Le notizie seguenti sono state inviate da suor Vittoria Bertoni:

Per grazia di Dio sono molte le Marcelline che nel nascondimento vissero il carisma dell’Istituto nella completa osservanza della regola per amore di Gesù e delle anime. I loro nomi saranno scritti in Cielo, come il Fondatore auspicava. Ma tra esse, oltre alla beata Suor Marianna Sala, si distinse, perché favorita da uno speciale dono divino, Suor Elisabetta Redaelli (1897-1984).

Suor Elisabetta Redaelli

Nata ad Arcore, nella bassa Brianza, da umile, ma religiosissima famiglia, Elisabetta Redaelli entrò giovanissima in congregazione. Abile ricamatrice, ma pur disposta ad ogni servizio, dopo il noviziato fu assegnata alla casa di Riva San Vitale, come assistente dei bimbi dell’asilo. Essendosi però presto ammalata in modo preoccupante, fu trasferita a Cernusco sul Naviglio, la prima casa della congregazione, divenuta, dal 1902, casa di cura e di riposo per le suore anziane.

Nonostante le cure, Suor Elisabetta peggiorò tanto, che all’inizio del 1924 si disperava della sua guarigione. Pazientissima nelle innumerevoli sofferenze, era però afflitta per umilianti disfunzioni organiche.
Improvvisamente la mattina del 7 gennaio 1924, tutta rasserenata disse alle infermiere che “una bella Signora” era venuta a confortarla, dicendole: “Prega, confida e spera: tornerò dal 22 al 23“.

Le suore giudicarono il racconto una allucinazione dovuta al male che da tempo la tormentava, avendola già ridotta cieca. Suor Elisabetta tacque ed attese. Il suo stato di salute andò aggravandosi e il 22 febbraio i medici prognosticarono imminente la morte, raccomandando che la suora fosse continuamente sorvegliata.
Nella notte di quel giorno le infermiere che ne spiavano il lieve respiro, la videro d’un tratto levarsi a sedere sul letto con espressione estatica e la sentirono parlare con una realtà per loro invisibile.
Dopo il misterioso colloquio (*), di cui le infermiere registrarono solo le parole di Suor Elisabetta, videro la suora levarsi dal letto dichiarandosi guarita. La “bella Signora” era tornata tenendo questa volta tra le braccia un Bimbo in lacrime, e le aveva concesso la guarigione come segno, perché riferisse il suo “messaggio”.

Statua Madonna del Divin Pianto (dettaglio)

Suor Elisabetta lo annunciò alla Superiora, dalla quale fu interrogata subito dopo il fatto. “La Madonna – ora Suor Elisabetta era certa che la bella Signora fosse lei – mi ha detto di dire che Gesù piange, perché non è abbastanza amato, cercato, desiderato anche dalle persone che gli sono consacrate“.
Dopo questa dichiarazione, scritta dalla Superiora, a Suor Elisabetta fu chiesto l’assoluto silenzio sull’accaduto. Subito trasferita nel collegio di Via Quadronno a Milano, Suor Elisabetta, fedelissima all’impegno preso, ricominciò una vita intensa di lavoro nell’assistenza delle alunne e di preghiera.
La Madonna “si fece strada da sé”, come disse il beato Card. Schuster, informato del caso. La stanzetta dove era avvenuta l’apparizione divenne meta di devoti pellegrinaggi da tutti gli abitanti di Cernusco. Trasformata in cappella, vi fu collocata una statua policroma della Madonna col Bambino piangente (di qui il titolo di Madonna del Divin Pianto) secondo le indicazioni date da Suor Elisabetta.
Accanto a questa cappella, perché ne avesse conforto, ella fu trasferita nell’ultimo periodo della malattia, che la portò alla visione della Signora e Madre Maria, che l’aveva tanto amata.

Così la Madonna, che fu ispiratrice a Mons. Biraghi per la fondazione delle Marcelline, ad esse oggi chiede di ripetere al mondo il suo invito materno a cercare, desiderare, amare il suo Gesù, unico salvatore per l’umanità smarrita.

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(*) Ecco il testuale colloquio.

– Ti avevo detto che sarei venuta dal 22 al 23!
– Oh, dal 22 al 23? Io avevo capito dal 2 al 3.

Breve silenzio.
Suor Elisabetta, ad un tratto:

– Ma Lei… ma Lei… ma Lei è la Madonna!… è la Madonna…

La Santa Vergine sorride mesta. Altro silenzio.
– Oh, la Madonna, la Madonna col Bambino… ma il Bambino (Suor Elisabetta si fa triste, quasi piangente) il Bambino piange… piange per me? Piange per i miei peccati?-

Il Bambino è sorretto dalla braccia materne, la sua lunga veste nivea si perde nel manto della Vergine; dagli occhi scendono due lacrimosi a rigare le guance; le labbra chiuse nell’accorato pianto!
Alle trepide parole della Veggente la madonna risponde:

– No, il Bambino piange perché non è abbastanza amato, cercato, desiderato anche dalle persone che gli sono consacrate… tu devi dire questo! –

Suor Elisabetta non afferra la missione che la Vergine vuole affidarle, ed esclama:
– Madonna, Madonna, portatemi in Paradiso!…-
– Dovresti, ma devi rimanere per dire questo -.

La Suora ora comprende, misura la sua miseria, la sua incapacità e ne ha immenso spavento.

– Oh Madonna – insiste – io sono l’ultima di tutte, io non so nulla, sono un peso per la mia Comunità: portatemi in Paradiso!… –
– Devi rimanere per dire questo! –
– Madonna chi mi crederà?… sono un’ignorante… non so nulla… non sono nemmeno più capace di parlare; chi mi crederà?… –

Silenzio da parte della Vergine, che la guarda tenera e mesta.
A questo punto, Sr. Elisabetta confessa che, disperata nell’anima per non sapere conciliare il desiderio della Vergine con la sua incapacità intellettuale e fisica – nel colloquio elle si pensava muta e morente – ebbe, nel colmo del dolore, una luce improvvisa e si sentì ispirata a dire:

– Oh, Madonna, datemi un segno! –

La Vergine sorride benevola, ma sempre mesta. S’inchina leggermente verso la Suora e dice:

– Ti rendo la salute! – e scompare con il Divino Figlio.

La Veggente confessò di avere sentito un dolore terribile in tutto il corpo, a cui seguì un senso di benessere e di vita che la inondò tutta. Balzò dal letto ed alle Suore di veglia, trepide e commosse, che avevano udito la sua parte di colloquio:

– Sono guarita, sono guarita: la Madonna mi ha guarita!

Erano le 0:15 circa.

 

Tratto da: mariadinazareth.it

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