In un’estrema sintesi diamo una scorsa agli avvenimenti più noti che riguardano le peripezie di Odisseo (Ulisse, lo zoppo, nella versione romana.)

Nascita
Niente di straordinario nella sua nascita tranne il fatto che la madre Anticlea, appena prima di sposare Laerte, re di Itaca, si sarebbe unita a Sisifo, fondatore di Corinto, l’uomo più empio e traditore. Così si spiegherebbe il carattere astuto di Ulisse che, comunque, non ha certo bisogno di quell’atavismo, perché il padre di Anticlea valeva bene Sisifo quanto ad astuzia e furbizia. Fu lui a suggerire di chiamare il bambino «Ulisse», che significa «vittima dell’ostilità». E si mostrò bravo profeta.

Tribolazioni

  •  Fatto uomo, il padre gli lasciò il trono.
  • Pretendente alla mano di Elena di Sparta, ne sposò, per compensazione, la cugina Penelope, da cui ebbe un figlio, Telemaco.
  •  Poiché fu proprio lui a suggerire al re di Sparta di ottenere da tutti i pretendenti alla mano della figlia la promessa d’impegnarsi a proteggere colui che Elena avrebbe scelto, ed ex pretendente lui stesso, non poté sottrarsi all’obbligo di prendere parte alla spedizione contro Troia, dopo la fuga di Elena con Paride, il suo «seduttore».
  •  Dei molteplici fatti d’armi e d’astuzia durante la guerra di Troia, ne citeremo, a titolo indicativo, uno solo ma grandioso: l’introduzione, da parte degli stessi Troiani, dentro le proprie mura, di un cavallo di legno pieno di combattenti greci, mentre essi credevano di essersi procurata un’offerta che avrebbe per sempre protetto la loro città.

  • L’assedio di Troia era durato dieci anni. Lo stesso tempo impiegò Ulisse a raggiungere Itaca e ad affrontarne ogni sorta di avversità e di contrattempi per essere, grazie a questi, purificato, rigenerato.
  •  Uccise il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone, di cui si attirò così la collera tenace.

  • Eolo, il re dei venti, lo accolse favorevolmente e, dopo avergli dato un otre dove erano rinchiusi tutti i venti contrari, spinse la sua nave in direzione di Itaca. Ahimè, arrivato di fronte alle coste della patria, Ulisse si addormentò, e i compagni ne approfittarono per aprire l’otre, credendolo pieno d’oro. I venti liberati scatenarono una tempesta che riportò la nave al punto di partenza.
    Ma Eolo, vedendo in questo insuccesso un segno degli dei, rifiutò di dare a Ulisse una seconda possibilità.
  •  Allontanandosi sempre più da Itaca, Ulisse passò allora un anno presso la maga Circe, che lo invitò a consultare l’indovino Tiresia: da lui seppe che sarebbe ritornato in patria, ma solo, senza compagni e su una nave, ma non la sua, e che avrebbe finalmente avuto pace, ma lontano dal mare.

  • Rimessosi in navigazione, Ulisse evitò non senza fatica Scilla e Cariddi, ma non riuscì a impedire ai compagni — che approfittarono come al solito del suo sonno — di prendere i buoi di Elios al pascolo sull’isola che avevano accostato. Ulisse si ritrovò solo su un relitto, sballottato dai flutti, poiché la nave era stata fulminata da Zeus, per punire il sacrilegio.
  • Raccolto dalla ninfa Calipso visse sette anni con lei. Alla fine gli dei ebbero pietà di lui e ottennero da Calipso che lo lasciasse partire su una zattera.

Ma un’ultima prova lo attendeva.

  • Ormai vicinissimo a Itaca, un uragano lo costrinse ad approdare, mezzo morto e completamente nudo, nell’isola di Corfù, dove Nausicaa, la figlia del re dell’isola, lo scoprì. Il re lo ricevette con grande ospitalità e gli offrì la possibilità di raggiungere, con una delle sue navi, il paese natale.

  • Ed è così che, come aveva predetto Tiresia, completamente solo, senza più nessun compagno e su una nave straniera, Ulisse fece la sua ultima (piccola) traversata e fu deposto, addormentato, sulle rive di Itaca.
    Sotto le spoglie di un mendicante, si presentò allora a palazzo, dove la fedele Penelope resisteva coraggiosamente a una folla di pretendenti sempre più insistenti e spavaldi. Grazie a un’ultima astuzia, Ulisse li massacrò tutti con l’aiuto del figlio Telemaco a cui si era svelato. Penelope ebbe qualche difficoltà a riconoscerlo, ma la rivelazione di un segreto comune le tolse ogni esitazione.

Fine

Era necessario che s’ingaggiasse un’ultima battaglia fra Ulisse e i suoi e le famiglie dei pretendenti massacrati che gridavano vendetta?
Atena e Zeus decisero altrimenti e calmarono gli animi; così, nella pace ritrovata terminarono le gesta dell’eroe, che un po’ di tempo dopo si riconciliò con Poseidone, offrendogli un triplice sacrificio.

 

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vedi anche:  I Proci non li uccise Ulisse ma Filottete