Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

“Old Charlie”, un misterioso caso sottovalutato

Uno dei miei più grandi desideri irrealizzabili è quello di viaggiare nell’universo e scoprire tutti gli straordinari segreti che nasconde.
Per quanto l’uomo osservi la volta celeste da secoli, solo di recente ha iniziato a comprenderne parte dei suoi misteri. Considerando che non conosciamo nemmeno 1/100 della nostra galassia e che l’universo conosciuto ha miliardi di galassie, siamo appena all’inizio dell’esplorazione dello spazio e non è detto che ciò che ipotizziamo grazie alle simulazioni dei computer sia esatto.

Io, come molte persone che si interessano di astronomia o che semplicemente amano guardare le stelle, posso solo azzardare ipotesi su cosa ci sia oltre la Fascia di Asteroidi, se ci sia il tanto discusso Nibiru, se ci sia vita su altri sistemi stellari; e potrei anche azzeccare qualcuna della mie ipotesi, ma di certo non tutte quelle che direi al bar agli amici davanti ad un birra.

L’ammasso aperto M16

Ma il caso di Jevington è talmente misterioso che ancora oggi si parla di lui e molti astronomi moderni non sanno spiegarsi come fece a prevedere scoperte che avvennero oltre 30 anni dopo la sua scomparsa.
Già, è di scomparsa che bisogna parlare e non di morte perché Jevington sparì nel nulla due volte, la seconda per sempre. Ma partiamo dall’inizio.
Charles Jevington non era un astronomo, non era uno studioso e a dirla tutta non aveva nemmeno un lavoro: era nato nel 1880 e nella vita non aveva di certo avuto fortuna. Nel 1954, a 74 anni, era un vagabondo che viveva alla giornata nei pressi del villaggio di Thursby, alla periferia di Carlisle (Inghilterra) e si arrangiava facendo lavoretti o chiedendo del cibo ai contadini della zona.
In fondo era un brav’uomo e tutti al villaggio sapevano che non aveva mai fatto del male a nessuno, tanto che era soprannominato affettuosamente “Old Charlie”. Parlava poco della sua vita, ma se gli veniva offerta una birra o un pasto caldo si soffermava a far due parole e si diceva che era perfino piacevole starlo ad ascoltare.
Ad ogni modo nel maggio del 1955 il vecchio Charlie sparì nel nulla. Bene o male ogni giorno percorreva i sentieri nei campi o le vie del villaggio, ma all’improvviso nessuno lo vide più, come se si fosse volatilizzato. L’ultima persona che lo vide fu Meg Compton, la figlia di un contadino dove Jevington si recava quasi ogni mattina per prendere un po’ di latte e un tozzo di pane: la ragazza avvertì la comunità della scomparsa dell’uomo e disse che l’aveva visto dirigersi dopo il tramonto verso un piccolo bosco vicino casa sua con uno zaino in spalla.
Ci volle qualche giorno prima che partissero le indagini: in fondo Charlie era un poveraccio, aveva una vecchia casa in città, ma ci andava solo per dormire e la polizia sembrò sin da subito poco interessata nel spendere energie nelle sue ricerche. L’idea era che fosse morto in qualche canale di irrigazione o che si fosse spostato altrove.
Ad ogni modo per oltre 30 chilometri quadrati la zona fu setacciata accuratamente, ma dell’uomo non si trovò alcuna traccia; la polizia chiuse il caso ipotizzando che Old Charlie avesse preso la strada principale e se ne fosse andato verso la città di York.

La vicenda fu presto dimenticata fino all’agosto del 1960, quando incredibilmente, dopo oltre 5 anni dalla sua scomparsa, Charles Jevington fu visto nuovamente per le strade di Thursby.

Nonostante l’incredulità di alcuni, nessuno si pose il problema di cosa avesse fatto in quel periodo e dopo tre giorni dalla sua ricomparsa Meg Compton fu l’unica che nel pub del villaggio gli chiese dove fosse stato.
Le dichiarazioni del vecchio Charlie fecero scoppiare a ridere tutti i presenti, ma oggi gli studiosi pagherebbero per sentirle personalmente dalla sua bocca.

Charlie disse che una sera stava passeggiando nei boschi per raccogliere della legna quando vide un oggetto metallico della grandezza di una casa in mezzo ad una radura.
Si avvicinò incuriosito e incontrò degli esseri umani “strani” che vestivano una tuta scintillante e che stavano raccogliendo piante ed erbacce per inserirle in strani contenitori di vetro.
L’uomo li descrisse come apparentemente umani, ma con orecchie molto lunghe, occhi tre o quattro volte più grandi del normale e una pelle verdastra. Stranamente parlavano la sua lingua, sebbene lui non vedesse muovere le loro labbra.

Old Charlie rivelò che gli offrirono “di andare a fare un lungo giro con loro” e che ritardarono la partenza per consentirgli di recuperare alcune delle sue cose.
Durante quel viaggio fu portato in molti luoghi meravigliosi e quegli strani amici gli mostrarono molte stranezze e bellissimi pianeti sparsi in tutta la galassia.

