Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Rimeggiando tra miti, attualità e storia della città eterna – Vol. 1°

L’amico Sandro Boccia ci invita, con la sua prosa rimata, ad un primo approccio con la “città eterna” considerano quattro diversi momenti della storia dell’antica Roma ( “Mors tua vita mea”, “Cornelia”, “La congiura di Catilina” e “Nerone”)

 

“MORS TUA VITA MEA”

 Come i giocatori di pallone dei tempi nostri erano osannati

e similmente alle dive del cinema d’oggi erano remunerati.

I migliori gladiatori s’erano fatti una nomea

soprattutto per il loro motto ch’era: “Mors tua vita mea!”

Il fatto è che, se si sbagliava, ci si rimetteva la pelle

a meno che, specie se s’erano battuti bene, l’imperatore

li graziava con il pollice all’insù, destando della folla lo stupore,

e così si ricominciava e con le bestie feroci se ne vedevano delle belle!

Jean-Leon Gerome – Pollice Verso

’Sti spettacoli erano amati dal popolo romano senza distinzione di censo,

tipici simboli d’affermazione del potere e del consenso popolare,

organizzati all’interno d’anfiteatri con una regia spettacolare

e, non a caso, fu celebre il detto di Giovenale “Panem et circences”.

I ludi erano battaglie navali, corse di cavalli con le bighe e opere teatrali,

mentre le lotte fra i gladiatori erano precedute da un corteo

in pompa magna, dall’esecuzione di condannati divorati da feroci animali

e poi dal motto emozionante: “Morituri te salutant, o Cesareo!”

cui seguiva, fra i gladiatori sanniti, traci e reziari, il combattimento

fino all’ultimo sangue ch’eccitava la folla con gran divertimento!

La figura del gladiatore mi ha sempre affascinato sin da ragazzetto

anche perché in Accademia ‘st’epiteto m’affibbiarono nel libro del cadetto!

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CORNELIA

Nell’antica Urbe un giorno una matrona romana

andò a cena da Cornelia, madre dei Gracchi,

che le preparò un antipasto a base di pistacchi,

albicocche, datteri, noci, uova e olive all’ascolana.

Appresso a una zuppa d’orzo le servì un capretto

con prugne di Damasco e salsa di garum e peperoncino;

con un dolce a base di farina, latte e miele finì il banchetto,

il tutto annaffiato da acqua fresca e da un buon vino.

Dopo aver mangiato la matrona incominciò a parlare,

anzi a sparlare, fanatica a più non posso fino a mostrare

pietre preziose, bracciali e anelli d’oro ch’aveva comprato

in un mercato orientale che a Campo Marzio s’era accampato,

mentre Cornelia ascoltava in silenzio senza farsi prendere dai nervi.

Joseph-Benoît Suvée – Cornelia e i suoi figli

Le chiese poi di mostrare imonili: la padrona di casa disse ai servi

di far venirei figli dalle loro stanze e quando arrivarono i due fratelli,

la nobile Cornelia disse piena d’orgoglio: “Eccoli qua i miei gioielli!”

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LA CONGIURA DI CATILINA 

Per tre vorte di fila alla carica di console fu battuto

Catilina, e, sempre con pretesti e imbrogli, da Cicerone fu fottuto.

Ribelle senza scrupoli che tramava contro lo Stato,

o riformatore, del partito dei conservatori detestato?

Forse demagogo populista, di certo uomo ambizioso,

pronto a uccidere per il potere, determinato e coraggioso.

Ma quando risultò ancora il primo degli esclusi, in quattro e quattrotto,

organizzò la congiura, poi svelata dalla sua Fulvia adorata

proprio al principe del foro, donna davvero poco riservata,

e così Cicerone, Cesare e Crasso scongiurarono il complotto.

Cesare Maccari – Cicerone denuncia Catilina – Affresco del 1889, Palazzo Madama, Roma

Quando il Senato si riunì contro Catilina, da tutti i colleghi allontanato,

pronuncerà Cicerone l’atto d’accusa in modo ironico e accorato:

“Fino a quando abuserai della pazienza nostra, o Catilina?

Nun ti sei stufato di romperci le palle dalla sera alla mattina?”

Il profeta del futuro socialismo gli rispose con parole di sfida:

“Spegnerò sotto un cumulo di rovine il vostro incendio che m’insidia!”

Alcide Segoni – Il ritrovamento del corpo di Catilina dopo la battaglia di Pistoia – Galleria dell’Arte, Firenze

Uscì dal Senato e raggiunse le sue truppe ma a Pistoia, in Toscana,

fu sconfitto e decapitato e per Roma la sua morte fu un vero toccasana!

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NERONE

Matricida d’Agrippina, avvelenatore del fratellastro Britanno,

uxoricida d’Ottavia e di Poppea, incendiario e di cristiani persecutore,

soffocò ne sangue l’opposizioni, poeta plagiatore, megalomane governatore,

guitto esibizionista, degenerato sessuale oltrechè tiranno.

John William Waterhouse – Il rimorso di Nerone dopo l’assassinio di sua madre, 1878

Lucio Domizio Enobarbo, celebre più tardi con il nome di Nerone,

fu davvero quel mostro descritto dagli storici e dai cristiani?

Il primo periodo del suo governo fu ispirato a principi saggi e sani:

solo dopo l’eclissi politica del filosofo Seneca, suo pigmalione,

e la scelleratezza di Tigellino, capo della guardia pretoriana,

ebbe inizio una serie di misfatti orrendi draconiana,

alcuno non vero o non provato, altro di certo calunnioso.

La riabilitazione più clamorosa riguarda l’incendio della città:

fasulla l’accusa d’aver appiccato il ufoco in modo doloso,

falsa la scena del canto con la cetra mentre Roma stava a incendiar

e ignorato invece l’intervento dell’imperatore alla Suburra

per limitar gli effetti del disastro sulla gente che per il terrore urla.

L’incendio di Roma (foto tratta da latelanera.com)

Vera invece la persecuzione dei Cristiani ma in un contesto di violenza

non diverso da quelli adottati da altri imperatori senza coscenza.

In effetti Nerone attirò sulla sua persona tanti giudizi negativi

per la politica favorevole alla plebe e soprattutto per i tentativi

di togliere privilegi alla classe senatoria parassitaria e latifondista.

Bernardino Campi – Ritratto dell’Imperatore Nerone

Fu invece uno statista, artefice di un’ardita rivoluzione culturale

indirizzando i Romani così verso il costume e l’arte ellenista

anche se fu vanitoso, psicolabile e, perché no?, sognatore universale!

(ovviamente Britanno e non britannico per ragioni di rima)

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