La Vergine Maria nei più antichi scritti apocrifi

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Gianfrancesco Modigliani - Madonna e Santi.

Gianfrancesco Modigliani – Madonna e Santi.

Apocrifo indica quei libri che dal titolo e dalla materia trattata presentano affinità con la Bibbia. La Chiesa nega loro ogni carattere soprannaturale e non li include nel novero dei libri fonte della Rivelazione, detti canonici. Tuttavia non possono essere ignorati in una ricerca storica, dato che sono espressione della letteratura cristiana antica e costituiscono esempi arcaici della sensibilità ecclesiale. Nella storia della Chiesa col termine “apokryphos” venivano indicati anche sia quei libri la cui lettura richiedeva una particolare iniziazione, sia quelli che venivano esclusi da una lettura pubblica. Essi, in ogni caso vennero sempre tutti considerati extra canonici.

Vi sono apocrifi dell’A.T e del N.T. Per quanto riguarda il N.T. vi sono: vangeli, atti, epistole, apocalissi ecc. I Vangeli apocrifi a loro volta si suddividono in: vangeli sinottici, in vangeli eterodossi e in vangeli che si prefiggono di aggiungere notizie mancanti nei vangeli canonici. Circa il loro genere letterario, dobbiamo dire che gli apocrifi non si esprimono ordinatamente per concetti, ma con simboli, immagini, e descrizioni artistiche e quindi non appartengono al genere gnostico – sapienziale ma piuttosto a quello narrativo – apocrifo.

Questi arcaici documenti del II e del III secolo rivelano la venerazione dei giudeo – cristiani per la Madre di Gesù. Sono opere di letterati che, in forma elegante, esprimono le loro convinzioni religiose proprie dell’ambiente cristiano. Essi non vanno giudicati con le nostre categorie di pensiero ma con quelle del loro tempo e trasmettono la fede dei primi cristiani ed in questo sta il loro valore. Tra di essi notiamo:

Protovangelo di Giacomo (o natività di Maria)

opera in tre parti di un giudeo cristiano della diaspora del II secolo. Sottolinea la santità di Maria e la concezione verginale di Gesù. Ha quindi per oggetto Maria, ebbe una grande diffusione e godette dell’attenzione e della venerazione di molti Padri orientali.

Odi di Salomone

Maternita di MariaSono 42 inni modellati secondo i salmi dell’AT, opera di un giudeo cristiano della prima metà del II secolo, in greco e in siriano e cantano la riconoscenza del pio israelita verso Dio. L’Ode XIX celebra la Maternità di Maria e l’assenza del dolore del parto in Lei e la sua attiva partecipazione all’evento dell’Incarnazione.

 

Oracoli sibillini

Sono 15 libri con materiale che va dal II al VI secolo con elementi pagani, giudaici e cristiani. Il Libro VIII, scritto prima del 180 è una soave parafrasi dell’Annunciazione ed è citato dai Padri antichi a cominciare da Giustino.

Lettera agli apostoli 3,14

A metà tra testo evangelico, lettera e apocalisse, fu composto in Asia Minore o Egitto tra il 160 e il 170 e contiene le rivelazioni di Gesù agli apostoli dopo la sua resurrezione. Il III capitolo contiene una solenne professione di fede nel concepimento verginale, molto importante per la Liturgia.

Storia di Giuseppe il falegname

San Giuseppe - transitoParla di Giuseppe ed ha un accenno a Maria al momento della sua morte. Ci è pervenuta in traduzioni arabe e copte


Transitus Virginis o dormitio Mariae

Composto nel IV secolo con parti originali più antiche in copto risalenti al II secolo, ritenute opere di Leucio, discepolo di Giovanni. Presenta gli ultimi istanti della vita di Maria e l’assunzione del suo corpo al cielo che non subì, quindi, la corruzione del sepolcro. Sorprendente le coincidenze dei dati offerti dalle scoperte archeologiche con quelle trasmesse da quest’opera, come ad es. le tre camere sepolcrali della versione siriana del documento. Poco considerato dai Padri per la provenienza giudaico – cristiana, dato che quella chiesa nei primi secoli venne considerata scismatica.

Atti di Pilato 2,3,4

Racconto della passione di Gesù inviato da Pilato a Tiberio risalente alla fine del I secolo o la metà del II. Citato più volte da Giustino, contiene le dicerie sui natali illegittimi di Gesù.

Vangelo di Filippo

Di origine gnostica ha un accenno al tema Eva – Maria.

