dogon_oannes2Diceva di chiamarsi Oannes. Secondo la mitologia d’Oriente, era comparso dal Mare Eritreo ed era un animale dotato di raziocinio; tutto il suo corpo era come quello di un pesce; aveva sotto la testa di pesce un’altra testa, e dei piedi umani, aggiunti alla coda di pesce. Anche la sua voce ed il linguaggio erano umani e articolati. Oannes rimase fra gli uomini senza mangiare, insegnò loro, che erano ancora molto primitivi, le lettere, le scienze, le arti e le tecniche, compresa l’agricoltura. Ogni sera rientrava nel mare e rimaneva in acqua, perchè era anfibio; scrisse anche un libro sull’origine delle cose e sul vivere civile. Dopo di lui apparvero altri esseri, simili a lui, chiamati APKALLUS.
Sul nome Oannes si sono fatte molte ipotesi: lo si é collegato col dio marino Ea (Ea-khan = Ea il pesce), o addirittura con Joannes, Giovanni Battista, o Joanas, Giona. Chi o cosa era veramente il misterioso essere. una creatura fantastica e leggendaria cui attribuire l’improvvisa evoluzione della società umana, o, come affermano molti ufologi, un visitatore spaziale in missione sulla Terra?

ApkallusDi quest’ultima idea è lo studioso tedesco Ulrich Dopatka, che non fatica a vedere nel “corpo di pesce” il ricordo deformato di una tuta spaziale anfibia. “Oannes”, racconta Dopatka, “è un nome che in siriano antico significa “lo straniero”. Il primo a parlare di Oannes è il patriarca biblico Enoch, “rapito in cielo da un vento impetuoso e portato in una Grande Casa di cristallo, alla presenza dei Figli dei Santi”, gli Osannes o Osannini. Ecco come è descritto quello straordinario incontro antidiluviano, nella versione etiope del “Libro di Enoch” (II-I sec. a.C.). “I loro abiti erano bianchi e i loro volti trasparenti come cristallo”, scrive Enoch. “Essi mi dissero che l’universo è abitato e ricco di pianeti, sorvegliati da angeli detti Veglianti o Vigilanti; e mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del cielo; essi volano con le loro ali e vanno intorno ai pianeti”. Dai misteriosi “Figli dei Santi” Enoch apprende che lo spazio è controllato da due specie di angeli. I primi sono creature tipicamente bibliche, esseri di luce superiori all’uomo per natura e per saggezza, in diretto contatto con l’Altissimo; sono chiamati Cherubini, Serafini e Osannini e sono soliti fornire messaggi rapendo in cielo le persone o, come precisa una versione slava del Libro, “penetrando in camera da letto”. I secondi, detti Veglianti o Vigilanti, sono una razza decaduta che il “Libro di Enoch” definisce “un tempo santi, puri spiriti, viventi di vita eterna, contaminatisi con il sangue delle donne”, padri di una stirpe di “giganti, esseri perversi chiamati spiriti maligni”, sterminati dal diluvio. Anche in America i maya adoravano un essere anfibio che chiamavano “Uaana” che significa “colui che risiede nell’acqua”. Si noti che personaggi mitici hanno nomi simili in civiltà che non sono mai venute a contatto tra loro. Anche i Filistei adoravano una creatura anfibia chiamata Dagon (o Odakon) che veniva raffigurata, assieme alla sua compagna Atargatis, con coda di pesce e corpo umano.

