Pietro Antonio Rotari (Verona 1707 – Pietroburgo 1762), allievo del suo concittadino Balestra, proseguì la sua formazione a Venezia (1725-27), poi a Roma nella bottega di Trevisani (fino al 1731) e infine a Napoli presso Solimena.
Tornato a Verona nel 1734, forte di quest’eclettico bagaglio, aprì una bottega ed ebbe un buon successo come pittore religioso (San Francesco Borgia: Verona, Museo di Castelvecchio). Intorno al 1751 si recò a Vienna e a Dresda, stabilendosi poi nel 1756 a San Pietroburgo alla corte di Elisabetta II

Pietro Antonio Rotari – Autoritratto

Divenne così il pittore della corte russa; realizzò inizialmente opere dal tema mitologico e ritratti dei grandi dell’impero, ma diventò poi celebre per i piccoli ritratti femminili, che diventarono un’autentica moda. La gamma dei colori della sua tavolozza diventa essenziale: fece uso di varie tonalità di grigi, marroni tenui, verde oliva, rosa e neri, e il bianco per le lumeggiature, le perle e i merletti. I soggetti sono le più belle fanciulle di tutta la Russia immortalate in varie pose (civettuole, piangenti, sorridenti, annoiate, ecc.); la figura è sempre rappresentata a mezzo busto su uno sfondo essenziale. Alla morte di Elisabetta, egli restò in auge anche sotto il suo successore, lo zar Pietro III, fatto poi eliminare dalla sua consorte, la futura Caterina II.
Pietro Rotari morì poco dopo lo zar, e nel suo testamento lasciò gran parte delle sue opere rimaste nel suo studio alla nuova imperatrice, la quale acquistò dalla famiglia il lascito per un ammontare di 17.000 rubli. Queste opere furono collocate nella reggia di Peterhof, che è attualmente la loro sede.

Ritrattista e pittore di genere, produsse un gran numero di opere (Caterina II ne possedeva 240), con un realismo discreto in cui si avverte l’influsso di Liotard e del gusto francese. Sue opere religiose sono conservate nelle chiese di Bergamo (Duomo, Sant’Alessandro della Croce, Santo Spirito), Padova (Basilica del Santo, San Giovanni), Parma (San Rocco) e Verona.
I ritratti femminili dipinti in Russia sono in gran parte perduti (quelli di Tsarskoie Selo andarono distrutti durante la prima guerra mondiale) o dispersi.

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