Perché gli apocrifi mariani?
Si suppone che gli apocrifi siano stati scritti per quattro motivi fondamentali:

– Difendere la fede nella verginale concezione e trascendenza divina di Gesù e di riflesso la figura etica e sociale di Maria. Tra gli Ebrei circolavano voci circa l’illegittimità dei natali di Cristo, secondo le quali Gesù sarebbe stato figlio di una povera filatrice, adultera e ripudiata, con un soldato romano di nome Pantera. A questa calunnia si reagì con l’esaltazione della concezione verginale e con manifestazione di amore per lei.

– Veicolare idee e sentimenti che erano vivi soprattutto nella comunità giudeo – cristiana particolarmente legata alla Madre di Gesù;

– Colmare i vuoti dei vangeli canonici soprattutto sulle sue origini e il destino finale di Maria;

– Raccontare l’infanzia di colei che sarebbe stata la Madre di Dio.

Rilievi conclusivi

Possiamo concludere dicendo che gli Apocrifi:

  1. sono un segno evidente che in parecchie aree ecclesiali si era recepita la grande dignità di Maria;
  2. sono una testimonianza della fede nel concepimento e nel parto verginale, visti come segni della divinità di Gesù e come salvaguardia della sua trascendenza;
  3. hanno interessanti intuizioni teologiche come l’accostamento Evaingannata – Mariafedele e quello Annunciazione – Genesi;
  4. sono un test del senso dei fedelicirca il destino ultraterreno di Mariache spesso precede la Liturgia e la Teologia;
  5. sono opere sostanzialmente fantasiosenelle quali Maria viene distaccata dalla famiglia umana e circondata da molti elementi irreali e mitici.

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La Vergine Madre nella riflessione teologica dei Padri del II secolo

 

La Visitazione di Maria ad Elisabetta. Incisione di J. Sadeler

La Visitazione di Maria ad Elisabetta. Incisione di J. Sadeler

Il meraviglioso evento della Salvezza in Cristo è vissuto in modo cosciente, inteso ed eucaristico dalle giovani comunità cristiane. Esse vivono in questo mondo, ma si sentono proiettate sull’altro versante del tempo. Le persecuzioni invece di appannare questo orizzonte di fede e speranza lo incrementano e lo rendono fecondo.

Le prime tracce cultuali introno alla Vergine Madre rientrano in questo clima escatologico. Ci sono qua e là correnti di pensiero che mettono in discussione la realtà della salvezza; pagani e colti giudei bollano come mitico il presunto concepimento verginale; ai margine delle comunità cristiane maturano correnti di pensiero che riducono l’identità di Cristo ad un semplice profeta (Ebioniti) o ad una parvenza (gnostici). In tal modo si cerca di vanificare la realtà dell’incarnazione e della stessa salvezza. Le reazioni del Padri furono tempestive, intelligenti e precise. Essi si resero conto di quale pericolo la fede cristiana stava per attraversare e chiamano in causa Maria come vera madre vergine, quale garanzia e segno della vera identità di Cristo e della realtà della sua incarnazione.

Il tema cristologico – mariano fondamentale verte sulla presenza di Maria nell’economia della salvezza.
Tale tema sarà sottolineato come un dato di fede e facente parte del nucleo fondamentale del credo.

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Ignazio di Antiochia (+110)

Secondo successore di Pietro, martirizzato a Roma sotto Traiano. Durante il viaggio da Antiochia a Roma, scrisse le sue sette lettere, testimonianza della genuina tradizione apostolica. Ignazio è il primo dei padri apostolici che ha parlato di Maria con frasi semplici, brevi e categoriche. Se lui dunque scrive sulla Vergine, lo fa perché è convinto di trasmetterci la verità ricevuta dagli Apostoli. Ecco la dottrina di Ignazio:

– Maria, la madre vergine, garanzia della salvezza in Cristo: la trascendenza di Dio non viene intaccata dall’incarnazione, così come affermavano i Doceti, perché la creazione e quindi la natura umana provenendo da Dio è buona ed è solo attraverso di essa che Dio ci raggiunge e ci salva. La maternità di Maria, ossia la nascita biologica del Signore, è la base inconcussa e la garanzia dell’incarnazione del Figlio di Dio e della nostra salvezza. Per questo Ignazio usa molta fermezza nel parlare del concepimento verginale.

– Maria con la sua verginale maternità è un elemento attivo voluto da Dio: essendo garanzia e base dell’umanizzazione di Dio, la maternità e la verginità di Maria sono subordinate alla cristologia e alla soteriologia: Maria è relativa a Cristo. Questi eventi, come quello della morte e resurrezione di Cristo non sono accaduti a caso ma fanno parte del piano nascosto di Dio. Accostando la maternità verginale all’evento pasquale, Ignazio coinvolge Maria in tutto il piano della salvezza. Sembra che Ignazio interpreti in senso mariologico il brano della Genesi.

