Temperamento d’eccezione, incisore, poeta e musicista oltre che pittore, romantico ante litteram, Salvatore Rosa (Napoli 1615 – Roma 1673) fu il creatore di una particolare visione del paesaggio, dove lo scenario naturale è in funzione di un sentimento malinconico e fantastico.

Salvator Rosa Autoritratto (dettaglio)

Iniziò la sua attività pittorica nell’ambiente napoletano, ma trascorse gran parte della vita fuori di Napoli: fu a Roma nel 1635 e nel 1637, poi, dopo un breve ritorno a Napoli, seguito da un altro soggiorno romano, si trasferì a Firenze (1640-1649); dal 1649 si stabilí definitivamente a Roma.

Partito dall’influsso di Aniello Falcone, dove la scena è colta dal vero senza alcuna esaltazione ideale di un episodio storico, si allontanò tuttavia quasi subito dal genere a seguito di un tirocinio presso il Ribera, di cui apprese la particolare interpretazione, in termini che giungono all’esaltazione finanche del macabro, del realismo caravaggesco. S’inserisce a questo punto, tra il 1639 e il 1640, la decisiva svolta in senso classicista. Il Rosa doveva trovare soprattutto a Roma le indicazioni maggiori per un’interpretazione idealizzante della natura.
Tuttavia l’adesione del Rosa al paesaggio classico non fu mai completa: non solo per la presenza nei suoi paesaggi di figurine ispirate alla realtà quotidiana, ma anche per una connaturata tendenza al pittoresco che spesso affiora ad animare o a rompere lo schema «ideale». 

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