Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Prometeo, colui che rubò il fuoco agli dèi

di Sandro Boccia

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PROMETEO

 

Figliolo del titano Giapeto, per aver creato gli uomini è famoso,

per aver loro regalato il fuoco e per la caratteristica del nome:

“pro” che vuol dir “prima” e “meteo” che sta’ per capir, pensoso,

insomma lui capiva le cose, subito, prima delle altre persone!

Il cugino Giove, per questa creazione, non la prese mica a fiori e rose

e per dispetto levò il fuoco sulla terra: così disse e così dispose!

Prometeo, allora, con l’aiuto di Minerva, rubò dal carro del Sole

il fuoco per ridarlo all’uomo utilizzando un bastoncino cavo di finocchio.

La vendetta di Zeus fu terribile: se l’attaccò al dito anziché al ginocchio

finchè Prometeo venne inchiodato sul Caucaso, monte sinonimo d’altrove,

di lontananza; come se non bastasse, dopo, per aumentargli la pena

c’era la sua aquila che gli s’avvicinava sistematicamente senza lena

divorandogli il fegato che gli ricresceva: un vero e proprio supplizio senza fine

con questo rapace che gli torturava il fegato, per gli antichi l’organo più incline

a esser studiato per prevedere presagi divini, una specie di specchio

per veder gli avvenimenti futuri. Andò proprio così e buonanotte al secchio!

Gustave Moreau – Prometeo (1868)

Prometeo perciò fu martire dello strapotere divino, apostolo del benessere

dell’umanità che soccombe alla violenza e all’arbitrio di chi non ama l’essere.

Giove aveva poi giurato che non sarebbe mai stato liberato dalle catene

ma… c’è sempre un ma, con un gioco di parole fu, per fortuna, sconvolto il Fato.

Prometeo fu soccorso da Ercole che con astuzia si servì di uno stratagemma:

Ercole libera Prometeo (da : artolympia.blogspot.it)

gli mise al dito un pezzo di catena, un anello che lo liberò da questo dilemma.

Questa generosità d’Eracle, a dir la verità, non fu solamente figlia della bontà

perché l’eroe delle dodici fatiche, in cambio, ricevette addirittura l’immortalità!

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