Papia vescovo di Gerapoli (+ II secolo)

Secondo Vittorino di Pettau, Papia avrebbe scritto che l’angelo Gabriele evangelizzò Maria nello stesso giorno in cui il drago sedusse Eva. Se questo è vero, Papia sarebbe il primo che avrebbe evidenziato esplicitamente il significato cosmico dell’annunciazione accostandola alla scena della caduta e mettendo in parallelo antitetico Eva e Maria.

Aristide di Atene (+140)

Scrisse un’Apologia indirizzata all’Imperatore Traiano dove presenta in maniera concisa la nascita del Figlio di Dio che discese dal cielo e prese carne da una vergine ebrea.

Giustino, filosofo e martire (+165)

E’ il maggiore apologista del II secolo.

Delle sue numerose opere giunte fino a noi ricordiamo:

– le due APOLOGIE indirizzate ad Antonino Pio;

– il DIALOGO CON TRIFONE GIUDEO, la più antica apologia contro i Giudei.

Dati i destinatari delle sue apologie, Maria esce dalla cerchia delle comunità cristiane e viene presentata al mondo come la Vergine Madre di Dio, libera iniziatrice e cooperatrice del piano della salvezza:

– La Vergine Madre: Incarnazione e verginale concepimento appartengono ad un progetto di amore del Padre che con questo vuole divinizzare l’uomo. La Vergine Madre è il segno più forte che Dio ha consegnato all’umanità per rendere credibile il suo inaudito progetto. Maria è la strada che aiuta a capire l’operato di Dio.

– La nuova Eva: Con il suo progetto Dio vuole ricondurre alle intatte origini la storia per la stessa via per cui essa era precipitata nel baratro: la Donna Maria. Con gli stessi mezzi l’uomo distrugge e Dio riedifica, perché Dio è più grande del peccato. Già Giustino sottolinea l’importanza non solo biologica della maternità di Maria, ma responsabilizza la Vergine nella sua cooperazione alla salvezza dell’uomo.

Melitone di Sardi (+prima del 195)

Fu molto stimato dai suoi contemporanei come grande carismatico.

Le sue opere sono andate quasi tutte perdute, ci è rimasta solo una OMELIA SULLA PASQUA del tipo di Preconio pasquale. Melitone riconferma la vera incarnazione el Verbo dalla Vergine e collega questa col mistero pasquale. La Vergine partecipa alle sofferenze del Redentore ed è perciò, in sinonimia con Lui “puro agnello”, “agnella pura“.

Ireneo di Lione (+202)

Da giovane fu discepolo di Policarpo e venne anche a Roma. Intorno al 177 lo troviamo a Lione dove fu presbitero e vescovo. Uomo carismatico, conoscitore delle Scritture e delle tradizioni apostoliche, fu un vero teologo della Storia della Salvezza. La sua opera SMASCHERAMENTO DELLA FALSA GNOSI e l’altra dal titoloAPOIDEIXIS, un catechismo per gli adulti, oltre a permetterci di conoscere il pensiero di Ireneo sono lo specchio della fede della Chiesa del suo tempo.

– Vera e falsa teologia: i veri cristiani del II secolo si impegnano a confessare con la vita quanto professavano con la fede; gli gnostici invece vivono ai margini delle comunità cristiane e gareggiano solo sul piano teorico nel fare teologia. Contro di loro Ireneo afferma che la vera sapienza è Cristo che vive nella Chiesa: fare teologia significa riflettere sulla fede e rifarsi alle Scritture non alle elucubrazioni personali. Essa è trasmessa e custodita dalla Tradizione della Chiesa, una tradizione ininterrotta che risale a Cristo

– La teologia della salvezza: Ireneo impernia la sua teologia sulla storia della salvezza, dove per salvezza intende il progetto divino che è ponte d’unione che cala Dio nell’uomo e riconduce l’uomo a Dio. Il peccato di Adamo blocca questo progetto dando inizio alla storia di depravazione e peccato dell’uomo. Con l’Incarnazione avviene lo sblocco e quindi l’attuazione piena del progetto: l’umanizzazione di Dio e la divinizzazione dell’uomo.

