Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Piazza Navona… in prosa rimata.

PIAZZA NAVONA.

Piazza Navona – Foto di Marco Verch licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

Addobata a festa prima di Natale e piena di bancarelle

che fanno felici nonni, genitori, ragazzini e giovani pischelle,

è la più famosa e amata piazza del barocco romano

costruita sui resti del Circo Domiziano;

il nome deriva per corruzione dai giochi agonali

dove si svolgevano corse, giostre, feste e battaglie navali.

Bernini e Borromini, i due architetti più valenti del 600,

quantunque lavorassero assieme, litigavano spesso perdendo i lumi;

il loro antagonismo artistico toccò l’apice nel preciso momento

delle costruzioni della Chiesa di Sant’ Agnese e della Fontana dei Fiumi.

Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona – Foto Paul Hermans, GNU Free Documentation License 

Ultimata che fu dal Borromini la Chiesa di S.Agnese proprio sul posto

ove la giovane fu spogliata e martoriata ( un miracolo immanente

le fece crescere i capelli per coprire le nudità tosto tosto)

Bernini espresse la sua disapprovazione per questo spettacolo indecente:

rappresentò così, nella decorazione della fontana,

le statue dei grandi fiumi, una di spalle alla facciata,

un’altra inorridita che si difende dal crollo della chiesa cristiana

e un’altra ancora con gli occhi coperti per’ non veder con una velata

(allusione invece alle sorgenti del Nilo sconosciute in quel momento).

In mezzo il Bernini alzò l’obelisco del Circo di Massenzio con ardimento.

Per accentuare la rivalità fra i due artisti questo dice la leggenda che si sa,

come sempre succede, è un frammisto di fantasia e di verità:

anche questa diceria, pure se non proprio vera, è ben architettata

perché la chiesa fu iniziata dopo che la fontana venne inaugurata.

Sant’Agnese in Agone (Piazza Navona), Roma (foto di Alvesgaspar  licenza internazionale Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 )

Comunque con impazienza aspettava questo giorno il Borromini tanto bistrattato

perché aveva capito, lui che d’idraulica bene se ne intendeva,

che il serbatoio dell’acqua, costruito male, non avrebbe più di tanto funzionato.

Stanco dell burla delle statue, che alle spalle sue la gente se la rideva,

una sera con gli amici, non potendo più sopportare li loro scherzi ingrati,

si lasciò scappar: “La fontana non verserà perché costruita su calcoli sbagliati!”

Venutolo a saper Bernini, che non aveva dubbi sulla perizia del rivale,

ristudiò il progetto, ci lavorò sopra ma non trovò un errore, uno che sia;

ricorrere all’avversario mai e poi mai, meglio la morte brucente come il sale:

per sbrogliare il nodo del problema bisognava cercar per un’altra via.

Dopo riflettuto a lungo gli venne in mente un espediente:

dato che la casa del Borromini era accudita da una  matura zitellaccia,

sguinzagliò un suo scolaro che fece finta d’esser innamorato dandole la caccia,

e così conquistò la donna oltre il segreto della fontana in quel frangente.

Tutto era dovuto a un nasone refrigerante sito nel corso dellla condotta

che rubava l’acqua alla fontana, inaugurata alla presenza del Borromini,

fra mille zampilli e spruzzi d’acqua, mentre il popolo inneggiava il Bernini

che prese dieci in scultura ma, detto fra di noi sottovoce, cinque in condotta.!

 

Componimento di Sandro Boccia

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