dogonDagon appartiene alla stessa radice linguistica di “Dogon”, nome di una tribù del Mali che adora il Nommo, un essere superiore dal corpo di pesce, propiziatore di tutta la loro cultura, che tornò tra le nuvole all’interno di un “uovo rovente”. A Rodi, infine, troviamo i Telchini, divinità anfibie dotate di poteri magici, che Zeus scacciò dall’isola perché avevano osato “mutare” il clima. I Dogon sono una popolazione africana stanziata sull’altopiano di Bandiagara nella repubblica del Mali. Questa popolazione entrò in contatto col mondo occidentale dopo il 1920 e nel 1931 gli antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen vi si stabilirono per diversi anni a studiarne la cultura e le tradizioni. Fu il vecchio sciamano Ogo Temmeli a rivelare a Griaule il sapere e la cosmogonia Dogon. Essi parlavano dei Nommo, creature anfibie civilizzatrici provenienti da Sirio, e mostrarono di possedere precise nozioni riguardo alla stella Sirio. Nel 1950, G. Dieterlen pubblicò i risultati dei suoi studi nel libro “Le Renarde Pale”, ma bisogna aspettare fino al 1997 per vedere confermata nella mitologia Dogon una incredibile conoscenza astronomica. Innanzitutto, i Dogon erano a conoscenza del fatto che Sirio è un sistema multiplo, con Sirio A, Sirio B e Sirio C. Dimostrarono di sapere che Sirio B ruota attorno a Sirio A, la stella principale, con un’orbita ellittica e con un periodo di 50 anni. Inoltre, cosa più sconcertante, conoscevano l’esatta posizione di Sirio A all’interno dell’ellisse formato dalla rotazione di Sirio B attorno alla stella principale. Sirio B era chiamata “Po Tolo”; “Tolo” significa stella mentre “Po” è il nome di un cereale che ha la caratteristica di essere pesante nonostante le piccole dimensioni. Sirio B è infatti una nana bianca con una densità molto elevata, i Dogon sostenevano che essa era composta da una sostanza “più pesante di tutto il ferro della terra”. Ogo Temmeli rivelò anche che una seconda compagna di Sirio A accompagnava “Po Tolo”, e il suo nome era “Emmeia”, era quattro volte più leggera di “Po Tolo” ed orbitava attorno a Sirio A con un periodo di 6 anni. Il sistema di Sirio era quindi un sistema ternario. Sirio B, la piccola nana bianca fu vista e fotografata solo nel 1970 mentre Sirio C è stata rilevata attraverso calcoli matematici dalla perturbazione delle orbite delle altre due stelle in quanto Sirio C è probabilmente una nana rossa di magnitudine 15, cioè migliaia di volte meno luminosa di Sirio A. Quindi, un popolo tribale era a conoscenza da millenni di cose che solo ora stiamo scoprendo straordinariamente esatte.

La conoscenza dei Dogon non era limitata solo a Sirio. Ogo Temmeli disegnava il pianeta Saturno all’interno di un cerchio più grande (gli anelli), e sapeva che Giove ha attorno a sé “quattro compagne” principali (le lune galileiane), raffiguravano la terra come una sfera, e ne conoscevano il principio di rotazione, sul proprio asse e assieme agli altri pianeti, sapevano che la Luna è “morta e disseccata”, che l’Universo “è un’infinità di stelle e di vita intelligente” e che la Via Lattea, la nostra Galassia, ha un movimento a spirale cui partecipa anche il nostro Sole. Tutto ciò oggi può apparire scontato, ma è del tutto incredibile se si considera che solo alcuni secoli fa per noi occidentali la terra era piatta, e i Dogon conoscevano già nel 1931 dettagli strutturali del sistema di Sirio che solo recentemente abbiamo acquisito, ma che i Dogon si erano tramandati dall’inizio dei tempi, in forma simbolica e mitizzata. Da dove proveniva tutta questa conoscenza? Sappiamo che molti popoli antichi potevano ricavare profonde conoscenze astronomiche da osservazioni fatte ad occhio nudo. Ma Sirio B non è visibile ad occhio nudo, e meno ancora lo è Sirio C. Si potrebbe quindi ipotizzare che tutte queste nozioni sono la reminescenza culturale di un contatto avvenuto anticamente tra gli antenati dei Dogon e una civiltà extraterrestre da cui è derivato il Nommo. Questi Nommo sarebbero esseri semidivini, per metà uomini e metà pesci che scesero dal cielo a bordo di una grande arca circolare, e che avevano bisogno di acqua per sopravvivere. Inoltre, i Dogon facevano distinzione tra l’oggetto che atterrò sulla terra e un’altra arca, che rimase invece in cielo e che è facile interpretare come una astronave-madre. Secondo la tradizione Dogon questi esseri, una volta discesi dal loro veicolo volante, avrebbero cercato per prima cosa dell’acqua per potersi immergere.

dogon_mascheraL’incontro con i Nommo non sarebbe però avvenuto nel deserto dove ora i Dogon risiedono; sembra che questi sono i discendenti di un popolo di origine mediterranea, i Garamanti, e che siano giunti sull’altopiano di Bandiagara tra il 1200 e il 1500 d.C. Nell’antichità i Dogon furono in contatto con le culture dell’Egitto e della Mesopotamia, e forse fu proprio qui che i Dogon appresero le loro sorprendenti conoscenze astronomiche. Infatti in Mesopotamia è possibile trovare miti con semidei di natura anfibia, gli Oannes. Si può quindi immaginare, circa 5.000 anni fa, lo sbarco di esseri provenienti dal sistema di Sirio, in una vasta area compresa tra l’Egitto e il Medio Oriente. In questa zona, ricca di fiumi e di paludi, gli esseri anfibi trovarono un ambiente confortevole, e adatto al loro insediamento. L’inevitabile contatto con gli indigeni portò ad uno scambio “culturale” tra i due mondi e all’acquisizione, da parte dei Sumeri e degli Egiziani di conoscenze astronomiche e tecnologiche altrimenti inesplicabili.