Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Meleagro e Atalanta secondo Sandro Boccia

ATALANTA

Francis Derwent Wood (1871–1926) – Atalanta

Atalanta non è soltanto il nome d’una squadra di pallone

ma era una bellissima cacciatrice da cui Ovidio trasse ispirazione;

insuperabile nella corsa e contraria a sposarsi per via di un oracolo,

questa giovine sfidava i pretendenti promettendogli la morte

se sconfitti, o la sua mano ma non s’avverava mai questo miracolo.

Questo accadde solo con Ippomene che per ben tre volte,

durante la corsa, lasciò cadere tre pomi d’oro a lui donati da Afrodite,

e così, Atalanta, perse la gara, per raccoglierli e prenderli con le dite.

I due giovini s’amarono con passione poi vicino al tempio di Cibèle

e la Dea offesa, li trasformò in leoni, invece di regalar ancora delle mele.

Meleagro e Atalanta – Neues Palais Sanssouci (Foto: Steffenheilfort  – Licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported)

 

MELEAGRO

La figura dell’eroe nasce per lo più dall’unione di un deo

con una mortale, vergine o sposata, come nel caso di Meleagro figlio d’Eneo

e d’Altea, messa incinta addirittura dal dio della guerra Marte.

Alla nascita si presentarono le tre Moire del destino che recitarono la parte:

le prime due annunziarono fortune mentre l’ultima Parca, con la sua nomea,

indicando un tizzone che bruciava nel focolare, profeziò alla giovine Altea:

“ Il tuo figliolo vivrà fino a quando quel bastone non si sarà consumato!”

Alle parole di questa fata, da “fatum” che significa destino, Altea nascose in un’arca

il pezzo di legno che spense per allontanar l’evento previsto dalla Parca.

Passarono gli anni quando Eneo, offrendo agli Dei un sacrifizio

per ringraziarli per un raccolto fruttuoso, si dimenticò d’onorare Diana

che, offesa, inviò un mostruoso cinghialone che per la Celidonia fu un supplizio.

Insieme a Meleagro accorsero tutti i migliori cacciatori in fila indiana:

gli zii materni, poi Castore e Polluce, Teseo, e la veloce Atalanta di cui s’innamora.

Louis-Simon Boizot (1743-1809) – Meleagro, sala di ricevimento per la Royal Academy francese

Accadde allora che la feroce bestia fu ferita prima dalla bella mora

e uccisa dopo dagli zii di Meleagro, che litigarono con la ragazza, fra le più belle,

per via di chi doveva prendersi, come trofeo, del cinghiale feroce la pelle.

Meleagro, innamorato cotto, a Atalanta perciò dette ragione

e ammazzò, immaginate un po’?, gli zii dopo un accesa discussione.

E qui intervenne la forza del mito che generò un conflitto

nell’animo d’Altea tra consanguineità e filiazione, mistero fitto:

Altea aprì la famosa cassa, tirò fuori il tizzone, lo buttò nel camino

e Meleagro morì tra spasimi e dolori atroci: insomma un bel casino!

Dopo questo tragico evento ebbe inizio uno speciale rituale, il lutto greco,

gestito dalle donne, le Meleagridi, per la perdita della presenza amata:

capelli sciorti al vento, pugni al petto, cantilena ossessiva, ripetuta e osannata,

pianto straziante che commosse Diana che le trasformò in uccelli e se le portò seco!

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Sandro Boccia

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vedi anche:

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