Nemesi (Némesis) nella mitologia greca era la dea della vendetta, l’espiazione fatale ed ineluttabile di una colpa che castigava ogni tentativo di uscire dal limite imposto dalla propria natura.  Era anche la dea della giustizia distributiva (a ciascuno il suo).

Gheorghe Tattarescu - Nemesis (1853)
Secondo Esiodo, Nemesi era la figlia di Erebo e di Nyx (Notte). Nemesi personificava la legge morale che condannava ogni eccesso. 

Statue_Nemesis_LouvreI soprannomi più comuni erano:

  • Adrasteia, in riferimento al santuario di Adrasto. Questa parola greca la indica come la dea alla quale non possiamo sottrarci.

  • Rhamnousia / Rhamnusia (“la dea di Rhamnous”) in riferimento al suo santuario di Rhamnous, a nord di Maratona.  In questo caso personificava lo spirito della divina vendetta contro chi soccombe a causa dell’estremo orgoglio e della eccessiva fiducia in se stessi.

Nelle tragedie greche Nemesi appare soprattutto come la dea vendicatrice che punisce i reati legati alla hubris (estremo orgoglio o fiducia in se stessi). 
Hubris (tracotanza) spesso indica una perdita di contatto con la realtà e una sovrastima della propria competenza o delle proprie capacità, soprattutto quando la persona in oggetto è in una posizione di potere.

Nel mito Nemesi era particolarmente interessata alle questioni d’amore. Lei appare come un’agente vendicatrice nelle storie di Narciso e di Nicea, che con le loro insensibili azioni avevano portato alla morte dei loro corteggiatori.

Secondo una leggenda Zeus s’innamorò di Nemesi. Quest’ultima non voleva avere un amante e cercò di fuggire trasformandosi in vari animali (compreso il pesce), ma ciò non scoraggiò Zeus che poteva fare lo stesso. Infine, mentre Nemesi aveva preso la forma di un’oca selvatica, Zeus si trasformò in cigno e riuscì ad avvicinarsi da solo o forse con la complicità di Afrodite, trasformata in un’aquila che fingeva di inseguire il povero cigno. Quest’ultimo trovò rifugio presso Nemesi che ingenuamente lo avvolse con tenerezza nelle sue ali e si addormentò. Zeus abusò dell’oca-Nemesi mentre dormiva. Qualche tempo dopo la dea-oca ripose un uovo vicino a Sparta. L’uovo fu donato da un agricoltore a Leda, moglie di Tindaro.

Da quell’uovo nacquero i Dioscuri ed Elena, quest’ultima all’origine di uno dei conflitti più famosi dell’antichità: la guerra di Troia.

Originariamente l’arte antica rappresentava Nemesi con le stesse caratteristiche di Venere. Più tardi fu rappresentata come una figura grave e severa.

Nemesis (1501-1503) secondo A. Dürer

Nemesi era spesso raffigurata come una dea alata. I suoi comuni attributi erano le ali, la ruota, la bilancia, il grifo, la spada, la frusta. I Romani di solito usavano il nome greco della dea, ma a volte la chiamano anche con i nomi di Invidia (Gelosia) e Rivalitas (Rivalità).

Il più famoso tempio dedicato a Nemesi è stato quello di Ramnunte nell’Attica.

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fonte: tanogaboblog.it