Anonimo - Copia dell’Autoritratto di Pelagio PalagiPittore italiano, architetto, designer e collezionista, nato a Bologna il 25 maggio 1775
All’età di 12 anni iniziò a frequentare la casa di Bologna del suo mecenate conte Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti, le cui collezioni e biblioteca hanno favorito la sua prima educazione artistica e hanno generato il suo gusto per la raccolta. 
Dal 1795 ha lavorato su diversi schemi decorativi con il progettista teatrale e decoratore Antonio Basoli (1774-1848)
Fu influenzato dal lineare stile educato di Felice Giani, con il quale ha frequentato l’importante sessioni di disegno a casa dell’incisore Francesco Rosaspina ( 1762-1841 ). 
A partire dal 1802, ha partecipato, informalmente, all’Accademia della Pace di Bologna.  
Presto il suo disegnare ha assunto uno stile bizzarro simile a quello di Piranesi ed ai primi romantici come Luigi Sabatelli e Henry Fuseli. Durante questo periodo inizia a progettare monumenti funerari, un tipo di commissione che ha continuato a ricevere tutta la vita. Nel 1805 ha lavorato con Giani sulle decorazioni del Palazzo Aldini, Bologna. 
Fra il 1806 e il 1815 completò la sua formazione all’Accademia di San Luca di Roma.
Nella città capitolina venne in contatto con Camuccini, Appiani e Canova: sotto la loro autorevole influenza si avvicinò al neoclassicismo, come dimostrano i dipinti realizzati per il Quirinale, fra cui Cesare che detta i Commentari (1811-1813, Palazzo del Quirinale, Roma) e alcuni ritratti femminili oggi conservati presso la Galleria d’arte moderna di Bologna.
Nel 1815 si trasferì a Milano, dove dal 1818 insegnò Pittura d’Istoria a Brera e, sull’esempio di Hayez, aderì alla pittura romantica. I suoi quadri di soggetto storico – come L’incontro di Carlo VII e Gian Galeazzo Sforza a Pavia nel 1494 (1822, Lodi, Museo Civico) – si distinguono per la particolare cura nella resa degli interni.

Palagi_Statua_al_Conte_VerdeNel 1832 fu nominato da Carlo Alberto architetto di corte e direttore delle raccolte albertine; da allora si dedicò soprattutto all’architettura. Nel 1834 lavorò agli ampliamenti della reggia di Racconigi e progettò, nel parco del palazzo, la Margheria, fra i primi edifici neogotici in Italia. Al Gothic revival si riconduce anche la torre realizzata presso la villa Traversi Antona di Desio (1840-1844). Tra le imprese più importanti come architetto d’interni figura il restauro di alcune sale del Palazzo Reale di Torino, destinate alle collezioni sabaude, per le quali Palagi progettò anche gli arredi: i mobili disegnati per l’occasione rispecchiano stili differenti – neogotico, neoegizio, neoetrusco – mostrando nell’autore una forte propensione all’eclettismo.
Aveva un sedicente “mania per le cose antiche” che ha colpito tutti gli aspetti della sua vita. Era un appassionato collezionista ed ha creato una delle più ricche collezioni archeologiche del 1800. Palagi possedeva una notevole collezione di bronzi, sculture in marmo, vasi etruschi, e di oro, argento, oggetti in vetro e acquisite durante i suoi anni vissuti a Roma, Milano e Torino.
A pochi giorni dalla morte, avvenuta a Torino il 6 marzo 1860, Palagi redasse il suo testamento. 
Il Comune di Bologna fu nominato erede di tutti i suoi oggetti d’arte e di antichità, delle medaglie, della biblioteca, dell’archivio e dei disegni. Il materiale librario, l’archivio, i disegni e le incisioni sono oggi conservati presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio; le collezioni di antichità sono invece suddivise fra il Museo civico archeologico e il Museo civico medievale di Bologna.

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