Paolo Caliari o Cagliari meglio conosciuto come Veronese, dalla città dove nacque nel 1528, Verona, che allora faceva parte della Repubblica di Venezia.
A tredici anni comincia il suo apprendistato presso la bottega del pittore Antonio Badile, dove impara a disegnare in quel modo personale che coltiverà tutta la vita e nel 1551 si trasferisce a Venezia per la sua prima commessa della Chiesa di San Francesco della Vigna.
Qui realizza la “Pala Giustiniani” e dal 1553 si impegna a decorare i soffitti della Sala del Consiglio dei Dieci, all’interno di Palazzo Ducale, per i quali realizza in una serie di tavole di soggetto mitologico o allegorico, due delle quali esposte al Louvre di Parigi in uno stile chiaramente Manierista, ispirato a Michelangelo Buonarroti.

Carlo Ridolfi - Paolo Veronese

Carlo Ridolfi – Paolo Veronese

Negli anni immediatamente successivi, Paolo Veronese diventa uno dei più conosciuti e laboriosi pittori della Scuola Veneziana, noti per il loro uso del colore e per le splendide composizioni.
Nel 1555 il pittore inizia a lavorare agli affreschi per la Sagrestia e la Chiesa di San Sebastiano, a cui lavorerà, a più riprese, per circa quindici anni realizzando uno dei maggiori cicli pittorici del Cinquecento veneziano
La realizzazione delle “Storie di Ester”, tre grandi tele dipinte per il soffitto della navata, sottolineano monumentalità e la forza che il pittore ama affrontare.
La “Cena in Emmaus” del 1560, anche questa esposta al Museo del Louvre, Parigi, dà il via ad una serie di composizioni, le cosiddette “Cene”, in cui il soggetto sacro si traduce in una spettacolare festa signorile. 
Sempre all’inizio degli anni ’60 Paolo Veronese intraprende il ciclo d’affreschi che orna “Villa Barbaro” a Maser, costruita dal celebre architetto Palladio.
In questi affreschi, che si distinguono per la naturalezza dei soggetti, reinterpreta la struttura architettonica della villa, rompendo le pareti con paesaggi illusionistici e soffitti aperti su altissimi cieli azzurri animati con figure della mitologia classica.
Nel 1566 Veronese dipinge nella sua città natale la grandiosa pala dell’altare maggiore di San Giorgio in Braida, il “Martirio di San Giorgio”, e, per la medesima chiesa, “San Barnaba guarisce gli ammalati” (Museo di Belle Arti, Rouen).
Sempre più impegnato in grandi tele sacre, Veronese viene convocato davanti al tribunale dell’Inquisizione per alcuni dettagli bizzarri inserita nella sua Ultima Cena commissionatagli nel 1573.
Questa strana avventura non frenò la fantasia e la voglia di dipingere del pittore che, negli anni della maturità realizza, oltre a “Nozze mistiche di Santa Caterina” (1575), le due grandi tele per la Sala del Collegio in Palazzo Ducale: “Virtù e Allegorie di Venezia” (1575-77) ed il successivo “Trionfo di Venezia”, per la Sala del Maggior Consiglio.
Nell’ultimo decennio d’attività, Veronese ammorbidisce il colore, in un evidente accostamento alla pittura tizianesca, e volge ad accenti più patetici (“Orazione nell’Orto”, Milano, Brera); in opere tarde, come la “Lucrezia” del Kunsthistorisches di Vienna, si avvertono già i segnali di una sensibilità luministica prebarocca.

Paolo Veronese - Lucrezia, Kunsthistorisches di Vienna

Paolo Veronese – Lucrezia, Kunsthistorisches di Vienna

Paolo Veronese muore il 9 aprile 1588 a Venezia, rimanendo maestro indiscusso dei Pittori del XVI secolo, per l’uso esuberante del colore e per il suo modello di composizione.

 testo tratto da settemuse.it

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