Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Padova – La Cappella della tomba di sant’Antonio

Sant’Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Una tradizione barocca indica la data del 15 agosto.
Era figlio dei nobili Martino de’ Buglioni e donna Maria Taveira. La loro casa distava pochi metri dalla cattedrale. Fu battezzato con il nome di Fernando.

Soprattutto per la mediocrità morale, la superficialità e la corruzione della società si sentì spinto ad entrare nel monastero agostiniano di São Vicente, fuori le mura di Lisbona, per vivere l’ideale evangelico senza compromessi.

El Greco - S_Antonio di Padova - Museo del Prado, Madrid, Spagna

El Greco – S. Antonio di Padova – Museo del Prado, Madrid, Spagna

Tra gli agostiniani Fernando dimorò A São Vicente per circa due anni. Poi, infastidito dalle continue visite degli amici, con i quali più nulla aveva a che spartire, chiese di trasferirsi altrove, sempre all’interno dell’Ordine agostiniano.
Antonio affrontava così il suo primo grande viaggio, 230 chilometri circa, quanti separano Lisbona da Coimbra, allora capitale del Portogallo.

Verso fine estate del 1220 Fernando chiese ed ottenne di lasciare i Canonici regolari di sant’Agostino per abbracciare l’ideale francescano.

Il Santo morì a Padova, a 36 anni ,il 13 Giu 1231

nota a cura di Valeria Pierleoni

Padova – La Cappella della tomba di sant’Antonio
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arca_del_santo_02I tesori d’arte di questa cappella sono minacciati dalla massiccia presenza di umidità che si infiltra nei marmi degli altorilievi con gravi rischi di distacco e di frattura. Il perimetro della cappella con i nove altorilievi di marmo di Carrara raffiguranti la vestizione e i miracoli del Santo, sia in vita che post mortem, si presenta offuscato e ingiallito dalla condensa e dal nerofumo della combustione di candele e incensi.

Ora è pronto il progetto per una serie di interventi restaurativi.

La tomba del Santo è stata chiamata fin dagli inizi anche “Arca“. In questa cappella, sotto la mensa dell’altare e ad altezza d’uomo, c’è la tomba del Santo, qui collocata dopo essere stata dal 1231 al 1263 nella chiesetta Santa Maria Mater Domini (oggi Cappella della Madonna Mora) e dal 1263 al 1310 nel centro della Basilica, di fronte al presbiterio, sotto l’attuale cupola conica; incerta invece rimane la collocazione della tomba dal 1310 al 1350 (che può essere stata anche l’attuale). Dal 1350 è sempre rimasta in questa cappella.

arca_del_santo_03Fino agli inizi del Cinquecento lo stile con cui era ornata la cappella era quello gotico, con affreschi di Stefano da Ferrara, lo stesso della Madonna del Pilastro.

L’arredo attuale, cinquecentesco, notevolmente unitario dal punto di vista architettonico e scultoreo, sembra doversi attribuire a Tullio Lombardo
L’altare è piuttosto invadente, ma l’artista Tiziano Aspetti (che lo realizzò verso la fine dei Cinquecento) era condizionato dall’altezza difficilmente modificabile della tomba, di certo precedente. Le statue sull’altare (sant’Antonio tra san Bonaventura e san Ludovico d’Angiò) sono dello stesso artista, mentre altri bronzisti hanno realizzato gli Angeli portacero, il cancelletto e i due piccoli candelabri.

Quelli più grandi e slanciati, su supporti d’angeli in marmo, sono invece creazione secentesca di Filippo Parodi.

Altorilievi che accompagnano l’itinerario intorno alla tomba. – Con un po’ di attenzione e di buon senso si può armonizzare, per chi lo desidera, una sosta di raccoglimento presso la tomba del Santo con uno sguardo sommario ai nove altorilievi che la cappella ci propone.

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  1. Sant’Antonio riceve l’abito francescano. Opera di Antonio Minello (1517).arca_del_santo_vestizione_di_santonio_a_minello
  2. Il marito geloso, la cui moglie, pugnalata per gelosia, viene risanata dal Santo. Il lavoro, iniziato da Giovanni Rubino (detto il Dentone), fu portato a termine da Silvio Cosini (1536).arca_del_santo_ilmiracolo_del_marito_geloso_rubino_cosini 
  3. Il giovane risuscitato dal Santo. Il Santo, prodigiosamente trasferitosi in Portogallo, risuscita un giovane perché riveli l’identità dei suo vero assassino così da scagionare il padre di Antonio, nel cui orto il cadavere era stato occultato. Iniziato da Danese Cattaneo, fu ultimato da Girolamo Campagna (1573).arca_del_santo_miracolo_del_giovanerisuscitato_cattaneo_campagna
  4. La giovane risuscitata. Si tratta di una ragazza annegata, risuscitata dal Santo, che nella rappresentazione non compare anche se in alto si vede la sua Basilica. È opera di Jacopo Sansovino (1563). Realizzazione ben calibrata e intensamente vigorosa.arca_del_santo_ilmiracolo_della_ragazza_annegata_j_sansovino_luce  
  5. Il bambino risuscitato. Si tratta del nipotino di sant’Antonio. Opera di Antonio Minello con ritocchi del Sansovino (1536).arca_del_santo_ilmiracolo_del_fanciullo_annegato_minello_j_sansovino_luce  
  6. Il cuore dell’usuraio defunto non viene trovato dove doveva essere, ma nel suo forziere, come il Santo aveva sostenuto. Opera di Tullio Lombardo (1525).arca_del_santo_ilmiracolo_dellusuraio_t_lombardo_luce 
  7. Sant’Antonio riattacca il piede a un giovane, che per disperazione se l’era troncato dopo aver dato un calcio alla madre. Evidente la mano di Tullio Lombardo(1504).arca_del_santo_ilmiracolo_del_piede_riattaccato_t_lombardo 
  8. Il bicchiere rimasto intatto, dopo essere stato scagliato a terra per sfida da uno che non credeva nella predicazione e nei prodigi operati da sant’Antonio. Iniziato daGiovanni Maria Mosca, fu portato a termine da Paolo Stella (1529).arca_del_santo_ilmiracolo_del_bicchiere_scagliato_gm_mosca_luce 
  9. Sant’Antonio fa parlare un neonato, perché attesti la fedeltà della madre, ingiustamente sospettata dal marito geloso. Opera di Antonio Lombardo (1505), fratello di Tullio.arca_del_santo_ilmiracolo_del_neonatoparlante_a_lombardo

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