Michelangelo Buonarroti Simoni, pittore, scultore, architetto e poeta (1475 – 1564). Nato da genitori fiorentini, a 13 anni fu a Firenze nella bottega del Ghirlandaio, poi nella scuola di S. Marco con Bertoldo, l’allievo di Donatello.

Sebastiano del Piombo - Ritratto di Michelangelo, circa 1520-1525

Sebastiano del Piombo – Ritratto di Michelangelo, circa 1520-1525

Nel 1508 il papa affidò a Michelangelo la decorazione della volta della Cappella Sistina, compito gravosissimo per le proporzioni della superficie da dipingere e per la sua altezza da terra. Furono quattro anni di faticosissimo lavoro, non solo creativo, che lo costrinsero a tralasciare altri impegni. La nostra civiltà ebbe allora, nella Sistina, uno di quei capolavori immortali che tutto il mondo ci invidia e meta di pellegrinaggi artistici in tutti i tempi. Se l’idea è immortale, purtroppo non lo è la materia e l’immenso affresco si deteriorò nei secoli, soprattutto annerì per il fumo dei ceri che venivano accesi durante le funzioni. Ma grazie ad un clamoroso restauro si è potuto rivelare un Michelangelo colorista, ormai dimenticato da secoli a causa dell’annerimento. I recenti restauri della volta della Sistina (1989-91) e del “Giudizio Universale” (1990-94), hanno fatto emergere nuovi ed inaspettati elementi che hanno posto in una luce totalmente diversa la pittura michelangiolesca. Se la plasticità dei corpi, così simili a figure scolpite più che dipinte, è stata ulteriormente evidenziata dall’opera di pulitura, la rimozione dello strato secolare che ricopriva l’affresco, (polvere, condensazione del fumo delle candele, e, soprattutto, le diverse mani di colla che sono state stese nel tempo per ravvivare i colori ma che, col tempo, hanno ottenuto solo il risultato di formare una patina scura sull’opera), ha rivelato una luminosità ed un cromatismo inaspettati e del tutto differenti da quelli da sempre attribuiti al maestro fiorentino. Il tripudio di colori acidi e chiari, la drastica rimozione delle ombre, hanno infatti avvicinato la pittura di Michelangelo a quella manierista, facendo così dell’artista, a dispetto della tradizione, il primo di quei pittori -di maniera- che, negli anni immediatamente successivi, avrebbero dato vita al fenomeno del Manierismo.
Gli affresci, suddivisi in riquadri e lunette, illustrano le scene più importanti dell’Antico Testamento e le figure dei Profeti, le Sibille e gli antenati di Cristo.

Jacopino del Conte - Ritratto di Michelangelo Buonarroti, 1535

Jacopino del Conte – Ritratto di Michelangelo Buonarroti, 1535

Nel 1534, esule volontario dalla patria asservita, Michelangelo si stabilisce a Roma e vi rimane fino alla morte (1564).

Nell’ “Epistolario” si rammarica continuamente di così lunga vita, ma quello che fa e dice è un preludio all’arte del domani, in una essenzialità romantica che ritroviamo nelle fabbriche del Borromini, nelle sculture di A. Rodin e, prosegue quella pittoricità plastica di cui si sostanziano il cielo e il suolo di Roma, dalle Fondamenta alla Cupola di S. Pietro, dal cornicione del Palazzo Farnese alla Piazza del Campidoglio, da S. Maria degli Angeli a Porta Pia.

Il Maderno, il Bernini e particolarmente il Borromini s’ispireranno alla sua opera per legarvi il meglio del barocco.

Anche nella poesia, quando l’istinto lo libera di forza dal petrarchismo, il suo verso si fa di plastico vigore, si sostanzia di sillabe che dicono oltre il cantato e il disporre metrico.

Oggi si parla di Michelangelo come del maggior poeta lirico del Cinquecento. Si spense a 89 anni, all’Avemaria del 18 febbraio 1564. Un mese dopo, la salma, rapita dai concittadini, come avveniva nel Medioevo per le reliquie dei santi, entrava a Firenze e con solenni esequie la si poneva in Santa Croce.

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