– La Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio: Come nella storia della caduta vi su la partecipazione della prima Eva, nella restaurazione vi è la partecipazione della Nuova Eva. Il Cristo riprende Adamo, la croce l’albero della caduta, Maria riprende Eva. Il Verbo incarnandosi ricapitola in sé tutti gli uomini e si costituisce nuovo Adamo. Come il primo, così anche il secondo deve nascere da “Terra vergine”: Maria generandolo senza altro concorso umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo perché sia il nuovo Adamo. Accanto al rapporto Adamo – Cristo, Ireneo sviluppa quello tra Eva – Maria. Accogliendo la salvezza e la vita, Maria diviene necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua ubbidienza, mentre Eva, con la sua disobbedienza aveva causato la morte. E’ Maria che scioglie i nodi della disobbedienza di Eva portando la vita. La presenza di Maria è una presenza costante perché la presenza del Verbo trascende il momento storico e riempie della sua potenza salvatrice tutti i tempi Come ha generato Cristo, Maria genera anche le membra di Lui alla vita. Per Ireneo Maria è immanente al mistero che salva e il suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli uomini in Dio.

Dalla dottrina di questi Padri si evince che:

Cristo e, in ragione di lui Maria, è il centro della storia: la luce del Verbo illumina il cammino di ogni uomo, la sua presenza è immanente all’uomo. L’evento Cristo perciò non si può ridurre ai limiti temporali della sua vita terrena. Cristo è il centro a cui la storia converge e nel quale raggiunge la sua pienezza. Maria, dalla quale il Cristo è nato, è una figura centrale di questa storia;

Maria ha un ruolo di mediazione storico – salvifica nel piano della salvezza: Ella è colei che ha dato al Padre, a nome di tutta l’umanità l’assenso supremo;

Incarnazione orientata alla Pasqua di Passione e resurrezioneper cui la Vergine è la bella agnella e l’agnella pura che ha generato l’agnello per il sacrificio;

Grande è la dignità e l’eccellenza della Vergine Madre di Cristo: assegnando alla Vergine titoli significativi come VergineAvvocata di EvaFiglia dell’uomoBella agnella, i Padri hanno orientato le comunità cristiane a prendere coscienza dell’eccellenza e della dignità della Madre di Dio.

Si cominciano a delineare i contorni della figura etica della Vergine Madre. Sono tre le piste con le quali si comincia ad evidenziare la figura etica di Maria: La Verginità intesa come vita raccolta in Dio; l’obbedienza della fede; la relazione unica e singolare col Figlio di Dio.

Spunti dottrinali collaterali

– Maria e la Chiesa: mediante la connessione della nascita verginale con quella dei cristiani operata attraverso la fede e il battesimo, Ireneo introduce il confronto e la quasi identità della Madre di Dio con la Madre – Chiesa;

– Maria e l’Eucaristia: Abercio, vescovo di Gerapoli è noto per un’iscrizione che è chiamata “Epitaffio di Abercio”, importantissima sia perché ricorda l’Eucaristia e il pesce con il suo significato cristologico, sia perché parla della Vergine che pesca il pesce purissimo da casta sorgente, identificabile con Maria e con la Chiesa che celebra l’Eucaristia;

– Lettura al singolare di Gv 1,13: rimproverando agli gnostici di affermare che i figli delle promesse applicano a se stessi quello che Giovanni ammette invece per il Figlio di Dio, viene interpretato al singolare il versetto che suonerebbe così: “non da sangui, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato”, chiara affermazione della concezione verginale di Cristo.

– I fratelli di Gesù: Il primo che ne parla, dopo gli autori dei vangeli è Egesippo del II secolo. Egli compose cinque libri dal titolo MEMORIE dove parla della famiglia di Gesù. I tesi sono citati da Eusebio di Cesarea.

. -Lc 1, 26 – 38: i Padri hanno commentato spesso l’annunciazione evidenziandone l’esplosivo significato dottrinale. Soprattutto il detto di Maria: “Eccomi, sono l’Ancella del Signore” è stato oggetto di particolare attenzione.

– Lc 1, 46 – 55: E’ Ireneo che per primo considera il cantico della Vergine “profezia” nella quale si riversò non solo l’anima di Maria, ma anche l’esultanza di Abramo e del popolo eletto e divenne il cantico di gioia di tutta la Chiesa.

 

Conclusione

– Nel secondo secolo la Vergine è già oggetto non solo di attenzione ma anche di studio attento e profondo sotto l’aspetto dottrinale;

– Le asserzioni dottrinali su Maria di Ignazio di Antiochia, nei primi anni del II secolo, prive di particolari spiegazioni, testimoniano che Maria è già oggetto di catechesi;

– I Padri del II secolo che hanno studiato sotto l’aspetto teologico Maria sono tutti orientali ed appartengono quasi tutti all’area geografica dell’Asia Minore;

– La vera verginità e maternità di Maria fu considerata dottrina di fede e gli attacchi esterni non intaccarono per nulla questo credo;

– I Padri hanno evidenziato in maniera unica la presenza e la funzione di Maria nella storia della salvezza ed insieme il suo contributo libero e generoso ed hanno compreso e fatto comprendere che Madre e Figlio sono inscindibili.