OMERO

Un lavoro in prosa rimata, anche se libera,

di Sandro Boccia

 

In qual momento della sua storia s’è reso consapevole
l’uomo di poter decidere liberamente delle proprie azioni?
La coscienza della propria autonomia, concetto che è autorevole,
non è un dato innato; per molto tempo, non son supposizioni,
gli esseri umani si son sentiti in balia di forze esterne,
superiori, incontrollabili e invincibili a cominciar dall’eterne
forze della natura, spesso divinizzate. La percezione
della propria libertà è il risultato di una faticosa presa
di coscienza, una lunga e difficile conquista d’immaginazione
e di pensiero che sta alla base e costituisce, non già una resa,
ma il presupposto di concetti etici e poi giuridici come
“colpa” e “responsabilità”. Per il mondo occidentale il momento
è quello in cui inizia ad esser narrata la storia, a mò di documento,
della civiltà in cui affondiamo le radici, da qui il nome
d’Omero che affiora alla memoria, dell’epica greca.


Homeros_Caetani_Louvre_Ma440_n2Un genio della letteratura che con i suoi versi ci consente
di conoscere la condizione, lo stil di vita, la mentalità nascente,
le istituzioni sociali e giuridiche dell’epoca, evidentemente,
che un tempo era chiamata “oscura” e che non lo era,
come non era medievale intesa in senso di arretratezza.
A guidarci nel tentativo di ricostruire, qui sta la bellezza,
quel lungo percorso saran di conseguenza l’Iliade e l’Odissea
e in particolar uno dei loro eroi, Ulisse, che si fece una nomea,
e non altri come i greci Achille e Agamennone o l’Ettore troiano:
ciò perché il re itacese è un eroe speciale, e non è strano,
noto soprattutto per la sua astuzia. Odisseo è in realtà
un personaggio molto più complesso di quanto non sia solito pensare,
che possiede tutte le qualità necessarie perché gli venga, là per là,
riconosciuto lo “status” d’eroe; ma a questo punto bisogna sottolineare
e aggiungere delle altre che lo rendon particolare e anomalo sino in fondo.

Turchia_TroiaTali virtù erano legate alle caratteristiche della cultura di quel mondo,
diverso sia dal nostro e anche da quello della Grecia che oggidì
identifichiamo con Atene, la patria che dette origine alla democrazia.
L’eroe omerico tutto era fuorchè democratico anche perché, lì per lì,
non poteva in quanto tale istituto ancor non c’era, pensateci, suvvia!
Il mondo descritto da Omero va collocato in un momento
che precede non solo la nascita della democrazia dopo l’isolamento
delle classi aristocratiche sorte nell’VIII secolo a.C. in concomitanza
con l’avvio in Grecia della scrittura e poi dei poemi omerici scritti con costanza.
La genesi e i lunghi secoli duranti i quali l’epica poesia
fu trasmessa oralmente fan sì che l’Iliade quanto l’Odissea
contengono riferimenti a momenti storici diversi che, in disarmonia,
vanno dal crollo della leggendaria e misteriosa civiltà micenea
alle soglie dell’organizzazione politica. Sotto questa luce
c’è ora da inserire il personaggio di Ulisse nel suo mondo,
mettendo a confronto il suo carattere e comportamento che conduce
al confronto con quello degli altri eroi per capir sino in fondo
lo stato in cui viviamo e agiamo in una cultura di vergogna.
In tale cultura l’osservanza delle regole si ha con la proposizione
di modelli positivi di comportamento con quella, è una fogna,
di coloro che non s’adeguano ricorrendo alla maledizione
del biasimo sociale e in una certa sensazione d’inadeguatezza.
Gli eroi omerici attribuivano sempre, con la forza d’un tornado e non d’una brezza,
le loro azioni riprovevoli a forze esterne, quali gli Dei dell’Olimpo o il Fato,
e lo facevano perché, trasferendo a forze superiori, e questo è un dato
certo, la responsabilità dei loro comportamenti inadeguati al modello eroico,
evitavan di subire e sentir vergogna eliminando, in modo non stoico,
con un tranfert l’altrimenti inevitabile sanzione psicologica.
Ma la vergogna non era sol quel senso d’inadeguatezza espressa
dai Greci; essa veniva anche dall’esterno rappresentata, cosa logica,
dalla riprovazione degli altri membri del gruppo, in risalto messa,
che privava dell’onore chi non s’era dimostrato all’altezza del modello.
La società omerica era estremamente competitiva: in essa
il prestigio sociale dipendeva fondamentalmente, era una premessa
dalla capacità d’imporre agli altri la propria volontà raggiungendo
i propri obiettivi. Con quali mezzi? In primo luogo avendo
forza fisica, accompagnata dal coraggio come virtù strumentale
da evidenziare in guerra; ma queste da sole non eran sufficienti:
se si voleva esser il migliore, l’eroe doveva mostrare i denti
con forza e coraggio ma esser dotato anche di parola ancestrale,
esser cioè un bravo oratore con capacità di persuadere e convincere.
E Odisseo è il migliore fra gli eroi per consiglio e parola per poter vincere.
Perciò solo chi possedeva forza, coraggio e abilità di parola
riusciva sempre ad esser il più bravo dando agli altri una sòla!
Altra prerogativa dell’eroe: esser bello e valoroso,
simboli inscindibili, e così come l’eroe era bello, il brutto
era tale, come Tersite, l’uomo più becero tra gli Achei, ma proprio tutto!
Ingres-Lapoteosi-di-Omero-1827In mancanza del valore la bellezza è un fattore oneroso:
la beltà di Paride diventa un demerito, inganna, impedisce
di capir subito chi è solo un bellimbusto, come Ettore riferisce.
L’eroe in guerra deve combattere come un leone, nelle adunate
assembleari deve convincere con eloquenza e bontà delle proposte avanzate;
nella vita privata deve vendicar i torti subiti lesivi dell’onore a fior di pelle:
chi non si vendicava era un debole, un disistimato, un imbelle!
L’intero gruppo familiare subiva la vergogna e, se necessario,
s’univa a lui nella vendetta che costituiva un dover sociale.
Ulisse possiede tutte le virtù citate e attore nello scenario,
simile a altri eroi, è sensibile alle offese all’onore ma vale
soprattutto per lui, quello che lo rende speciale e diverso, l’astuzia,
la celebre metis che fa’ di gran lunga superiore, usata con arguzia!