In quel pub quella sera c’erano anche persone istruite, non solo contadini, e uno di loro, per sbugiardare il vecchio gli chiese se lo avessero portato a vedere i due anelli di Saturno (al tempo se ne conoscevano 3): Charlie disse che era stato anche nei pressi di Saturno e che gli anelli erano tantissimi, non solo due.
Non solo: aggiunse che oltre a Saturno anche Giove, Urano e Nettuno avevano anelli.

Quella dichiarazione fece nuovamente scoppiare a ridere la gente presente, ma Jevington disegnò su carta quella che è l’attuale conformazione degli anelli di Saturno e insistette sul fatto che perfino Giove, che è visibile da secoli con un qualsiasi telescopio, abbia anelli attorno a se.

Uno schema degli anelli di Giove che mostra i quattro componenti principali. Per semplicità, Metis e Adrastea sono raffigurati come se condividessero la loro orbita. Immagine di dominio pubblico.

Fece anche molte altre dichiarazioni (ancora non confermate), come il fatto che oltre Plutone ci sono almeno tre pianeti più grandi della Terra, che nella galassia vi sia un’infinità di pianeti sui quali c’è vita, alcuni a livello primordiale, ma altri con piante, animali e perfino creature intelligenti.

Parlò di una stella molto vicina a noi sulla quale c’erano alcune “scimmie bianche” e disse che più lontano c’erano molti pianeti con “persone strane”.
La gente si divertiva tanto a quelle dichiarazioni strampalate che iniziò a prenderlo in giro e Old Charlie ad un certo punto si scocciò e fece per andarsene.
L’ultima cosa che fece fu ringraziare Meg per l’aiuto che lei e suo padre le avevano dato e le disse che era di nuovo in partenza con i suoi amici, che erano tornati per raccogliere altre piante di cui avevano bisogno.

Rifiutò la sua offerta di un pasto gratuito nei giorni a seguire e per circa una settimana rimase nei pressi di Thursby senza mai parlare con nessuno. Poi ad inizio di settembre Jevington scomparve di nuovo e, come disse a Meg, non è mai più ritornato.
Charles Jevington era un vecchio ubriacone, un vagabondo e non aveva avuto un’istruzione, ma oggi grazie alle sonde della NASA e all’esplorazione spaziale in generale, stiamo confermando parecchie delle dichiarazioni fatte dall’uomo oltre 60 anni fa.
La suddivisione degli anelli si Saturno è molto recente, il sistema di anelli di Urano è stato scoperto il 10 marzo 1977 e solo nel 1986 la sonda spaziale Voyager 2 li fotografò. Ebbene sì, Giove ha anch’esso degli anelli, che furono osservati per la prima volta nel 1979 dalla sonda Voyager 1 e Nettuno possiede un debole sistema di cinque anelli planetari, predetti nel 1984 da André Brahic e fotografati dalla sonda Voyager 2 solo nel 1989.
Il vecchio Charlie queste cose le sapeva già nel 1960 e diede molte altre informazioni che nel tempo probabilmente si sono perse, anche perchè rivolte a semplici bevitori da osteria.
Se vogliamo parlare di ipotesi dette a caso o di coincidenze facciamolo pure, ma nel suo caso il dubbio se lo pongono perfino i più grandi scienziati del mondo.

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fonte testo

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    2 commenti

    1. 18/06/2017    

      Grazie per aver ricordato il “Charlie” più vicino a noi ed alle nostre attuali problematiche. Che tristezza… ci impediscono anche di sognare!

    2. 18/06/2017    

      Caro Gaetano Bonelli ti farà meraviglia trovare un commento ai tuoi “ripescaggi”, come questo sul misterioso “old Charlie”. Io che l’ho letto incuriosito ho pensato che molto difficilmente si ripresentino nuove occasioni, come questa, in cui uno strano Charlie ci racconta per la terza volta il seguito dei suoi viaggi intergalattici.
      Mi sovviene un altro caso in cui tanta gente, moltissima, ha voluto far rivivere idealmente un altro “Charlie”, non quello di un vecchio, ma di un giornale. Nel 7 maggio 2015 alle ore 11.30 ci fu un attacco terroristico nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo e morirono molte persone. Non passarono che poche ore, che per solidarietà una folla immensa di parigini inscenarono il giorno successivo una grande manifestazione di solidarietà. « Je suis Charlie », da quel momento fatale in poi, è divenuta la frase di professione di fede dei francesi e non solo.
      Che dire su quell’ “Old Charlie” del villaggio di Thursby, alla periferia di Carlisle? Forse occorrerà che si ripresenti agguerrito con una nutrita scorta di extraterrestri armati di tutto punto per smuovere gli idealisti “Charlie”, compreso quelli del terrorismo presi per la pazzia della morte, che hanno bisogno che accada qualcosa di terrificante, ben più di ciò che avvenne quel 7 maggio 2015 a Parigi.
      Gaetano Barbella

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