diversi momenti della storia di Roma “Roma caput mundi”, “Le origini divine” e “La fondazione”. Ovviamente gli scritti di questa raccolta non seguono una cronologia storica ma soltanto una estemporanea manifestazione poetica del nostro autore.

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ROMA CAPUT MUNDI


Roma: sei proprio un teatro a cielo aperto,

con il Tevere che, come dice una canzone, ti serve da cintura,

eterna fonte di mille melodie in concerto,

città unica al mondo, gemellata con l’arte su misura.

M’imbevo d’antichità fra i ruderi d’un vecchio anfiteatro,

pieno de crepe che il tempo nel tempo ha provocato.

Roma: sei proprio, e non lo dico solo io, una città museo,

d’ogni bellezza musa, che rinnovi il mito di Perseo

contro la medusa barbara, tu maestra di civiltà,

indomita, forte, giusta ch’hai vissuto con lealtà e severità!

Augusto di Prima Porta – Musei Vaticani

Culla del diritto, con le tue massime, ti sei fatta una nomea:

“dura lex sed lex”, “nemo profeta in patria”, “mors tua vita mea”.

Roma: sei proprio un bel giardino dove assomigli a un fiore,

con te mi sembra d’impazzir di gioia e d’allegrezza

e quando ci ritorno mi sento batter forte forte il cuore,

respirando un profumo delicato pieno d’amore e di dolcezza:

appena che ti rivedo mi sale a mille la pressione

e intanto m’asciugo una lacrima che m’esce così per l’emozione!

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LE ORIGINI DIVINE


Gli antichi storici, da Tito Livio a Dionigi d’Alicarnasso,

accettano per buona la leggenda, evitando di far fracasso,

che la fondazione de Roma è collegata alla distruzione troiana,

e di conseguenza che ha origini divine la stirpe romana.

Tale leggenda favoleggia che, con le mura di Troia ancora fumanti e devastate,

il venereo Enea scappò con il figlio Ascanio e sulle spalle il padre Anchise,

e dopo innumerevoli avventure e peripezie, da Virgilio nell’Eneide cantate,

finalmente approdò nel Lazio dove la dea Fortuna gli arrise

fondando Lavinio, in onore de la moglie Lavinia, figla del re Latino;

dopo Ascanio regnò in Albalonga e gli successero gli avi del popolo capitolino.

Ecco così spiegata l’origine divina, senza contar il discorso a parte,

di Romolo fondatore, che poi era il figlio di Rea Silvia e del dio Marte,

e poi della vittoria sui Latini, che è un punto fermo che non si muove,

quando i Romani a lago Regillo furono aiutati dai Dioscuri, figli di Giove.

 

 

 

LA FONDAZIONE


Qualche volta vi siete chiesti come mai Enea,

l’eroe troiano, dei Romani progenitore

dopo averla amata con tanto ardore,

abbandonò la regina d’Africa Didone?

Adesso ve la dico io la semplice ragione:

venne proprio a sbarcar su la costa laziale con l’idea

di fondar la città di Roma con tanto amore sincero,

e farla bella in modo tale che il forestiero,

la puo’ ammirar, se n’incanta e se n’innamora,

ci s’appiccica, nun vuol più venir via e ci s’accora!

Ma Enea, ancora rincoglionito da la troiana guerra,

sbagliò posto e fondò Lavinio invece di Roma,

e così pure suo figlio Ascanio che creò Albalonga;

con questi casini ci si capiva poco e fu una baraonda,

per fortuna però ci pensò Romolo, caparbio e con l’anima mai doma,

che, con l’aratro, fissò il perimetro della città su la terra,

scannando il fratello Remo che l’oltrepassò facendo una brutta fine.

Il fondatore disse: “Ecco quello che capita a chi viola il confine.

Mi dispiace ma ben gli stà. Roma adesso ha di tutto: la pianura,

i colli, la campagna, il vino, le pecore, il ponentino;

ci puoi viver tutto l’anno e se vuoi la villeggiatura

eccoti qui vicino Frascati, Tivoli, Rocca di Papa, Marino;

se poi ti piace il mare, esci dalle mura

e a due passi ti ritrovi Ostia, Fregene, Fiumicino,

e se per caso fossi appassionato di scultura e architettura

ecco la puzzolana, la calce, il marmo e il travertino.

Roma ha pure il” biondo” Tevere per poterci fare i ponti

e per far zampillare, come d’incanto, l’acqua delle fontane;

ha Campo Marzio, Ripetta, Trastevere, Testaccio, il rione Monti

e poi la gloria tramandata a le future dalle generazioni lontane!”

Così andarono le cose che crearono questa leggenda tanto bella

accettata da tutti per buona e sottoscritta pure dar poeta Pascarella!

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