Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Maria Santissima Consolatrice

L’immagine che si venera nel Santuario della Consolata a Torino è un’antica icona bizantina che rappresenta la Madonna con il Bambino. L’origine e la storia del quadro sono strettamente collegate con il Santuario mariano di Torino.

Secondo la tradizione fu il primo vescovo di Torino, San Massimo, a portare l’icona nella città piemontese alla fine del IV secolo, avendola ricevuta in dono da Sant’Eusebio vescovo di Vercelli al ritorno dall’esilio in oriente.
Nel corso dei secoli le vicende che si sono succedute nella città piemontese sono state tante, ma ciò che è importante sottolineare è la grande devozione alla Vergine del popolo torinese in tutti i tempi.
La riscoperta dell’attuale immagine della Vergine venerata sotto il titolo di Consolata nel Santuario di Torino è avvenuta nel 1979 a seguito di un furto quando alla base del dipinto si poté individuare chiaramente una scritta formata da belle lettere maiuscole: “S. MARIA DE PPLO DE VRBE”. È stato allora accertato che il quadro era una copia dell’Icona venerata nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. L’autore della replica torinese è stato abbastanza fedele al modello romano pur lasciando la propria impronta sull’opera. La Consolata di Torino è dipinta su tela ad olio e non a tempera, il fondo oro è stato riprodotto in verde scuro.

La nostra immagine e la nostra preghiera alla Vergine Consolata
Il quadro della Vergine Consolata che veneriamo nella nostra cappella di Casa Madre-Firenze è stato eseguito dal pittore Danilo Soligo di Montebelluna Treviso su tela a olio. Il pittore ha cercato di riprodurre il più fedelmente possibile l’immagine della Vergine Consolata di Torino rifacendo il fondo dorato come è solito nelle icone bizantine.

Contemplando il quadro della Consolata
Guardiamolo questo quadro, della Vergine con il Bambino, reduce di un passato prestigioso. Anche se ne ignoriamo l’autore, ci può insegnare molto sulla devozione a Maria. Sappiamo che è di origine orientale. Sebbene si tratti di una tela, vi scorgiamo le caratteristiche proprie dell’icona, la tipica espressione artistica dei popoli d’Oriente. Per noi, occidentali del ventesimo secolo, la presentazione di questa Vergine con il Bambino ha bisogno di spiegazione. Chi di noi, infatti, allorché vede per la prima volta l’immagine della Consolata, non resta perplesso davanti a questo stile di ritrarre Maria e Gesù. A colpirci più di tutto sono i volti. Noi siamo abituati a contemplare Maria e Gesù nella bellezza dei loro lineamenti esteriori. Qui non è così… qui, a guadagnarne, è la bellezza interiore. Il volto di Maria ha un velo dl tristezza, sotto il quale si cela una speranza. Essa reclina leggermente il capo verso suo Figlio, come per presentargli le nostre difficoltà. La mano destra al seno sembra dirci che ha fatto sue tutte le sofferenze, le pene, le preoccupazioni dei suoi figli che a Lei si rivolgono. E presenta questi suoi figli a suo Figlio. Gesù, dal canto suo, ostenta un volto “senile”. Era il modo degli orientali per dire che in Gesù abita la sapienza. Gesù, ancora, ci appare assiso sul braccio sinistro di sua Madre, e guarda verso di noi. Maria, a sua volta, non guarda direttamente il Figlio, ma lo presenta al mondo. Lo custodisce, ma non per Lei. L’unico legame che unisce Madre e Figlio è la mano sinistra dl Gesù, che si appoggia semplicemente su quella della Madre. Con la mano destra Egli benedice il mondo alla maniera orientale: due dita distese e tre piegate; le due nature di Cristo, le tre Persone divine. Fedele all’ispirazione dell’arte “iconale”, questo quadro ne rispetta anche i colori. Il manto scuro di Maria, di un blu intenso, esprime la gloria di Lei in Cielo: un manto di gloria che avvolge tutto il corpo fino a sublimarlo ed eclissarlo, mentre con il suo bordo dorato esprime la partecipazione della Vergine alla gloria di Dio. Il rosso indica la regalità: Maria Regina in Cielo, il mantello pure rosso di Gesù significa che Lui possiede la regalità per natura. Le tre stelle sul manto della Vergine (una è nascosta dal Bambino), esprimono la sua triplice verginità: prima del concepimento, durante il concepimento e dopo la nascita di Gesù. Maria porta un anello al dito. Nell’Antico Testamento significava autorità e potenza. La novella Eva, Maria, ha vinto il male con il suo “si” al Signore. Due aureole dorate appaiono nel quadro. Quella di Gesù porta la croce. Vi si può cogliere una manifestazione di gloria.
Anche se il quadro della Consolata è una semplice imitazione dell’icona, ne riflette tuttavia il messaggio. Ricorrendo a questa espressione artistica, fondata su regole ben precise, l’autore ha voluto trasmetterci con la sua opera una particolare visione di Maria e Gesù, una visione che ha nutrito per secoli la fede dl tanta gente. E ancora oggi Maria e Gesù, con il loro sguardo, il loro atteggiamento, la loro espressione, continuano a parlarci. Maria presenta suo Figlio nell’atto di benedirci. In tal modo la “Consolata” da Dio, ricolma di gaudio, si trasforma in Colei che consola donandoci suo Figlio, il grande Consolatore.

P.Nelson Lachance
Consulenza: P.Jacques Grise

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Festa della Consolata
La festa liturgica della Vergine Consolata è celebrata a Torino come patrona della città il 20 giugno (la storia narra che l’icona, già presente fin dal IV secolo in una chiesa dedicata a sant’Andrea, era stata smarrita ed un cieco proveniente da Briançon proprio il 20 giugno 1104 ricuperò la vista cercandola). 

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fonte testo

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  1. Le più ricorrenti festività mariane | Tanogabo on 19/06/2017 at 07:56

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