L’antropogonia non è oggetto di nessun mito comune e non appare come un vero e proprio atto creatore e dunque volontario della divinità che riguardi l’umanità in generale. E come se gli uomini e gli dei fossero il frutto di «cause» particolari che stabilissero a ognuno il proprio ruolo. Ma mentre l’instaurarsi degli dei, la loro teogonia, è il risultato di genealogie cosmiche, di lotte e promozioni titaniche, l’umanità appare un po’ per caso, senza che ci si dia la pena di raccontarne, salvo episodicamente, l’origine.
Fra uomini e dei, i rapporti sono insieme tesi e permeabili, a tal punto che l’uomo può talvolta accedere al divino o esserne alimentato. Ma siccome uomini e dei sono entrambi sottomessi al destino, la differenza fra di loro è molto più di rango che di natura. Anche se senza paragone più potenti e liberi degli uomini, e per questo in fondo la loro vita è più interessante, gli dei sono tuttavia anch’essi sottomessi al Destino.

Per gli uomini invece, il fatto stesso di essere una specie di dei minori incita alcuni a uguagliarli o, in un modo o nell’altro, a far parte della famiglia o del seguito.
Comunque sia, nel mito greco l’uomo inizia con Prometeo ed Epimeteo il proprio contatto con gli dei.

Prometeo e il dono del «fuoco»
Climene, l’Oceanide, figlia della coppia titanica Oceano e Teti, sposò il Titano Giafete. Ebbero quattro figli: Atlante e Menezio, titani-giganti, Prometeo ed Epimeteo, «benefattori» degli uomini.

Si dice anche che Prometeo («colui che pensa prima») forgiò i mortali con l’argilla. Comunque sia andata questa «creazione», si racconta che egli ingannò Zeus due volte, e ogni volta a beneficio degli uomini.
La prima volta pregò Zeus di scegliere come sacrificio fra due metà di bue quella che gli piacesse di più, mentre l’altra sarebbe allora stata destinata agli uomini. Zeus si lasciò ingannare dalla metà in apparenza più grassa ma che si rivelò piena di ossa e senza carne. Per punire Prometeo e i mortali che l’avevano così ingannato, Zeus rifiutò di mandar loro il fuoco tramite Prometeo.
Per la seconda volta, allora, Prometeo ingannò Zeus rubandogli delle braci che nascose in un gambo di finocchio e portò agli uomini. Per questo reato, Zeus lo incatenò sul Caucaso dove un’aquila gli rodeva il fegato che, durante la notte, si riformava.
Alla fine, in cambio di una rivelazione importante — e cioè che se lui, Zeus, avesse sposato Teti (una nereide, futura madre di Achille), avrebbe potuto essere spodestato da un figlio più potente di lui — Zeus accettò di far liberare Prometeo. Ne incaricò Ercole, che uccise l’aquila con una freccia e sciolse Prometeo dalle catene. Questi, per ringraziarlo, gli indicò dove procurarsi i pomi d’oro delle Esperidi (ninfe).
Per aver donato all’uomo il fuoco e per la sua opposizione alla «smisurata» pretesa degli dei verso gli uomini, Prometeo viene considerato come l’intermediario benefattore dell’umanità.

Epimeteo e il dono della donna all’umanità

Per punire gli uomini, i mortali, complici (in)volontari delle malefatte di Prometeo, Zeus diede ordine a Efesto e Atena di forgiare un essere che avrebbe posseduto «tutti i doni» e che chiamarono per questo Pandora.
Pandora ricevette così in «dono» non solo la bellezza, la seduzione e altre qualità, ma anche, da Ermes, la menzogna, la furbizia, la curiosità.

Malgrado fosse stato messo in guardia dal fratello Prometeo di non accettare doni dagli Olimpici, l’ingenuo Epimeteo («colui che pensa dopo») si lasciò ingannare e accettò da Zeus quel «bel regalo» che gli piaceva tanto.

Arrivata sulla terra, Pandora, divorata dalla curiosità, sollevò il coperchio di una giara dove, ahimè, erano rinchiusi tutti i mali, che si propagarono allora sulla terra.
In seguito Epimeteo ebbe da Pandora una figlia, Pirra, che Deucalione, figlio di Prometeo, sposò.

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fonte: tanogaboblog.it

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