Vaso etrusco proveniente da Caere (ca 525 a.C.) raffigurante Eracle che presenta Cerbero a Euristeo - Louvre
Vaso etrusco proveniente da Caere (ca 525 a.C.) raffigurante Eracle che presenta Cerbero a Euristeo – Louvre

Mezenzio (o Mesenzio) ha una peculiarità tutta sua: è un personaggio etrusco, per altro tra i più antichi, ma appartiene alla mitologia romana. Essendo, però, uno straniero e dovendo rappresentare il simbolo sia del dominatore sia dell’implacabile nemico vincitore di mille battaglie, Mezenzio, fra tutti gli etruschi della storia e della mitologia, è il personaggio più maltrattato e, fra tanti eroi, quello che fa la figura peggiore.
Tiranno di Caere (Cerveteri) , città Etrusca. Si alleò con i Rutuli per combattere i profughi troiani di Enea, che si erano stabiliti nel Lazio con l’assenso del re Latino. Viene ucciso in duello da Enea. 
Nell’ottavo libro dell’Eneide (versi 482 sgg) Mezenzio viene descritto da Evandro ad Enea come un despota particolarmente perverso. Aveva addirittura l’abitudine di legare prigionieri vivi a cadaveri lasciandoli morire a contatto con la putrefazione. Questa terribile usanza è citata anche in un frammento ciceroniano e pare fosse costume dei pirati etruschi.

Enea ferito da una fatale freccia, curato dal medico Iapige, sorretto dal figlio Ascanio e assistito da Venere, pittura parietale, I secolo a.C., da Pompei, Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Enea ferito da una fatale freccia, curato dal medico Iapige, sorretto dal figlio Ascanio e assistito da Venere, pittura parietale, I secolo a.C., da Pompei, Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Egli, infatti, stando alla leggenda e alla mitologia romana, visse all’epoca della caduta di Troia ed appartenne alla generazione etrusca subito successiva a quella che arrivò in Italia sotto la guida del mitico Tirreno.
Mezenzio è più volte citato, da Catone il Censore in poi, soprattutto a proposito delle “Vinalie” (le feste del vino) durante le quali i latini libavano a Giove offrendogli il vino che prima erano costretti a consegnare al re di Caere come tributo.

Anche Virgilio, nella sua Eneide, riprende una leggenda risalente a Catone. Secondo questo poeta, quando il troiano Enea sbarcò nel Lazio ed entrò in conflitto con Turno, il re dei Rutuli, Mezenzio (che regnava appunto su Caere) corse subito e per primo in aiuto di quest’ultimo con un esercito cittadino. Egli fu l’unico, fra tutti gli Etruschi, ad allearsi con Turno, mentre gli altri sovrani tirreni si schierarono a fianco di Enea. Mezenzio si scontrò ripetutamente con i troiani, battendosi con valore. Spesso il cerita prese il posto di Turno in prima linea, ma purtroppo alla fine restò ucciso in un combattimento contro Enea; stessa sorte toccò al figlio Lauso che era corso in suo aiuto. 
A questo punto parliamo brevemente anche del figlio di Mezenzio, Lauso appunto, che fa da contrasto al feroce tiranno. Se Mezenzio è detto da Virgilio “dei numi empio e disprezzatore”, il figlio Lauso è definito come il più bello dopo Turno, abile cacciatore e cavaliere, ottimo guerriero e meritevole di avere un padre migliore. La morte dei due, descritta da Virgilio, è commovente. Lauso, avendo visto il padre in difficoltà contro Enea, corre in suo aiuto e si avventa sul troiano, ma rimane. Allora Mezenzio affronta ancora Enea e gli chiede, qualora ucciso, di essere seppellito accanto al figlio.

Mezenzio - Uno degli invetori della tortura
Mezenzio – Uno degli invetori della tortura

Secondo un’altra versione della leggenda, Mezenzio si trovava presso Turno perché era stato scacciato da Caere proprio a causa della sua crudeltà ed empietà. La fine, però, non cambia: morte in combattimento contro Enea (o con suo figlio Ascanio).

Virgilio, infine, per dimostrare la crudeltà del tiranno etrusco, gli attribuisce un supplizio (detto appunto “supplizio di Mezenzio”) consistente nel legare una persona viva faccia a faccia con un cadavere.

La crudeltà, la ferocia e l’empietà di Mezenzio, però, dal punto di vista storico sono sicuramente da far risalire a fonti greche e rappresentano una propaganda contro la città di Caere, responsabile della lapidazione dei prigionieri focesi, bottino di guerra della famosa battaglia di Alalia del 435 a.C..

Al di là del mito, in ogni caso, Mezenzio rappresenta un momento della dominazione etrusca sul Lazio che si estendeva dai monti della Tolfa (lucumonia di Caere) fino alla zona di Ardea (rappresentata appunto da Turno). Volendo, però, si può vedere nel condottiero di Caere anche un campione nazionale che difende (in alleanza con Turno) il suolo italico dall’invasore troiano Enea.

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