L’origine di Poplifugia non è noto. Due spiegazioni sono date tra le più accreditate:
1) il popolo fuggì quando Romolo scomparve durante una tempesta 
2) la fuga del popolo romano dopo il sacco di Roma da parte dei Galli 

traggo da telefree.it quanto segue: 

Il termine poplifugium significava “fuga del popolo“, probabilmente a seguito di un evento particolare. Tra il 5 e il 7 Luglio cadevano i Poplifugia, feste celebrate fra le calende e le none in ricordo della fuga dal popolo dopo la morte o meglio la sparizione di Romolo, rapito, come vuole la leggenda, durante una tremenda bufera sul carro di fuoco del Dio Marte, ed assunto in cielo come un dio. 
Secondo il mito, Romolo, fondatore e primo re di Roma, sarebbe scomparso durante una tempesta: il cielo si oscurò, scoppiarono tuoni, il popolo fuggì. Tornato il bel tempo, il popolo si sarebbe messo alla ricerca del re sparito. I patrizi avrebbero posto fine alla ricerca dichiarando che Romolo era stato rapito in cielo da Marte suo padre. 
Il senatore Giulio Proculo asserì che Romolo stesso gli aveva detto d’essere ormai un dio, Quirino.

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Secondo un’altra versione del mito, furono i «patres» ad uccidere Romolo. L’avrebbero fatto a pezzi con le loro mani, ed ogni senatore avrebbe portato via un pezzo del corpo, nascosto tra le pieghe della toga, per poi seppellirlo in luoghi diversi della città. Il dio, fatto a pezzi, avrebbe dato così vita a quattro caste. 
Secondo altre fonti questo “poplifugio” sarebbe nato dalla disfatta inflitta ai Romani dai Fidenati.

Così ne parla Varrone:
Il giorno del Poplifugia par così chiamato perciò che in esso sia fuggito il popolo, levato ad improvviso tumulto[…] Ed invero questo dì è poco dopo quello in cui i Galli lasciarono Roma; a quel tempo i Ficolesi ed i Fidenati ed altri popoli presso che formavano allora i sobborghi di Roma, le congiurarono contro. Nei sacrifici di questo giorno v’han più ricordi che accennano a siffatta fuga; ma di queste cose ho trattato più pienamente nei libri delle Antichità […] Nel Lazio le donne in quel dì si sacrificavano a Giunone Caprotina,e questi sacrifici si fanno sotto un Caprificio. Perchè poi in questo giorno concedasi loro la pretesta [. . .] “.
La versione della simulata fuga del popolo che si celebrava presso la Palude Caprea dopo un sacrificio, in ricordo di Romolo (presso il Volcanale ove Romolo era scomparso durante l’uragano), è data da Plutarco nella vita di Romolo. 
Macrobio nei Saturnali Plutarco stesso in Camillo ce la rappresentano poi in altra posteriore versione. Narrano ambedue che, dopo la cacciata dei Galli, i Fidenti, i Filculnei ed altre limitrofe popolazioni latine avrebbero minacciato Roma di completa distruzione, se non venivano loro cedute in matrimonio fanciulle romane di libere condizioni.
Mentre il Senato si consultava sulle decisioni da prendere,una schiava o servente a nome Tutola o Filotide propose di andare lei ed altre schiave ad offrirsi ai nemici, facendo credere loro di essere donne libere. 
Consegnate così alla delegazione del Senato ai nemici, esse organizzarono la sera stessa nel campo nemico un baccanale durante il quale i Latini, addormentatisi ubriachi furono trucidati, ad un cenno di Tutola dato dall’alto di un Caprifico, dai guerrieri romani in agguato. 
In memoria dell’avvenimento sarebbero state istituite quelle ancillarum festum o “festa delle serve“, del 6 Luglio, per ricordare, come scrive Microbio, l’affrancazione concessa dal Senato a Tutola e sue compagne, nonchè l’uso delle vesti delle donne libere, le toghe preteste, già da loro indossate per indurre in inganno i nemici. 
Alle schiave fu permesso, poi, di prendere parte, insieme alle donne libere, alla festa in onore di Juno Caprotina con parità di diritti e col sacrificio, sembra, di una capra sotto un albero di Caprificio, festa che si concludeva con una gara alquanto licenziosa fra le schiave stesse.

Fonti:

• J. Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino, Bologna 2002 
• J. Scheid, La religione a Roma, Laterza, Roma-Bari 2001
• Guido Di Nardo ” Alle fonti della religione Romana ” Ediz. Ruiz – Roma 1951