I miti più arcaici raccontano di un’età acronica, fuori del tempo, in cui Terra e Cielo erano indivisi, in cui uomini e dèi vivevano solidali la vita di ogni giorno. Poi, per un accidente variamente definito, intervenne un distacco traumatico.
Da allora, l’umanità nostalgica ha tentato di ripristinare l’originario collegamento fra i tre piani, cielo, terra e mondo infero, con montagne artificiali (le piramidi o le ziqurat babilonesi, le cosiddette “torri di Babele“) in cui fossero possibili forme di reintegrazione rituali, o i monti, le rocche, che costituiscono naturali assi di collegamento fra il piano terrestre e quello celeste.
Così in Sicilia, isola per lo più caratterizzata da rilievi, la Grande Madre fu soprattutto Dea Montagna.
Quasi tutti i rilievi ebbero, già in epoca preistorica, il crisma d’una sacralità naturale, quanto meno la presenza, il predominio, d’una ninfa delle acque: a Palermo, prima di santa Rosalia, il monte Pellegrino (l’Ercta dell’antichità) fu l’habitat di varie manifestazioni successive in senso storico della Dea (Astarte, Tanit…); a Cefalù, una ninfa delle acque dominava la rocca (Castello Diana); a Tindari, la Madre nera è nozione immemoriale. In epoca storica emergono i santuari di Enna ed Erice.
E vicino a Enna, nell’“ombelico della Sicilia”, il mito fisserà il luogo del ratto di Proserpina, sequestrata da Ade nel giardino posto ai margini del magico lago di Pergusa.


Non possiamo non menzionare gli antichi veneti che abitavano le vaste paludi dell’alto adriatico e le coste istriane adoravano la dea del mare Nesti “che di sue preziose lacrime nutre le mortali fonti di vita”. Con il passare del tempo Nesti prese il nome di Reitiia “dea madre della nascita” e più tardi prende il nome di Capris da cui potrebbe derivare il nome di Caorle come quello della dirimpettaia Caprem istriam, Capodistria.

Empedocle di Agrigento da: http://www.phil-fak.uni-duesseldorf.de/philo/galerie/antike/empedok.html

Volendo parlare di Nesti (1)la ninfa delle acque, ci si perde in una ricerca che conduce, quasi esclusivamente a Empedocle, filosofo siciliano del V secolo a. C., secondo cui l’acqua acquisisce una sacralità tale da essere considerata una dea, Nesti, che “con le sue lacrime distilla il fonte mortale”, radice che, insieme al fuoco (l’energia, il calore di cui abbiamo bisogno), all’aria e alla terra, da origine a tutte le cose.

«Ascolta: quattro sono le radici delle cose: Zeus luminoso, Era vivificante, Edoneo e Nesti, che con le sue lacrime alimenta la sorgente dei mortali». (Fr. 6)
Secondo una interpretazione Empedocle indicherebbe:

  •  Zeus, il dio della luce celeste come il Fuoco;
  •  Era, la sposa di Zeus è l’Aria;
  •  Edoneo (Ade), il dio degli inferi, la Terra;
  •  Nesti [divinità siciliana delle sorgenti], l’Acqua.

L’unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte.
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(1) leggo su: http://www.sitosophia.org/2009/01/misteri-e-magia-nella-filosofia-antica-di-peter-kingsley/ :
Ad avviso di Kingsley, Nesti non sarebbe altro che un ulteriore nome con cui era conosciuta Persefone, la regina di sotterra; spiega questa conclusione in base alla cosiddetta ‘doppia etimologia’. Essa consiste nel derivare una parola sia dal greco, sia da un’altra lingua, in questo caso quella parlata dagli abitanti della Sicilia prima dell’arrivo dei greci. Così scopriamo che vi sono «dati che indicano che il suffisso -ti e -tis con cui termina il nome Nesti era una caratteristica regolare dei nomi indoeuropei, pregreci degli dèi in Sicilia e nel Sud Italia». L’etimologia greca, invece, significa ‘digiunare’ o ‘non mangiare’, pratica rituale connessa ai misteri di Demetra e Persefone.
Perdipiù, il nesso tra Nesti e l’acqua rafforza l’immagine mitica per cui sotto la Sicilia, ossia nel regno degli inferi, tutto è composto di molti e grandi fuochi e di fiumi. Si crea così una sorta di quaterna matrimoniale tra Zeus ed Era, divinità celesti e terrestri, e Ade e Nesti, divinità ctonie.

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