Guido Cagnacci, originale pittore italiano, nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1601.
Ravvisando in lui una certa tendenza all’arte, il padre conciapelli e messo del comune di Casteldurante (l’odierna Urbania), lo mandò a studiare a Bologna presso il nobiluomo Girolamo Leoni e poi a Roma, dove risulta che egli abbia soggiornato per almeno due volte, in compagnia del Guercino: occasioni che egli mise a frutto nella successiva pittura sacra, segnata da una forte impronta caravaggesca.

cagnacci_guido_ritrattoDurante gli anni venti e trenta del Seicento risiede a Rimini, dove lavora per le chiese della città e del circondario, molto apprezzato per all’indiscusso fascino delle sue opere, intrise di naturalismo e di sentimento.
Nel 1640 Guido Cagnacci è a Bologna, dove entra in contatto con l’anziano pittore Guido Reni (1575-1642) e con i suoi allievi e ottiene una grossa committenza con la quale dà il via alla produzione di quadri “da stanza”.
Nel 1642, anno della morte del Reni, il pittore si trova Forlì, dove prende accordi per due grandi quadri, eseguiti con notevole bravura della Gloria di S. Mercuriale e di S. Valeriano (1643-44) destinati a decorare la cappella di Santa Maria del Fuoco nel duomo di Forlì e posti in loco nel 1644 e per gli affreschi nella cupola, che non terminerà a causa delle sue disavventure sentimentali e saranno poi finiti dal giovane Carlo Cignani (1628-1719).

La causa dell’abbandono degli affreschi della cupola del Duomo di Forlì era lo scandalo scoppiato a Rimini per la relazione alquanto chiacchierata del pittore con la ricca vedova Teodora Stivivi in Battaglini con la quale cercò di fuggire dopo aver segretamente stretto un patto di nozze, scandalo tanto grande che fu il padre stesso di Guido Cagnacci a denunciarlo: a quell’epoca i matrimoni tra ceti diversi non erano ammessi.
Quando furono scoperti e lui si rifugiò nella chiesa di S. Giovanni Battista, mentre lei fu rinchiusa nel convento delle convertite e processata dalla congregazione dei vescovi.

Cagnacci, ormai perseguitato e abbandonato dal clero, fu costretto a cercare lavoro altrove; inizialmente visse tra Santarcangelo e Cesena, ma poi, si trasferì a Venezia, dove, secondo il biografo Costa (1752), nel 1649 vivrebbe in incognito, con il nuovo cognome di Canlassi, in compagnia di una giovane donna che gli funge da modella e che per passare inosservata si veste da uomo.

A Venezia, dove rimase per dieci anni, il pittore continuò a rivendicare i suoi diritti sulla cospicua dote della contessa e abbandonate definitivamente le committenze ecclesiastiche, si dedicò alla realizzazione di opere raffiguranti donne in abiti succinti, Cleopatra, Maddalena e varie Allegorie, commissionate da privati.

Guido Cagnacci - Susanna e i vecchioni

Guido Cagnacci – Susanna e i vecchioni

Con i nudi femminili, il pittore che amava tanto dipingere prosperose Madonne, trova per il suo stile un punto di perfetto equilibrio fra il classicismo di Guido Reni e l’antimanierismo del Caravaggio, in un Barocco personale.
Anche se nel suo tempo l’arte è ancora legata e ispirata solo alla sacralità religiosa, Guido Cagnacci sfugge alle regole e ha il coraggio di interpretare il fascino sacro della bellezza secondo l’ispirazione, il sentimento e le idee proprie.

Dopo una breve presenza a Cesenatico (1658) il pittore, grazie alla fama raggiunta, si sposta a Vienna, dove è documentato dal 1660 e dove lavora con una certa agiatezza per la corte di Leopoldo I d’Asburgo.

Guido Cagnacci muore a Vienna nel 1663 e viene sepolto nella Augustinerkirche.

 

biografia tratta dasettemuse.it

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