CaravaggioA Milano e non a Caravaggio, dalla coppia formata da Fermo Merisi e Lucia Aratori, nacque Michelangelo Merisi, correva l’anno 1571. Questo è quanto sostiene Il giornale Il Sole 24 Ore, rendendo pubblico l’atto di battesimo dell’artista, scoperto nell’Archivio Diocesano milanese tra i registri della parrocchia di Santo Stefano in Brolo. ‘E’ la prova — sottolinea Il Sole 24 Ore — a lungo cercata invano dagli studiosi, che il pittore nacque non a Caravaggio nel Bergamasco, ma nel capoluogo lombardo e qui fu battezzato il 30 settembre 1571, giorno successivo alla nascita. Il documento “preciso e inequivocabile”, spiega il Sole, “è emerso il 14 febbraio 2007 nell’Archivio storico diocesano di Milano.

Nel 1584 entrò come apprendista nella bottega di Simone Paterzano che segnò la sua prima formazione artistica in area lombardo-veneta. Trasferitosi a Roma nel 1590 venne a contatto con il pittore Antiveduto Grammatica presso il quale collaborò e dipinse numerose tele devozionali. Nel 1593 entrò nella bottega romana del Cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino, dal quale fu messo a dipingere fiori e frutti. In quegli anni Caravaggio era vicino all’ambiente culturale del cardinale Del Monte, la cui fama di “uomo licenzioso” ha messo in discussione (stando ad alcuni biografi) certe propensioni pederastiche dell’artista, peraltro mai provate direttamente o indirettamente. In pratica si tratta di volute illazioni dovute all’imperizia di tale o talaltro biografo. Illazioni spesso suggerite anche dalle figure giovanili dai lineamenti androgini ritratte dal  Caravaggio durante il suo primo periodo.

Per il giovane Caravaggio iniziarono anni burrascosi che lo videro protagonista di alcune processi, sia come testimone sia come imputato. Fatti e vicende che si complicavano con il passare dei giorni e che non gli diedero tregua se non alla morte.

Nel 1603 Caravaggio fu incriminato per aver scritto e fatto circolare alcune poesie diffamatorie ai danni del pittore Giovanni Baglione, suo futuro biografo. Fu arrestato per due giorni. Ci fu un’interrogatorio al quale seguì il ben noto processo, i cui atti sono pervenuti fino ad oggi. Caravaggio definiva “valent’uomini” gli artisti che sapevano dipingere “al naturale”. Fece un lungo elenco degli artisti da lui conosciuti disse che Giovanni Baglione non godeva alcuna stima tra i pittori e che l’unico suo amico definito “l’angelo custode” era Tommaso Salini, altrimenti detto Mao, pittore di nature morte. Caravaggio respinse le accuse dichiarando di non aver composto, né d’aver mai letto poesie o prose contro il Baglione.

Ribelle d’istinto violento nella vita ma geniale e rivoluzionario nell’arte, Caravaggio aggravò la sua posizione sociale conducendo un’esistenza torbida, con risse continue, processi, condanne, finché durante una rissa scaturita durante una partita di pallacorda (il tennis di allora) uccise (o almeno fu accusato di tale crimine) un certo Ranuccio Tomassoni da Terni. Il fatto avvenne nella zona di Campo Marzio per una rissa nata da un giudizio errato dato su un fallo. Alla rissa parteciparono anche i suoi amici Onorio Longhi e un certo Antonio da Bologna che rimase pure ucciso. Sicuramente parteciparono anche altri amici del Caravaggio; tutti in precedenza indiziati per la loro indole violenta. Lo stesso Caravaggio non uscì indenne dalla rissa, perchè riportò una grave ferita alla testa.

Questo grave episodio per alcuni fu casuale ed involontario da parte di Caravaggio, ma questi, per aggirare la giustizia decise di fuggire nei dintorni di Roma, nella campagna feudale di Don Marzio Colonna, poi nei pressi di Palestrina, Zagarolo e Palliano. Vi restò nell’inutile attesa di un indulto, tuttavia continuò a dipingere ed inviò a Roma alcune tele tra le quali la Cena in Emmaus. L’accanimento della giustizia nei suoi confronti fu anche incrementato dai vasti contrasti suscitati nell’ambiente artistico per la sua pittura rivoluzionaria. Fu incarcerato due volte per porto d’armi abusivo e insulti agli “sbirri”. Qualche mese prima fu denunciato per aver aggredito un notaio, tale Mariano Pasqualone. Perciò con tutto quest’ambiguo retroterra, l’attesa per un indulto si rivelò decisamente inutile. Secondo alcune fonti storiche, l’artista fu processato in contumacia per l’omicidio e ritenuto colpevole e quindi condannato a morte. Così Caravaggio continuò la sua disperata fuga continuamente braccato dalla giustizia.

Fuggì subito a Napoli dove dipinse alcune tele che manifestano apertamente il clima spagnolesco e orientale della capitale mediterranea. In seguito Caravaggio, forse su consiglio dei Colonna, raggiunse l’isola di Malta (luglio 1607).Dopo un anno di soggiorno, alla Valletta, il pittore fu ammesso nell’Ordine dei Cavalieri di Malta per i meriti riguardo alla sua attività artistica nell’isola. Ma il mandato di cattura arrivò anche a Malta e Caravaggio venne “scoperto” anche come omicida, così fu costretto a fuggire ancora una volta, questa volta in Sicilia. In tutti gli ultimi dipinti il Caravaggio partecipa in forma esistenziale conferendo un’impronta notevolmente drammatica alla composizione, sicuramente con l’incubo persistente dell’esecuzione capitale che gravava sulla sua persona. La sua fuga continuerà tra Siracusa, Messina, Palermo e quindi di nuovo a Napoli, dove subì un’aggressione da uomini armati nei pressi di un’osteria. Venne gravemente ferito al volto.

Caravaggio - Davide e Golia

Caravaggio – Davide e Golia

Secondo alcune fonti Caravaggio  fu tratto in arresto da guardia spagnole che tuttavia gli riservò un trattamento di riguardo consentendogli di dipingere, probabilmente per impossessarsi delle sue ricercatissime opere. Infatti, il vicerè J.Alonso Pimentel y Herrera, partì in Spagna con due opere del Caravaggio.

Altre due opere furono “esportate” da altri ufficiali spagnoli e un’altra ancora confiscata dopo la morte dell’artista. In Davide con la testa di Golia, una delle ultime opere dipinte a Napoli e spedite al cardinale Scipione Borghese, Caravaggio forse in segno di presagio e per una forma acuta d’autolesionismo ritrae la sua testa tagliata in mano al giovane David.

Nel 1610 ottenne finalmente la grazia dal papa, tramite l’intercessione del cardinale Gonzaga, ma le sue condizioni di salute, forse anche per la violenta aggressione subita, peggiorarono notevolmente, così, sulla via del ritorno, presso Porto Ercole Caravaggio morì, secondo la critica, per un attacco di malaria.

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