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Perle di filologia della lingua siciliana: vossia, vossignuria, voscenza

Perle di filologia della lingua siciliana a cura di Federico Faraone

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vossia, vossignuria,  voscenza,  ‘ccillenza

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VOSSIA – Espressione di ossequio e di attaccamento, rivolta a familiari anziani, genitori, datori di lavoro artigiano, o più genericamente conoscenti, destinatari di rispetto e considerazione, entro un’orbita anche allargata di amicizie e conoscenze.

Questa voce pronominale sembra risalire a un’antica locuzione spagnola: vusìa (contrazione di vuestra usìa), dove appunto “usìa” esprime riguardo e devozione, ed insomma una specie di “confidenziale deferenza”.  Lo stesso termine spagnolo sembra allacciato alla voce greca ουσία, che si legge usìa e che ha il significato similare di bene, risorsa, ricchezza (morale), intesi come ammirata qualità di mitezza e di bontà d’animo. 

È anche da osservare come il termine latino “vos” (=voi), che compone appunto l’espressione “vossia”, sia stato usato sia nell’ambito strettamente familiare, che in una cerchia più estesa e che sia stato quindi rivolto a persone, con le quali sia esistito un rapporto di conoscenza diretta o anche in diretta.  Non sono poi tanto lontani i tempi in cui la moglie usava un rispettoso voi verso il marito, i figli si rivolgevano “in terza persona” (col vossia, appunto) verso i genitori ed i parenti più anziani, mentre i popolani d’età matura si davano scambievolmente del voi.  

A margine di queste considerazioni di rispetti e di riguardi, non sarebbe forse da respingere del tutto la locuzione latina “vos, ēia!” (espressione festosa e cordiale, raffrontabile col nostro vossia),  che  sembra voler esternare un rispettoso compiacimento, per l’incontro, per la visita o  per l’abboccamento.

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VOSSIGNURIA, pronunciato con deferenza verso il proprietario terriero, il cosiddetto “signuri”, del quale spesso si era anche dipendenti.  L’espressione riconosce ed esprime una posizione di sudditanza, generata anche dal rapporto di lavoro. Si tratta della contrazione di “Vostra Signoria”, che sembra risalire all’analoga locuzione spagnola vueseñoria, che si pronuncia vuesegnoria e che richiama l’analoga contrazione ispanica di vuestra señoria.

 eccellenza

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VOSCENZA – Solo apparentemente controversa, quest’interpretazione pone in particolare rilievo la differenza di ceto ma soprattutto di scientia, classicamente attribuita a persona ritenuta sapiente, esperta, dotta. Il termine farebbe riferimento anche alla differenza sostanziale tra cultura e qualità intellettiva di persone considerate ben diverse. Sembra soccorrere a questa versione l’analoga voce spagnola vuecencia, di similare senso e significato. Si dava del Voscenza al politico, all’alto comandante militare, al funzionario di polizia, al barone, al “grande proprietario terriero” col quale ricorrevano rari incontri sul luogo di lavoro. Ed ancora al famoso medico, al grande benefattore, ad una autorità cittadina di riconosciuta rilevanza, al podestà, ai sindaci di una volta.

Il predetto termine di “scienza”, riconosceva l’autorevolezza di esperto e di conoscitore nei vari campi. Si tratterebbe quindi di competenza e dunque di saggezza, ma anche e soprattutto di prestigio specifico e completo.

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‘CCILLENZA (eccellenza, appunto).  Deferenza rivolta anche questa in terza persona. Era più comunemente indirizzata a un magistrato, a un Ministro (…laddove se ne fosse mai incontrato qualcuno!), o ad un alto funzionario dello Stato: il Prefetto, un dignitario di corte.

Il titolo di ‘Minenza (Eminenza) infine, era rivolto ai più alti prelati ecclesiastici, a cominciare dal Vescovo e fino al Cardinale.

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