Perle di filologia della lingua siciliana a cura di Federico Faraone

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surátu, ‘na zappa r’acqua!  

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SURÁTU, ‘NA ZAPPA R’ACQUA! (anche: ‘ntâ  ‘na zappa d’acqua,  genericamente intesa come quantità di questo liquido).
La nostra locuzione si riferisce a un sudore abbondante ed anzi ben fuori dal normale, tanto da rappresentare un individuo come “immerso” in un canale d’acqua corrente.

sudore

Non si tratta dunque di una zappa intesa come arnese (derivato in questo caso dall’arabo sabba) bensì di una misura, la zappa d’acqua appunto, la quale definiva “… una misura d’acqua, di cui si regola tutto il Regno.” (S’intende il regno di Sicilia: siamo nel XVIII° secolo). Questo parametro, corrispondeva a 2.048 litri d’acqua e, assieme ai suoi sottomultipli, definiva la portata, nel tempo di un minuto, di una sorgente, o di un corso d’acqua, o di un canale per irrigazione o per i mulini ad acqua.

irrigazione

La “zappa” era formata a sua volta da 4 “darbi” (512 lt); ogni darbo da 4 “aquili” o tarì (128 lt); ogni aquilo da 4 “dinari” (32 lt); ogni dinaro da 4 “penne” (8 lt). Una penna corrispondeva alla portata di due litri d’acqua al minuto.