Perle di filologia della lingua siciliana a cura di Federico Faraone

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cardùni

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CARDÚNI ! Epiteto per niente simpatico, attribuito a un individuo scostante, di difficile approccio, di duro comprendonio e che quindi ha un modo scontroso e aggressivo di rapportarsi con le persone. 

Comunemente, nel nostro idioma la parola carduni denomina un lungo germoglio del cardo ed anche del carciofo e si riferisce alla sua parte commestibile, dal sapore amarognolo, che è contenuta nello stelo. Appare però strano come una pianta, peraltro piuttosto bassa, venga paragonata a un individuo “tutto d’un pezzo”, altezzoso e per un certo verso anche “isolato” dai suoi simili, perché “scostante” (anche materialmente!). Perciò il paragone col cardo sembra fare fatica a reggere e pare proprio che ci stia proprio “stretto”; a meno che non si tratti di una lettura cui è stata data una interpretazione differente.

      La nostra ricerca ci ha portato in Argentina e precisamente nel parco Los Cardones, nella provincia del Salta, nel nord-ovest, verso i confini con la Bolivia.
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Parque Nacional Los Cardones - Salta, Argentina

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Qui i primi “conquistatori/avventurieri” spagnoli vennero a contatto (si fa per dire!) con queste piante grasse piuttosto alte, irte di spine lunghe anche fino a trenta centimetri, isolate, cresciute a parecchi metri l’una dall’altra, con curiose ramificazioni – mediamente due o tre al massimo – che sembrano braccia e che richiamano perciò uno strano aspetto “umano”. 

        Probabilmente c’è un conflitto di denominazione e d’intesa, tra il nostro “cardone-pianta” ed il cardone-cactus argentino”, cui ci stiamo riferendo.

      – La prima è una pianta mediterranea e non solo. In Italia cresce spontanea, ma è anche   coltivata per essere usata, ad esempio, nelle pietanze più esclusive della cucina ligure e piemontese.
A tale scopo viene infatti lavorata e accudita con metodi scientifici e, tanto per fare un esempio, viene fatta sviluppare in orizzontale e a livello della terra, perché il freddo della brinata notturna rende più tenera la parte commestibile del cosiddetto “cardone”.

        Va anche evidenziato che il fiore del cardo appariva nientemeno che nello stemma reale di Scozia e che successivamente, dopo la riunificazione dei due Regni (1707), fu riportato anche nello stemma d’Inghilterra.  Non solo, ma questo stesso fiore campeggia ancora oggi, ben evidente, nel blasone del Most Ancient and Most Noble Order of the Thistle (cioè: il Molto Reverendo e Molto Nobile Ordine del Cardo), che, per dignità, è ancora il secondo del Regno Unito, dopo il regale Ordine Della Giarrettiera.  (Thistle è appunto il nome inglese del cardo.) 

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nobile_cardo

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       –  La seconda denominazione di cardon (cactus), resta ancora come tale, importata in Europa anche dalle prime spedizioni spagnole in Argentina, fin dall’inizio del XVI° secolo. 

   Mentre, quindi, per i restanti Paesi Americani la pianta in argomento é chiamata cactus, in Argentina viene ancora chiamata cardon. Anzi, per quanto ci risulta, in Argentina un analogo nomignolo viene rivolto agli individui “antipatici, sciocchi, ignoranti e che hanno una mentalità diversa”. 

      Perché quindi meravigliarsi ulteriormente, se pensiamo che questa parola può essere arrivata a noi anche attraverso quelle migliaia di siciliani (e tantissimi delle nostre parti) che emigrarono in Argentina e che ritornarono poi in patria, con un linguaggio “arricchito” di termini ispano-sudamericani?  

 I due “cardoni”, che nel nostro idioma vengono ingiustamente assimilati senza tener conto delle diversità botaniche, ma anche storiche e di costume, meritano ora una giusta considerazione che ne diversifichi almeno il senso e la denominazione.
Per il resto ci si rimette all’apprezzamento 
e al credito di chi sta leggendo.