Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Orazio, il poeta latino dotato di inusuale ironia

di Sandro Boccia.

Edgar S. Shumway (1885) – Orazio

Fu “er più” de li poeti lirici della latinità, da sempre ricordato
pe’r “Carpe diem” ovvero “Coji l’attimo”, famoso pe’ le sue Epistole, Odi
e Satire e propio pe’ quest’urtime da Dante Alighieri menzionato
“Quelli è Omero poeta sovrano, l’artro è Orazio satiro che vene”, lettore godi!
Assente nella tradizione greca la satira era un genere perloppiù romano:
Orazio confessò d’essese ad essa dedicato perchè era fonte de successo
e perché lui co’ l’ironia ce se ficcava come a pocker in un piatto ricco.
Nonostante ciò lo stoico Damasippo illustrò e rimproverò ar poeta romano
tutti li sui difetti, fisici e morali: scimmiottava li grandi, lui ch’era quasi un cesso,
fio de liberto e basso de statura, viveva a la grande senza avè sordo e bricco,
iracondo e licenzioso co’ la gioventù. Difetti che Orazio riconosceva co’ onestà
chiedendo indurgenza anche se se prodigava, nelle Satire, in utili pratici consiji:
sull’avarizia coniando la massima “est modus in rebus”, sui pericoli dell’adurterio
sulla saggezza nella vita quotidiana e anche a tavola predicava (sic) la sobrietà.

Adalbert von Roessler – Orazio

L’autoritratto se completa quanno se fece impartì una lezione, e mò dico sur serio,
de morale dar suo schiavo Davo nelle feste saturnali in cui, pensate un po’, li fiji
trattavano li padri da pari a pari, come puro schiavi e padroni, cojonando Orazio
e alludendo ch’er dono ricevuto dalle Muse era ‘na pazzia bella e bona, ‘no strazio.

Josef Abel – Orazio nella sua villa a Tiburu

Poeta latino classico e moderno, curtore e maestro dell’arte dello stile, modello
d’eleganza, osservatore der costume censurò vizi e difetti de questo e de quello
pur consapevole de li propi limiti tanto che lui istesso nun se definì un poeta:
Orazio creatore de arte fina, de massime immortali e der praticismo abile profeta!

 

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