Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Novena della Grazia a San Francesco Saverio

Il grande apostolo dell’Asia, la cui memoria viene celebrata il 3 dicembre, è pronto per donarvi la grazia di cui avete bisogno. Vi invito a pregare questa novena, ogni giorno per nove giorni.

 Santa Teresa di Gesù Bambino dopo aver fatto la novena (1896), pochi mesi prima di morire, disse: “Ho domandato la grazia di far del bene dopo la mia morte, e adesso sono sicura d’essere stata esaudita, perché per mezzo di questa novena si ottiene tutto ciò che si desidera”.

O amabilissimo e amatissimo San Francesco Saverio, con te adoro con riverenza la divina Maestà.
Mi compiaccio degli specialissimi doni di grazia di cui Dio ti ha favorito durante la tua vita terrena e di quelli di gloria di cui ti ha arricchito dopo la morte e vivamente lo ringrazio.
Ti supplico con tutto l’affetto del mio cuore di chiedere per me, con la tua efficacissima intercessione, prima di tutto la grazia di vivere e morire santamente.
Ti supplico inoltre di ottenermi la grazia… Ma se ciò che chiedo non fosse secondo la maggior gloria di Dio ed il maggior bene dell’anima mia, ti prego di supplicare il Signore affinché mi conceda ciò che è più utile all’una e all’altra cosa.
Amen. 

Pater, Ave, Gloria.

 

Nella prima domenica dopo l’Immacolata, l’11 dicembre 1633, si svolse nel palazzo reale di Napoli la festa tradizionale della monarchia spagnola, molto devota alla Vergine Maria. Per rendere più solenne la festa, il Viceré aveva voluto che nella loggia intorno al gran cortile fossero eretti quattro altari.

Ne fu affidata la realizzazione ad altrettanti nobili cavalieri, tra cui Carlo Brancaccio, fratello del cardinale omonimo. Carlo a sua volta, per meglio riuscire nell’intento, si rivolse al Padre Marcello Mastrilli s.j., sicuro che l’altare da lui eretto sarebbe risultato di sicura finezza artistica.

Terminata la festa, il P.Mastrilli volle tornare al suo altare dove gli operai si apprestavano a togliere gli addobbi. Ed ecco che improvvisamente uno degli operai, che lavorava su una lunga scala, si lasciò sfuggire un pesante martello, che colpì violentemente P.Mastrilli alla testa.

Soccorso e portato nel collegio gesuitico del “Gesù Vecchio”, il ferito ricevette tutte le cure possibili dai medici, ma – nonostante un breve periodo di miglioramento – ogni rimedio si rivelò vano, e P.Mastrilli si aggravò al punto che – dopo 21 giorni – il 2 gennaio 1634 era ormai in fin di vita, né c’erano altre speranze per salvarlo.

Il giorno seguente le sue condizioni erano sempre disperate, ma ecco che il mattino di mercoledì 4 gennaio P.Mastrilli fu visto, con stupore di tutti, all’altare a celebrare la Messa, quando ormai ci si attendeva la sua morte. Evidentemente qualcosa di straordinario era avvenuto, e fu lo stesso P.Mastrilli a riferirlo.

Come scrisse in una relazione – firmata e consegnata alle autorità della Diocesi – prima di ricevere l’estrema unzione fece voto, davanti al suo Padre Provinciale, P.Carlo di Sangro, di partire come missionario in India, se il Signore lo avesse voluto guarire.
Pregò quindi il suo confessore di far portare nella sua camera una immagine di S.Francesco Saverio, pregandolo che gli concedesse di poter fare la Comunione prima di morire, data la difficoltà che aveva di inghiottire. E per questo si accostò alla gola una piccola reliquia del Santo.
Difatti poté poi ricevere la Comunione, e per il resto del giorno, poiché si sentiva soffocare, pregò pure la Madonna di affrettare la sua morte. Ma ecco che a questo punto si sentì chiamare: “Marcello! Marcello!” Sentì poi ancora la medesima voce, e volgendo gli occhi verso l’immagine di San Francesco Saverio, ecco che scomparvero ai suoi occhi i confratelli che gli stavano vicino, e vide una persona vestita da pellegrino, col volto di San Francesco Saverio.

“Ebbene – gli disse il Santo – che si fa? Volete morire o andare alle Indie?” P.Mastrilli rispose che desiderava fare quello che Dio voleva. “Non vi ricordate – proseguì allora il Santo – che ieri, col permesso del vostro Provinciale, avete fatto voto di andare in India se Dio vi avesse ridato la salute?” Alla sua risposta affermativa il Santo continuò: “Dunque, allegramente, dite con me queste parole…” E il Santo gli fece ripetere, con alcune aggiunte concernenti la partenza per le Indie e la domanda del martirio, la formula dei voti propria della Compagnia di Gesù.
Infine aggiunse: “Ormai siete sano. Ringraziate Dio di un favore così grande, e in segno di adorazione baciate le cinque piaghe del vostro crocifisso».
Infatti, come tutti poterono costatare, il P.Mastrilli era completamente guarito. E tre anni dopo partì per l’Oriente, dove tre anni dopo, nel 1637, morì martire in Giappone, a Nagasaki.

Grato della guarigione ottenuta, il Mastrilli conservò per S.Francesco Saverio una grande devozione, che si sforzò di diffondere tra quanti il Signore metteva nel suo cammino di missionario. Molti da allora testimoniarono di grazie ricevute da S.Francesco Saverio, e si diffuse così quella che venne chiamata la «Novena della Grazia», che in modo particolare si pratica dal 4 al 12 marzo.

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