Guérin Pierre-Narcisse (Parigi 1774 – Roma 1833) venne ammesso a undici anni alla scuola dell’accademia reale di pittura e scultura; allievo di Taraval, Brenet e poi Regnault, nel 1793 concorse per il grand prix con il Corpo di Bruto riportato a Roma. La soppressione dell’accademia e gli eventi storici sospesero il concorso fino al 1797, anno nel quale Guérin vinse, con la Morte di Catone di Utica (Parigi, Louvre), uno dei tre grand prix di pittura in palio. Nel salon del 1799 il Ritorno di Marco Sesto (Parigi, Louvre) ebbe inaudito successo per motivi sentimentali e politici.

Jodocus Sebastiaen van den Abeele – Ritratto del pittore Guérin (dett)

Fino al novembre 1805 Guérin soggiornò a Roma, compiendo due viaggi a Napoli, nel corso dei quali le bellezze naturali e le tracce dell’antico presenti nel paesaggio napoletano contribuirono a rafforzare il suo gusto per una descrizione dell’antichità intrisa di poesia virgiliana, evidente nei Pastori alla tomba di Aminta (Parigi Louvre), esposto al salon del 1808 insieme a Bonaparte perdona ai rivoltosi del Cairo (Versailles). Le reazioni del pubblico furono, questa volta, piú discordanti e lo stesso accadde nel 1810 con Andromaca e Pirro e con Aurora e Cefalo.  
Il governo della Restaurazione affidò a Guérin lavori che restarono allo stato di progetti o di abbozzi ma dipinse ritratti di generali vandeani, che decorarono la sala delle guardie al castello di Saint-Cloud

Al salon del 1817 Enea e Didone (Parigi, Louvre) e Clitemnestra (Parigi, Louvre) attirarono nuovamente l’attenzione del pubblico. Nel frattempo aveva aperto uno studio che fu frequentato dai principali protagonisti della pittura romantica: Géricault, Delacroix, Alaux, Cogniet, Scheffer Périn, Orsel. Membro dell’Institut nel 1815 divenne docente all’Ecole nationale des beaux-arts nel 1816. Nominato nel 1816 direttore dell’Accademia di Francia a Roma, prima rinunciò, poi, nel 1822, accettò; durante i sei anni in cui la gestí, non poté quasi dipingere. Nel 1829 fu fatto barone da Carlo X e riprese a Parigi la sua attività di docente accanto a Gérard, Gros e Ingres, pur abbozzando la sua grande tela della Morte di Priamo ovvero L’ultima notte di Troia di cui aveva meditato a Roma la composizione. Nel febbraio 1833, dopo una grave malattia, parti per villa Medici, ove morì il 16 luglio. La sua cripta funeraria si trova in San Luigi dei Francesi a Roma, ove un monumento lo commemora.
La sua fu una brillante carriera di pittore di storia; fu favorito dai governi senza ricercarne gli incarichi; preferiva i temi liberamente scelti e lungamente elaborati. La sua arte, formatasi in uno studio che prolungava tradizioni di solido mestiere, riflesse sulle prime le preoccupazioni «romane» del periodo rivoluzionario; questa fase terminò col Ritorno di Marco Sesto, sorta di appello alla riconciliazione. Da allora il pittore si dedicò soprattutto all’espressione delle passioni nell’ambito di soggetti tratti dalla letteratura classica.

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