Perle di filologia della lingua siciliana a cura di Federico Faraone

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fùnnicu (o fùnnacu)

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Fùnnicu (o fùnnacu). Fino a qualche decennio fa, questo termine denominava una locanda per i carrettieri in viaggio che includeva il “parcheggio” del carrettu e la mangiatura per ristorare e far riposare i cavalli.
 L’etimo più accreditato sembra essere quello arabo ar funduq, di identico significato. 

Un carrettiere mentre trasporta dei passeggeri (1890)

Un carrettiere mentre trasporta dei passeggeri (1890) – fonte Wikipedia

       Ma già nell’antica Grecia erano istituite certe strutture chiamate πανδοχεῖον (pandokèion = albergo, osteria) per accogliere i forestieri e con questi anche i mezzi di trasporto: cavalli, cammelli, carri.  Infatti il verbo παν-δοχέω (pan-dokèo) significa “accogliere tutti quanti”, nella loro diversità.

       Anche i romani, nei loro lunghi tratti di comunicazione, ebbero qualcosa di similare: la ben nota taberna, spesso con annessa a una pannāria, una specie di bottega dove si trovava di tutto, (e che nell’assonanza sembra richiamare il predetto termine greco).  

       Nel medioevo il concetto fu poi ripreso dagli spagnoli, col fùndago, che però si trovava all’interno delle zone abitate e generalmente aveva vicino la bottega del fabbro-ferraio e del carrettiere. Insomma, un odierno alberghetto/motel, con annesso parcheggio e magari con una officina nei paraggi ….

Vecchio punto di ristoro

Vecchio punto di ristoro

      Oggi i fùnnichi non esistono più, ma a fronte di persone che parlano ad alta voce e che mostrano poco interesse alla presenza di altri, il nostro linguaggio usa ancora chiedere: Ehi, ma chi vi pari ca siemu ô fùnnicu?. (Invito a tacere od abbassare la voce: Ehi, ma credete di essere in un fondaco?). Tanto a conferma della promiscuità dei personaggi che frequentavano tali ambienti.