Melpomene_LouvreNella mitologia greca, Melpomene era la musa del canto e dell’armonia musicale.
Figlia di Zeus e di Mnemosine, divenne, successivamente, la musa della tragedia, probabilmente a causa del suo rapporto con Dioniso, e sotto questa veste ci è più nota oggi.
Il suo nome è derivato dal verbo greco Melpo melpomai che significa “per festeggiare con danze e canti”. Melpomene è raffigurata riccamente vestita, dallo  sguardo grave e severo, di solito ha in mano una maschera tragica e  calzata di coturni, tradizionali sandali tragici, con in mano uno scettro ed un pugnale insanguinato. Con ciò, la musa indica che la tragedia è un’arte molto difficile che richiede ingegno eccezionale e una fantasia vigorosa.

Secondo alcune tradizioni, dall’unione di Melpomene con il dio fluviale Acheloo sono nate le Sirene, esseri favolosi rappresentati con testa di donna e corpo di uccello, (secondo altre versioni con corpo di pesce), la cui voce seducente attirava i marinai per farli morire.

Altre fonti ci indicano in Melpomene la madre del musico Tamiri.

Le Muse, sue sorelle, sono Calliope (musa della poesia epica), Clio (musa della storia), Euterpe (musa della poesia lirica), Tersicore (musa della danza), Erato (musa della poesia erotica), Talia (musa della commedia), Polimnia (musa degli inni) e Urania (musa dell’astronomia).

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La tragedia (dal greco antico τραγῳδία, trago(i)día) è una delle forme più antiche di teatro.
Le sue origini sono oscure, ma derivano certamente dalla ricca tradizione poetica e religiosa della Grecia antica.
La tragedia nasce intorno al VI secolo a.C. nell’Antica Grecia, in onore del dio Dioniso, il quale veniva festeggiato con danze, canti e feste.

L’origine del termine è avvolta nel mistero: secondo le teorie più accreditate la prima parte del nome va messa in rapporto con “tràgos” “capro” e la seconda con “oidè” “canto”, infatti si pensa che probabilmente la tragedia è così chiamata o perché il vincitore della gara otteneva, per l’appunto, un capro come ricompensa (canto per il capro), oppure perché i coreuti indossavano delle maschere con sembianze caprine (canto dei capri).

Aristotele afferma che la tragedia discende dal Dramma satiresco. Secondo Aristotele il nome “drama” deriverebbe dal dorico δρᾶν “drán” “fare/agire”. Inoltre, nella Poetica (1450) definisce la tragedia un'<<imitazione di un’azione seria e compiuta in se stessa, che abbia una certa ampiezza, un linguaggio ornato in proporzione diversa a seconda delle diverse parti, si svolga a mezzo di personaggi che agiscano sulla scena e non narrino>>

In epoca antica Atene rivendicò la paternità della tragedia, anche se la lingua in cui il Coro si esprimeva è la lingua dorica. (da wikipedia)