Priapo è un personaggio della mitologia greca, figlio di Afrodite e di Dioniso.

Nacque, secondo alcuni studiosi di mitologia, a Lampsaco e, per questo motivo, è stato talvolta chiamato “Ellesponto”.
Altri mitologi lo considerano figlio di Afrodite e di Zeus.  Per vendicarsi dell’ennesimo tradimento del marito, Era dotò Priapo di un pene e di un glande fuori misura, trasformandolo in un essere grottesco che aveva, inoltre, la pancia enorme e la lingua lunga.
Per l’insieme di queste deformità, Afrodite lo rinnegò e lo abbandonò.
I pastori che lo allevarono, considerarono la sua mostruosità fallica portatrice di buoni auspici per la fertilità dei campi e delle greggi. Così Priapo, che rappresentava l’istinto e la forza sessuale maschile, divenne il dio dell’atto d’amore e della fertilità rurale.
Il suo culto, originariamente sconosciuto in Grecia, era originario dell’Asia Minore e da lì si diffuse in tutte le isole, in Grecia, nell’Italia meridionale e fu ripreso anche dai Romani, soprattutto collegato ai riti e alle orge dionisiache. A Roma si credeva avesse i tratti di un uomo con organi genitali particolarmente sviluppati. Il culto di Priapo era anche associato alla protezione delle greggi, dei pesci, delle api, degli orti.

La sua immagine, più o meno grossolana, era posta nei campi e usata come spaventapasseri ed il suo enorme fallo avrebbe dovuto allontanare i ladri.
Come altre divinità protettrici dei lavori agricoli, è stato creduto dotato di poteri profetici, ed è, talvolta, indicato al plurale.

Tuttavia, i poeti hanno inventato situazioni comiche e oscene per Priapo, dandogli un rilievo letterario goduto nei riti propiziatori. Priapo ispirò la poesia Priapea dai versi e dai contenuti alquanto sconci. A noi sono giunti all’incirca 80 carmi priapei.
L’animale associato a Priapo era l’asino, sia a causa dell’importanza che esso aveva nella vita contadina, sia per una sorta di analogia fra il suo membro e quello dell’asino.
Un giorno Il Dio stava insidiando una Ninfa dormiente, ma il ragliare di un asino svegliò la Ninfa impedendo al Dio il suo intento. A espiazione dell’accaduto il Dio pretese un sacrificio annuale di un asino.
Bisogna notare che i più antichi poeti greci, come Omero o Esiodo, non menzionano esplicitamente Priapo che, solo tardivamente, è stato oggetto di culto divino. Infatti, ci viene tramandato che Priapo non fu accettato immediatamente fra gli dei olimpici, fatto che avvenne con diversi secoli di ritardo.
Negli scavi di Pompei è stato trovato un affresco di Priapo dipinto sulle pareti del salone d’ingresso della casa dei Vettii. Si ritiene che la funzione di quest’affresco sia stata quella di contrastare il malocchio e l’invidia per la ricchezza dei Vettii, due ricchi mercanti della città che avevano speso ingenti somme per decorare la loro casa.

Ricordiamo, infine, anche il legame tra il loto e Priapo perché si vuole che questo fiore sia  nato dal sacrificio della ninfa Lotis la quale, piuttosto di cedere alle insane voglie di Priapo, preferì gettarsi nelle acque del fiume che si cosparsero di petali. Da allora è invalsa l’usanza di adornare con i suoi petali, la fronte delle giovani spose e delle regine.