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Interessante l’incontro, avvenuto il 9 aprile 2016, con l’apicoltore e ambientalista Gianni SAMPERI di Acireale (CT) –  presso il lido Le Palme di Catania – presentato dal presidente prof. Giovanni A. COSTA ai Soci di Pro Natura Catania e Ragusa.

Accompagnato da una piccola arnia, piena della presenza ”sonora” di circa 4.000 api, Gianni Samperi ha esordito citando alcune parole, attribuite ad Albert Einstein, sulla vita delle api legata alla sopravvivenza dell’Uomo sulla Terra: indispensabile il loro ruolo di impollinatori di molte specie vegetali.

Recentemente, l’impollinazione dei fruttiferi in alcune regioni della Cina – data la totale assenza di insetti pronubi –  viene effettuata direttamente nei frutteti. Gli operatori – muniti di scalette e appositi pennellini impregnati di polline, acquistato presso aziende specializzate – si sostituiscono agli insetti, impollinando ogni singolo fiore con risultati, ovviamente, molto dubbi.

Dentro un alveare si trovano l’ape regina, i fuchi (maschi) e in numero molto più grande le operaie (femmine), legate alla vita nell’alveare da leggi sociali molto nette.  Le api infatti sono veri ”insetti sociali” che concorrono ognuno con il proprio ruolo alla vita dell’alveare e alla produzione della pappa reale, del miele, della propoli e della cera con cui costruiscono il favo. 

Samperi mostra un favo che ha portato con sè, suddiviso  in cellette perfettamente  esagonali,  più grandi per i fuchi e più piccole per ospitare le operaie, che possono essere addette alla pulizia dell’arnia, oppure svolgere il ruolo di bottinatrici per prelevare il nettare dai fiori, o nutrici per dare la pappa reale, o ceraiole per la costruzione dei favi o guardiane per avvisare tutte le api dell’arnia della presenza di un nemico, per es. un gruccione.

Tutte le larve di un alveare sono nutrite per i primi tre giorni di vita con pappa reale. Soltanto le larve così nutrite oltre il terzo giorno potranno diventare api regine. Al completarsi della metamorfosi, dopo 16 giorni, le regine vergini usciranno dalle proprie cellette ed emetteranno un suono particolare e riconoscibile, un vero e proprio canto di guerra. 

Se si formano più potenziali regine, queste arrivano a duellare per affermare il loro ruolo: le api operaie (che hanno il vero controllo sull’alveare) vigilano sull’integrità fisica delle potenziali regine, per evitare di avere una ”regina menomata”. Quando un alveare diventa troppo affollato, le api operaie costringono la regina a sciamare con la metà delle api dell’alveare.

I fuchi sono liberi di gironzolare ma entrano in attività solo per la fecondazione dell’ ape regina, che si ammanta di un profumo irresistibile. I fuchi più veloci riescono a fecondare la regina ma subito dopo muoiono. Gli altri fuchi entreranno nell’arnia per mangiare, ma vengono uccisi. L’ape regina depone le sue uova, migliaia al giorno, assicurando la continuità della vita dell’arnia.

Per fare un’apicoltura biologica non si devono usare antibiotici nelle arnie, nè antiparassitari chimici sulle piante, che andrebbero direttamente ad alterare il miele. Le api hanno proprie difese immunitarie, ormai molto poche, tanto che oggi si teme fortemente per la loro sopravvivenza.

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A cura di N. Di Franco