L’amico Sandro Boccia ci invita, con la sua prosa rimata, a leggere questo secondo approccio con la “città eterna” considerano quattro diversi momenti della storia di Roma (“Muzio Scevola”, “Le Guerre Puniche”, “Cola Di Rienzo”, “L’altare Maggiore Di San Pietro”)

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MUZIO SCEVOLA

Verso il 500 a.C., dopo un lungo assedio, il re etrusco Porsenna

riuscì a conquistar Roma imponendole  un trattato.

Questa fu la cruda verità storica ma c’è invece una leggenda,

forse per far sentir meno cocente la sconfitta, secondo cui è entrato

nel mito l’eroe romano Muzio Scevola che con  un colpo di pugnale sbagliato

aveva tentato d’ammazzare il Re, ma un altro uomo aveva invece accoltellato.

Anthony Van Dick – Muzio Scevola davanti a Porsenna

Stavolta, armato solo di coraggio, mise sui carboni ardenti del braciere,

la mano che aveva fallato per punirla e fu uno stupore belvedere

fra il nemico; affermò poi che altri trecento romani erano decisi

a ritentar l’impresa. La meraviglia fece sì che l’Etruschi fossero divisi

su cosa bisognava fare. Allora re Porsenna accettò di firmare l’armistizio

e da quel giorno l’espansione di Roma nel mondo ebbe così inizio!

 

 

LE GUERRE PUNICHE 

Nel corso dei secoli tre furono le guerre puniche fra Roma

e Cartagine, regina d’Africa, per il dominio del “mare nostrum”,

con tante battaglie combattute con fatica, come asini da soma:

Trebbia, Trasimeno, e Canne furono le principali zone di guerra

ma anche in mare dove i Romani inventarono le navi-mostrum,

i c.d.“corvi”, muniti d’arpioni che facevano combatter come a terra.

La battaglia di Canne – Livy, Histoire romaine

Dentro questo scenario non bisogna però dimenticar l’estremo sacrifizio

d’Attilio Regolo, fatto prigioniero e dopo liberato, per convincere

i Romani all’armistizio; lui tornò a Roma e la spronò invece a vincere;

leale ritornò a Cartagine e in una botte acuminata subì il supplizio.

Annibale poi, che fece addirittura passare dal Moncenisio gli elefanti,

fu alla fine sconfitto a Zama da Scipione, condottiero romano:

al grido di “Carthago delenda est” la rase al suolo e si chiamò Africano.

Risultato: Roma batte Cartagine in trasferta 3 a 0! E… andiamo avanti!

 

 

COLA DI RIENZO

Dentro il Portico d’Ottavia, che Augusto edificò

in onore della sorella, c’è la Chiesa di Sant’ Angelo in Pescheria,

famosa per il mercato del pesce che lì vicino era un crocevia,

e perché in una notte del 1347, dalla sua campana principiò

l’assalto, armi in pugno, di Cola di Rienzo al Campidoglio,

per riportare a Roma l’antica grandezza repubblicana con orgoglio.

Questo tribuno romano nacque nel ghetto a via della Fiumara,

d’ umili origini ma testardo e ambizioso entrò nella casta notara,

poi nella corte papale, s’ingraziò gli Ebrei ma il suo piano fallì

per colpa della nobile casata Colonna e così fu costretto a fuggir.

Morte di Cola di Rienzo (imm. tratta da:http://navarth.blogspot.it/2016/07/cola-de-rienzo-y-petrarca-el-dictador-y_23.html)

Cola di Rienzo ritornò con bellicose idee ma durante una sommossa,

benché travestito, fu riconosciuto, trafitto, appeso morto a un balcone,

vilipeso e arso in polvere senza che il suo corpo riposasse in una fossa;

impietosa fu così la fine di quest’istrione che assomigliò un po’ a Nerone!

 

 

L’ALTARE MAGGIORE DI SAN PIETRO

Da tanta gente che si ferma attonita e ammirata

davanti all’altare maggiore di San Pietro, dove la messa

la puo’ celebrar sortanto il Papa, dicevo, da tanta ressa

solo pochi conoscono l’origine, insomma la storia com’è nata.

Sullle quattro colonne a torciglione su cui poggia il baldacchino

è scolpito lo stemma del donatore, Urbano VIII, il Barberino.

San Pietro – Baldacchino di Gian Lorenzo Bernini – Foto di Jorge Royan (licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported)

La leggenda narra che alla nipote del papa, in avanzata gravidanza

le era stato confermato che salvarsi con il pupo non c’era più speranza.

Il Pontefice allora fece il voto d’innarzar un grande altare

se il parto fosse andato bene; fu così che il Bernini volette ricordare,

con il genio che sapete, nel marmo lavorato, i fatti di questa donazione.

Lo stemma dei Barberini (tre api in campo) recano in successione

le fasi della gravidanza e dell’evento: testa gioiosa di giovine fiorente

poi contratta dal dolore e infine un grazioso capo di pupo sorridente!